
Roberto Vittori , astronauta italiano della Nasa che ha viaggiato con la Soyuz e lo Shuttle .
Fare l’astronauta è uno dei desideri più frequenti fra i bambini. E’ stato un sogno fin da bambino anche per lei?
“Io volevo fare lo scienziato , il pilota e l’astronauta erano proprio nei miei pensieri. Ma non osavo tanto”
E poi invece..
“Il percorso che mi ha portato da un piccolo paese della provincia di Viterbo a fare il pilota militare e collaudatore , per poi diventare astronauta è stato lungo e difficoltoso e con qualche insuccesso. Diciamo che ho corso una maratona , più che i 100 metri . Ma la resistenza alla salita è stata una caratteristica necessaria per arrivare dove sono. Ho fatto piccoli passi , senza mai perdere l’entusiasmo di chi si sente protagonista del proprio futuro”
Nella sua lunga carriera verso lo Spazio ha viaggiato sia nella Soyuz che nello Shuttle , che differenze ci sono tra le due strutture?
“La Soyuz è sicuramente più ostile. E’ come un guanto , in cui si sta in tre è ogni movimento è precluso. Fisicamente sei bloccato e da un punto di vista psicologico la convivenza è molto difficile da sostenere . Invece nello Shuttle si sta seduti in una sedia verticale , sai che sei seduto su un razzo , ma almeno è più comodo. Costruiscono il seggiolino immergendoci in un calco di gesso”
Qual è la fase più pericolosa di un viaggio spaziale?
“Contrariamente a quanto si pensi , non è a fase del lancio , ma quella del rientro nella Terra. E’ molto disorientante , perché si apre un paracadute a 10 Km di distanza dalla base. Immaginate lo shock di apertura di un paracadute , su una capsula di una tonnellata e mezzo. Diciamo che non è mai morbido..”
Come ci si prepara fisicamente a Houston?
“Alla Nasa abbiamo un programma alimentare e di allenamento e siamo seguiti dai medici , che controllano costantemente il nostro equilibrio psico-fisico. Dobbiamo ingerire 3000 calorie al giorno. Io quotidianamente faccio due ore di allenamento , fra nuoto , corsa e palestra. Poi la Nasa ogni anno ci sottopone a un test per verificare alcuni standard di resistenza fisica , ma siamo liberi di allenarci come vogliamo”
Come si vive galleggiando nella Stazione Spaziale?
“Non si tocca mai il suolo , ma si galleggia , a metà fra gli uccelli e i pesci. Dormire a bordo della Stazione non è confortevole : a causa dell’assenza di peso non ci si può sdraiare per riposarsi , una sensazione strana , e poco rilassante. La tecnica che usiamo noi astronauti è quella di ancorarsi vicino al punto dove si vuole dormire per evitare di galleggiare e muoversi durante il sonno”
Lei che ha visto la Terra dall’oblò di una navicella spaziale , che idea si è fatto del riscaldamento globale?
“Ha avuto un tuffo al cuore la prima volta che ho visto la Terra da una prospettiva così diversa e unica. La prima cosa che ho notato è stata la tridimensionalità del nostro pianeta , che non si può vedere dalle fotografie. Poi mi ha colpito l’azzurro intenso , che dà un senso di energia e di speranza. E ho notato quanto sia sottile l’atmosfera . A noi sembra che il cielo sia infinito, ma in realtà da lì ti rendi conto che la risorsa atmosfera è solo una fragile nebbiolina che avvolge la Terra , molto più debole di quanto possiamo immaginare”
Invece una volta messo piede a Terra , che sensazione si ha?
“Si ritorna bambini . Ogni cosa , dal cibo, al cielo, all’acqua ti sembrano sorprendenti e amici. Mi ricordo il rientro della prima missione nella navicella spaziale russa. Ero a Star City , dove gli astronauti stanno in quarantena , dopo il ritorno dello spazio . Mi sdraiai finalmente sull’erba , a godermi la natura , l’aria pura , la neve sciolta eil cielo dove ero stato. Non lo dimenticherò mai”
Il turismo spaziale è una frontiera vicina . Lei è favorevole all’arrivo dell’uomo comune nello spazio?
“Se consideriamo lo spazio le orbite basse , a 300 Km dalla Terra , già questo è possibile. Non c’è più l’accesso esclusivo dell’astronauta , che ha esplorato e sperimentato quello che si poteva. Oggi l’uomo comune può già raggiungere queste vette, per esempio con uno Shuttle , la navicella su cui mi sto addestrando io”
Che evoluzione tecnologica ci sarà grazie all’astronautica?
“La prima che mi viene in mente è già possibile in teoria , ma speriamo che non debba essere attuata , perché significherebbe essere in emergenza. Con uno Shuttle , che non è altro che un aeroplano con le ali , che va alla velocità di un razzo ( un aereo va a Mac 0,92, uno Shuttle arriva a Mac 7), si potrebbe volare dalla Spagna a Los Angeles in mezz’ora da Roma a New York in un’ora”

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