
Per la prima volta Mogol , insieme agli Audio 2 , mette il suo nome in copertina
Come nasce “MogolAudio2”?
“In un modo molto semplice. . A dire il vero io non avevo una grande considerazione degli Audio2. Li reputavo dei cloni di Battisti. Anche se avevano scritto Acqua e sale , una grande canzone. Avevo rifiutato in passati di scrivere per loro. Ma poi un giorno , mentre tornavamo da Roma , la sorella gemella di mia moglie ha infilato nell’autoradio questo disco per farmelo ascoltare. Era una canzone cantata in finto inglese. Sono rimasto molto colpito dalla musica e ho scritto subito un testo. Allora ci siamo entusiasmati tutti , e ci siamo messi al lavoro per fare il disco. La casa discografica è stata molto disponibile : i mixaggi li abbiamo fatti in America e abbiamo avuto il più grande chitarrista del mondo, Phil Palmer”
Come mai questa volta ci mette anche il nome?
“E’ stata la volontà del produttore Francesco MIgliacci. MI ha detto . Tu sei una sorta di garanzia , mettiamo anche il tuo nome , sottolineiamolo. Io all’inizio non ero d’accordo . Poi almeno avrei voluto che fosse Audio2Mogol e non il contrario. Alla fine mi sono convinto”
Ma Mogol è un nome d’arte ? Da dove viene?
“Adesso è il mio nome vero. Nel 1996 ho avuto la concessione del Ministero dell’Interno: io Ora mi chiamo Giulio Rapetti Mogol e anche mia moglie ha preso il cognome Mogol. E’ un nome che è saltato fuori dal destino
Nel disco c’è una canzone dedicata a Celentano in cui invita Molleggiato a non arrabbiarsi con gli architetti se fan case senza più tetti
“La voce di un amico , la prima che ho scritto. Una canzone molto divertente secondo me. E’ una lettera affettuosa e ironica per un amico”
E Celentano che ha detto?
“Forse ad Adriano non è piaciuta tanto”
Gli altri brani invece parlano soprattutto d’amore
“E’ la musica che mi suggerisce il testo. Io non ho mai un’idea prima, sono un istintivo. Lavoro di pancia . Le parole le cerco nella musica. Per me è come sentire una colonna sonora : io vedo il film”
Lei avrà tantissimi dischi
“Io amo la musica. ma solo quella bella. Ma non conservo i dischi perché non sono un collezionista. Io sono un uomo che perde i calzoni mentre cammina . Sono più uno d’azione che di riflessione. Non sono mai stato bravo a conservare le cose”
Chi dei nuovi autori italiani le piace di più?
“L’autore di Sincerità , Giuseppe Anastasi, che tra l’altro è un insegnante della mia scuola, il Cet. E poi quello che ho premiato l’anno scorso per Fango, Jovanotti. Jovanotti è un bravo autore”
Come ha cominciato a fare questo mestiere?
“Ho cominciato per 5 mila lire. Per arrotondare il mio stipendio di 42 mila lire al mese. E poi ho lavorato molto perché non si diventa mai bravi senza fatica. Io non credo ai talentuosi. I più grandi sono quelli che lavorano di più. Anche Maradona avrà palleggiato 100 volte di più di un giocatore medio”
Non si può parlare con lei senza chiederle di Battisti e del vostro sodalizio
“Ho conosciuto Battisti quando lui aveva 21 anni e io 31. Me lo portò un amica , un’editrice. Mi presentò due canzoni ma non mi piacquero e glielo dissi. Allora era solo un ragazzino. Io sono d’accordo con lei , mi rispose, facendomi un gran sorriso. L’ho trovato molto simpatico , mi ha fatto tenerezza. Così gli ho detto di passare qualche volta e mettere il naso che avremmo provato a scrivere qualcosa. E maturato subito , già dalla terza canzone , 29 settembre. Ma le sue prime canzoni , e lo penso ancora, non erano belle.
Come lavoravate insieme
“Lui mi faceva sentire la musica e io scrivevo. Lavoro sempre così. Poi le facevo sentire in anteprima a Pier Luigi Ratti , architetto giardiniere e amico di Molteno. Oppure ai malati dell’Istituto dei Tumori”
Sulla fine del sodalizio e del litigio con Battisti si è detto molto
“Sono tutte bugie inventate. Hanno scritto tante balle sulla fine della nostra collaborazione . Non c’è mai stato nessun bisticcio con Battisti , tant’è che abbiamo continuato a vederci anche dopo”
Lei è famoso per essere rapidissimo nella stesura dei suoi testi , addirittura alcuni brani celeberrimi li ha scritti in macchina , mentre guidava
“E penso a te l’ho scritta in 19 minuti sull’autostrada Milano Como. Da casello a casello. Ma quello che vale non sono i minuti che ci si impiega ma il valore intrinseco del testo. Sennò sembra una prova di forza , e la forza non deve avere mai niente a che fare con la creatività

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