Mauro Del Vecchio è generale dell’esercito , senatore del Pd. Ha guidato l’operazione Isaf ( della Nato , su mandato dell’Onu) in Afghanistan tra 2005 e 2006.
I soldati italiani sono sempre più nel mirino. Qual è la situazione sul campo?
“Rispetto a quando ero lì , è sicuramente peggiorata. Sono aumentati gli attacchi da parte di talebani , terroristi , criminali comuni e milizie islamiste”
L’Italia deve prepararsi ad altri lutti?
“Speriamo di no. Ma la situazione è molto dura”
Quanto dovranno rimanere i soldati italiani?
“L’approssimazione è d’obbligo in uno scenario così complesso. Ma l’obiettivo plausibile è quello di una permanenza fino al 2015”
Può spiegare che fanno laggiù i militari italiani?
“L’Isaf ha il compito di sostenere l’Afghanistan nel processo di democratizzazione e stabilizzazione. I militari italiani aiutano il governo nel controllo del territorio , addestrano le forze di sicurezza afghane, compiono operazioni umanitarie e di ricostruzione essenziali in un Paese da 30 anni in guerra: ponti, scuole, pozzi.
E Compiono anche azioni di guerra
“Siamo a sostegno delle forze afghane. Certo, può capitare di essere coinvolti nelle situazioni di cui parla
L’Italia ha regole d’ingaggio diverse da quelle degli altri contingenti Nato?
“No, le regole sono uguali per i 42 contingenti. Qualche nazione pone limiti all’adesione a quelle norme: non l’Italia”
Qual è la differenza con l’altra operazione presente in Afghanistan, quella americana chiamata Enduring Freedom?
“Il loro mandato è diverso: lottare contro i terroristi. Dunque le loro modalità d’azione sono completamente diverse”
Quanto disturba il vostro lavoro un attacco condotto da chi caccia i terroristi e provoca anche vittime civili?
“Quello dei danni collaterali è un problema serio. Si compromette l’immagine di forze che sono lì per sostenere i civili. E così si è costretti a ricominciare da capo nell’opera di conquista del consenso , fondamentale per vincere”
Che cosa significa “Vincere”? Uccidere Bin Laden , distruggere Al Qaeda e i talebani o stabilizzare il paese ?
“L’obiettivo è la creazione di una condizione di sicurezza e di capacità operativa da parte di un governo democratico. Andarsene prima sarebbe una catastrofe . Prima dell’intervento c’era un regime barbaro e integralista , quello talebano, che dava ai terroristi un rifugio sicuro. Perciò siamo in Afghanistan , come di ogni nazione che sarebbe minacciata da eventuali attacchi terroristici , evitare che i talebani riprendano il controllo del paese”
Dunque , anche col senno di poi e nonostante i caduti , è stato giusto andarci?
“Date le condizioni in quel momento , la risposta della comunità internazionale è stata assolutamente appropriata. C’è stato uno sviluppo della democrazia – le prime elezioni dopo 30 anni – e della stabilizzazione. Le conquiste sono lente e difficili : ma cesserebbero se ce ne andassimo”
Sono stati compiuti degli errori ? Quali?
“La strategia non è stata sempre inappuntabile. E indubbiamente dirottare truppe sul fronte iracheno, da parte degli Usa, ha aumentato le difficoltà in Afghanistan”
Il presidente Obama ha di fronte a sé due strade : aumentare il numero di truppe sul campo o limitare l’azione ad attività di antiterrorismo , specie in Pakistan, con più droni e agenti Cia
“IL Pakistan è un punto chiave : i santuari dei terroristi e talebani sono essenzialmente lì, nelle aree tribali del Waziristan e nella valle di Swat. Quanto all’Afghanistan , il generale americano McNeil disse che per controllare un Paese così servirebbero 400 mila unità. Siamo a 100 mila unità . Ma un aumento delle truppe sul terreno sarà necessario per garantire più sicurezza”
Anche truppe italiane?
“Abbiamo quasi 10 mila uomini all’estero. Lo strumento militare italiano non è certo ai livelli di quello Usa : siamo già al limite delle capacità operative”
Quindi: più truppe , ma non le nostre
“Siamo in una missione Nato: le decisioni saranno prese insieme anche su questo punto. Ma non basteranno più uomini”
Che serve?
“Conquistare i cuori degli afghani , afghanizzare la crisi – cioè formare forze di sicurezza locali in grado di gestire la situazione..”
Ma quelle forze obbediscono a un governo. E quello afghano è ben poco credibile..
“Vero. Troppa corruzione , e le ultime elezioni non hanno dato un segnale positivo. Un governo debole significa, per i militari, rapportarsi sempre a capi tribali locali”
Come dare una svolta?
“La comunità internazionale spinga Karzai a costituire un governo ampio. Va coinvolto nel processo di pacificazione chi s’oppone al governo ma non pensa solo in termini d’impiego delle armi…”
Talebani inclusi?
“Talebani moderati. Qualcuno c’è. E serve una conferenza con tutte le nazioni dell’area – Iran incluso – e quelle che hanno influenza sull’Afghanistan. Tutti hanno interesse a che il Paese non torni un santuario dei terroristi”

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