Anna Dalò è stata licenziata dalla Cgil di Andria, mentre si curava per il cancro. E’ stata riassunta ma non vuole tornare al lavoro.
Nonostante sia riuscita ad essere riassunta , non è ancora tornata alla sua scrivania. Perché?
“Sono ancora molto scossa per quello che è successo. Prima la scoperta della malattia , poi l’operazione e l’inatteso licenziamento: troppe cose si sono susseguite in poco tempo. Qualche giorno fa mi è arrivato un telegramma di riassunzione , ma ho chiesto un periodo di aspettativa non retribuita fino al 30 maggio. Aspetto di calmarmi , vivo ancora nell’ansia. Potrei usufruire di altri certificati medici per giustificare la mia assenza , facendomi pagare , ma ho preferito rinunciare allo stipendio , prima di rientrare definitivamente”
Una volta superato questo momento , come si immagina il ritorno tra i suoi colleghi che ,come lei stessa ha raccontato , sono stati ostili nei suoi confronti?
“Continuerò a svolgere il mio lavoro da dirigente al patronato dell’Inca , per il quale lavoro da ben 24 anni .I colleghi non li ho mai più rincontrati , sono stati scorretti. Ricordo come sono stata accolta il 19 aprile , quando sono tornata al lavoro con un certificato di rientro dopo un anno di terapia : ero invisibile, nessuno mi parlava”
In che modo gli altri le facevano ostruzionismo?
“Ad esempio se prendevano il caffè chiedevano a chi era nella mia stanza ma non a me. Eppure , abitando vicino all’ufficio , quelle persone spesso le incontravo per strada , ci salutavamo. Dopo il loro atteggiamento è cambiato”
Dopo la denuncia che lei ha fatto al sindacato per stalking , mobbing e diffamazione , il suo datore di lavoro , Liano Nicolella , ha rassegnato le dimissioni
“Credo sia stato un atto dovuto , una presa di coscienza. Immaginavo sconcertata già qualcun altro seduto alla mia scrivania, ma non è andata così. Per me si tratta della prima vittoria che ho conquistato. Voglio sottolineare che la mia è una battaglia di dignità , che va sostenuta. Mi auguro faccia da esempio per tutti. Queste cose non devono accadere mai più , in nessun luogo di lavoro , né sotto il profilo umano né sotto quello professionale . Ancora di più se si tratta di un’organizzazione sindacale.
Lei racconta di un sindacato che si è sgretolato. Come è cambiata la sua idea su chi dovrebbe essere garante dei diritti dei lavoratori?
“Ho incassato la delusione di vedere sgretolarsi il mondo secolare del sindacato e burocrati che ti rispondono “stiamo applicando il regolamento”. Mi hanno colpito quando già ero al suolo e non ho ancora capito il perché”
La delusione è a tal punto forte da mettere in discussione l’impegno delle sigle sindacali a tutela dei lavoratori?
“Nonostante la brutta esperienza vissuta , non intendo mettere in dubbio la credibilità della CGIL , né quella delle altre organizzazioni. Non basta un dirigente locale , poco sensibile, a rovinare l’immagine di un’organizzazione così importante”
Allora cosa dovrebbe cambiare?
“Penso però che debba cambiare il sistema degli incarichi , specie per i dirigenti. Bisogna guardare ai meriti delle persone , e non rispondere soltanto a meccanismi e logiche interne”
Era stata licenziata perché “assente ingiustificata”. La CGIL l’aveva messa alla porta , accusandola di non avere presentato i certificati medici utili a coprire le assenze. Che cosa è successo in realtà?
“Sono sicura di aver dato al Patronato tutta la documentazione del 26 novembre 2009 – quando ho scoperto il cancro alla tiroide – fin o al 30 aprile 2010. In realtà il certificato relativo a quel periodo di malattia è stato lasciato alla portineria da mio figlio e non da me personalmente , come altre volte era successo. Ma a a quanto pare l’azienda non è entrata in possesso di quelle carte. Ho chiesto al medico una copia del certificato così da rispondere formalmente al richiamo ufficiale dell’azienda che mi chiedeva, entro cinque giorni , di giustificare l’assenza di marzo. Tra l’altro un collega di Canosa di Puglia , assente per due anni per malattia , non ha mai prodotto alcun certificato”
Come procederà sul piano legale?
“Il regolamento della Cgil all’articolo 21 prevede , in caso di assenza ingiustificata , sanzioni disciplinari . Le cause di licenziamento in tronco, invece, sono il furto, trafugamento di documenti, reati compiuti in attività sindacale . Tutte cause che non c’entrano nulla con la mia storia. Ho chiesto il risarcimento dei danni e del Tfr. Non ho ancora preso accordi con i miei legali. Ma la denuncia per stalking , mobbing e diffamazione rimane in piedi. Mi aspetto che mi sia riconosciuto il giusto risarcimento per il danno subito”

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