Nicholas Evans, l’autore de L’uomo che sussurrava i cavalli , mentre era a metà del quinto libro - Solo se avrai coraggio – un avvelenamento da funghi gli ha compromesso i reni, appendendo la sua avita alla dialisi. L’ultimo libro , poi portato alla fine, parla della storia di morte e rinascita di Tom , ragazzino ossessionato dal mito del West americano , il cui destino inciampa sulla ferocia di un cowboy di Hollywood. Poi a cinquant’anni il protagonista riparte da un sogno infranto…
Strane aderenze tra arte e vita…
“L’arte a volte anticipa straordinariamente gli eventi . Al momento dell’incidente che ha cambiato la mia vita e quella della mia seconda moglie ( la cantautrice Charlotte Gordon Cumming ndb) avevo tracciato la sua storia. Appena ho avuto la forza di ricominciare a lavorare, ho dato molta più forza al passato che assume senso alla luce del presente”
E il superamento dell’incidente quale luce ha gettato sulla sua vita?
“Credo che non si vincano le guerre della vita con l’odio o sbattendo i pugni contro le sventure. Credo di più nell’accettazione delle cose , nella tolleranza. La felicità è una scelta , è lo stato d’animo con cui guardiamo alla vita”
Un esempio?
“Quando eravamo ancora a rischio di morte , mia moglie, che crede nella medicina alternativa , rifiutava di farsi curare tradizionalmente. Ero talmente inferocito che abbiamo messo in crisi il nostro rapporto. Poi ho accettato , pur soffrendo e temendo le conseguenze, che seguisse la sua scelta ed è stata lei stessa a ravvedersi e a ritornare da me”
Il coraggio può rimediare agli errori , impariamo dal suo libro. La paura invece che cos’è?
“La vita si gioca tutta tra paura e amore, tra chiusura e apertura . Davanti abbiamo porte da aprire , con coraggio. Quando non lo facciamo , la nostra vita si arresta. A volte per superare la paura serve un grande dolore. Dopo quello che ho passato , e anche grazie all’età – ho 60 anni – ho imparato che conta solo vivere tanti buoni istanti nel presente , senza troppa paura del futuro”
Il libro racconta anche l’evoluzione di Tom dal ruolo di figlio a quello di padre. Lei come ha vissuto questo passaggio, essendo padre di quattro figli?
“Mio padre ha combattuto nella seconda guerra mondiale . Un evento così grande da rendergli poi forse troppo difficili i piccoli gesti di affetto di cui io avevo bisogno. Per me il baricentro dell’amore si è spostato su mia madre , solo più tardi ho capito cosa lui potesse provare. Oggi con i miei figli – tre dal primo matrimonio e una bambina da Charlotte – sono più madre che padre. Punto più a responsabilizzarli che a essere un capo”
Immancabile , anche questa volta , la scenografia del grande West americano , come in L’uomo che sussurrava i cavalli . Da dove nasce questa suggestione?
“”Sono stato bambino nella campagna inglese. La tv trasmetteva i western e io sognavo. Da adulto sono stato in quella terra , ed è meno eroica di quel che pensavo : tanta ferocia, uomini e bufali sterminati. Così quando ho visto in tv Bush in abiti da cowboy ho capito che il mito del Bene contro il Male regge ancora”
Dietro c’è anche il suo amore per la natura , visto che predilige la campagna rispetto alla città?
“Certo. Vivo in Inghilterra , nel Devon , in un vecchio monastero. Non ho cavalli , come ci si potrebbe immaginare, ma altri animali sì. Sto meglio così. L’uomo ha cominciato a smarrirsi quando ha perso di vista l’ecosistema che gli garantisce la sopravvivenza. E per questo temo per il futuro dei miei figli”
Ma lei ha davvero chiarito , come il protagonista del romanzo, il disegno della sua vita?
“Vede , domani appena mi alzo devo andare in ospedale , e per 5 ore della mia vita aspetto solo che la dialisi sia completata. Ogni mio spostamento sarà così finché non otterrò un trapianti di reni. Allora ho due possibilità: spazientirmi per aver mangiato quei funghi oppure osservare che la vita ha due direzioni inverse. Man mano che passa il tempo impari cosa avresti dovuto sapere e fare nel tempo che precedeva. Non è una beffa , è forse questo il suo senso”

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