martedì 16 dicembre 2008

INTERVISTA AD ANDREA ANTINORI , INFETTIVOLOGO : IL CONTAGIO DELL'AIDS è CRESCIUTO TRA I RAGAZZI


Andrea Antinori , infettivologo , direttore del Dipartimento clinico all’istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e neo membro della Commissione nazionale Aids del ministero della Salute.


“L’epidemia all’inizio concedeva di sopravvivere a circa due anni dalla diagnosi. Oggi si arriva a un’attesa di vita di 40 anni se si iniziano le cure a 35 anni , in buone condizioni immunologiche. In Italia 50 mila persone sono in trattamento con farmaci più efficaci e tollerabili di 10 anni fa , e si curano senza modificare troppo lo stile di vita. La terapia antiretrovirale , che un tempo contava 15 compresse al giorno , oggi inizia 2-5 compresse e può arrivare ad una sola. Ha cambiato la vita di tanti . Non mi pare un insuccesso. Se ci sono lacune , riguardano l’informazione preventiva , scarsa , poco capillare , forse in parte responsabile di un nuovo fenomeno : la crescita del contagio tra i giovani sotto i 25 anni”


I giovani sono più a rischio?


“I buoni risultati della terapia e la riduzione della mortalità fanno pensare all’HIV come una malattia curabile al pari di altre . In più i ventenni del 2008 non sono bersagliati da campagne di comunicazione serrate come 15 anni fa. Risultato : oggi c’è una scarsa informazione sulla malattia e sulla sua trasmissione”


Un tempo erano a rischio gli eroinomani , per via dello scambio di aghi. Ma tra i giovani oggi sono più diffuse la cocaina , le anfetamine, e l’ecstasy.


“Che non hanno una relazione diretta con il contagio. Anche la sifilide è in crescita tra i ragazzi . Il rischio aumenta dove il sesso è senza precauzioni , le droghe possono favorirlo perché disinibiscono , ma non sono determinanti. L’uso del profilattico invece lo è”


E’ ancora un tabù?


“E’ vissuto più come anticoncezionali che come barriera contro il contagio. Ma il preservativo è una delle poche cose efficaci. Soprattutto oggi che i confini delle categorie a rischio non sono più netti”


Che cosa significa?


“Vent’anni fa l’HIV colpiva tossicodipendenti e gay, stigmatizzati come – quelli a rischio. Oggi colpisce il cinquantenne che va con il transessuale o la prostituta senza precauzioni , e poi infetta la moglie ignara. Oppure succede con un partner occasionale. E’ paradossale , ma non è chiaro a tutti che il virus si trasmette con rapporti sessuali non protetti tra chiunque è sessualmente attivo. In Italia si stima che ci siano 130-140 mila sieropositivi e metà , tra cui molti under 25 , sono sommersi , non sanno di esserlo. Prima che si manifestino i segni della sieropositività trascorrono da 4 a 7 anni e una diagnosi tardiva rende la terapia meno efficace , oltre a favorire la diffusione del contagio”


Si sta affrontando il problema?


“In Italia il sistema di segnalazione è ancora basato sulla notifica obbligatoria dei casi di Aids. Manca un sistema che vigili sulle nuove sieropositività . Alcune regioni – Lazio , Vento , Friuli, Piemonte , Liguria – e province –Modena, Trento , Bolzano, Sassari, e Rimini – se ne sono dotate in questi anni , e sta funzionando”


Perché non è obbligatoria la notifica di sieropositività?


“Per varie regioni , tra cui forte preoccupazione di ledere la privacy, di identificare e stigmatizzare gli infetti, dando adito a schedature e discriminazioni. Però , se qualche anno fa la notifica di Aids bastava , perché dal numero di malati si poteva stimare il numero di infetti , oggi, con l’effetto delle terapie, è diventato un calcolo impossibile”


A che cos’altro servono dati precisi?


“L’esatto numero di nuove infezioni , e la definizione dei luoghi e dei gruppi in cui si concentrano , renderebbero più mirata l’informazione e l’azione sanitaria locale. Anche le associazioni dei pazienti ci pensano , cercando una procedura che rispetti la privacy e tuteli i diritti delle persone”


Il Test HIV non è uno strumento già efficace?


“In Parte . Bisogna facilitarne l’uso . I cittadini devono sapere che è sicuro, gratuito , anonimo. Si può eseguire rivolgendosi ai centri ospedalieri senza dare motivazioni specifiche. Ancora oggi molti lo evitano pensando che , facendolo, dichiarerebbero comportamenti a rischio , E’ fondamentale offrire un colloquio , prima e dopo i risultati, per informare e rassicurare sugli esiti. Bisogna evitare che chi ha episodi a rischio esegua il test reperendo kit rapidi su internet : potrebbe non avere strumenti per interpretarlo correttamente e sfuggire ai necessari controlli clinici. Tutto questo però non basta. Occorre portare il test vicino a chi oggi non si rivolge spontaneamente ai centri di prevenzione e cura . Bisogna spiegare che è fondamentale per la diagnosi precoce e che, fatto in tempo, può far guadagnare 10 anni di vita. In questo l’HiV non è diverso dalle altre malattie , come i tumori”


Oggi si può fare una profilassi post incidenti a rischio?


“Esiste, ma è un’esperienza consolidata per i casi professionali , medici e infermieri che possono venire a contatto con il sangue infetto. L’intervento deve avvenire entro le 12 ore successive . In rari casi è stata applicata anche negli incidenti sessuali . E’ comunque bene rivolgersi a un centro di riferimento per la cura e la diagnosi dell’HIV e delle malattie infettive, tenendo presente che non è un presidio del giorno dopo”


Altre priorità in agenda?


“Su un piano di sanità pubblica , tutto quello che abbiamo detto fin qui. Aggiungo però che anche l’implementazione di campagne informative più intense”


Qualche idea di comunicazione?


“Visto il successo delle iniziative di raccolta fondi per la ricerca con testimonial del mondo della cultura e dello spettacolo, perché non riunire un pool di celebrities che dichiari di avere fatto il test come un dovere civile , all’insegna della normalità? Credo sensibilizzerebbe le persone alla diagnosi precoce , facendo , forse , cadere anche questo tabù”

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