lunedì 15 dicembre 2008

INTERVISTA A GIANNI AMELIO, REGISTA E DIRETTORE DI TORINO FESTIVAL


Gianni Amelio, regista e direttore del Torino Film Festival , dopo Nanni Moretti.

Cosa significa per un regista diventare direttore di un festival?

“Io non vorrei generalizzare e dire diventare direttore di un festival in astratto , direi diventare direttore del Torino Film Festival. La storia del Festival è una storia lunga che consente di coniugare la passione per il cinema , ovvero di chi lo fa e di chi lo vede e che sogna un giorno di farlo. Gli altri festival ignorano questo.

Cannes ha avuto Indiana Jones , Venezia i Coen con Clooney e Pitt , Torino Oliver Stone. E’ necessario per un festival iniziare con il coup de thèathre ?

“Lei che è giornalista lo saprà benissimo : la cosa fondamentale è essere letto. Non tanto per guadagnare , quanto per un bisogno intimo di arrivare a un’altra persona . Fare le cose per se stessi non ha senso. Io ho detto una volta che non bisogna confondere un rigore con un autogol , ovvero c’è un modo di arrivare allo spettatore diretto ed efficace senza parlarsi troppo addosso”

Ma uno come lei , diventando direttore del TTF darà un’impronta dettata dal cinema che ama?

“Credo che si debbano conciliare le esigenze. Non si deve lavorare da soli e non si deve fare il proprio festival, perché sarebbe scorretto. Si deve tener conto della storia e dell’eredità che si riceve, e io ho un’eredità preziosa, quella di Nanni Moretti , che non ho intenzione di dilapidare. La mia guida è la passione viscerale per il cinema e voglio unire chi fa cinema e lo guarda , e magari anche chi fino a ieri il cinema non lo conosceva”

Roma e Venezia hanno in parte deluso. C’è poco cinema da festival o troppi festival?

“Tutti vogliamo raccogliere in un campo, usando una metafora, purtroppo spesso la quantità va a discapito della qualità . Io non voglio negare l’importanza del festival , ma quando l’attesa è sproporzionata al risultato nasce un problema serio. Il numero elevato di festival rischia di far disamorare lo spettatore”

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