lunedì 1 dicembre 2008

INTERVISTA A MICHELE RIONDINO, ATTORE EMERGENTE


“Se restavo casa , invece che andare a Roma, avevo due possibilità: o diventare operaio dell’Ilva o entrare in Marina”.


Lina Wertmuller dice che ha rinunciato a girare il suo Mannaggia alla miseria a Taranto perché le hanno chiesto il pizzo : è così dura lavorare lì?


“No, non è più la città criminale degli anni’80 , quando c’erano quartieri, come il Pio VI dove io sono cresciuto, che erano il regno della malavita , il mercato dell’eroina. Secondo me, un certo di cinema compie un peccato di arroganza: viene qui, allestisce il set e pretende che tutto ruoti intorno a lui. A noi non solo nessuno ha chiesto il pizzo, ma la gente per aiutarci , c’era chi ci lanciava una camicia che serviva , chi faceva tacere la folla durante le riprese. E poi , credo che a Taranto non andasse giù di essere spacciata per Napoli , come prevedeva il film della Wertmuller”


Proprio a Napoli si svolge Fort Apasc , il film di Marco Risi – adesso in postproduzione – su Giancarlo Siani , il giornalista del Mattino ucciso dalla camorra nell’85. Pensando a Roberto Saviano , è una vicenda terribilmente attuale.


“Non è un film nel filone Gomorra , è stato concepito ancor prima del libro , ma si è concretizzato solo quest’anno. Io sono l’unico personaggio inventato dalla storia , un eroinomane che aiuta il giornalista nelle sue inchieste. L’idea che mi sono fatto di Siani è che solo all’ultimo si sia reso veramente conto di ciò che stava rischiando. E’ ciò che succede a Saviano , che per la prima volta si è chiesto : “Ne è valsa la pena ? Forse no”. Certo, per noi è valsa la pena : senza Saviano , chi avrebbe messo a nudo le attività criminali dei Casalesi?”


In Fort Apasc lei è un eroinomane,ma prima lo vedremo nel Passato è una terra straniera , tratto dal libro di Gianrico Carofiglio , nei panni di un giocatore d’azzardo che sniffa cocaina e violenta ragazze.


“E’ il primo film che ho girato : avevo un gran paura. Mi ero imparato tutto il copione a memoria , per essere preparato , come si fa a teatro. Ma poi il regista , Daniele Vicari, mi ha detto di metterlo via e lavorare sulla costruzione di Francesco , il mio personaggio”


E come ci ha lavorato?


“Ho letto alcuni libri di psicologia . Francesco è uno psico-apatico: uno che è apatico nel capire le conseguenze dei suoi atti”


Fra cui ,appunto la violenza, che nel film è molto esplicita.


“E’ stato difficilissimo girare la scena in cui , non riuscendo a violentarla sessualmente , malmeno la ragazza che ho incontrato , sotto gli occhi del mio socio Giorgio. Le dovevo sbattere la testa per terra e le mani mi tremavano : il ciak lo abbiamo fatto solo due volte , non ce la facevamo a ripeterlo”


Francesco inizia Giorgio al poker , gli insegna come arricchirsi diventando un baro. Lei come se la cava a carte?


“Come tutte le persone cresciute al Sud , ho sempre giocato. E sono sempre stato il pollo del tavolo : quando c’è una partita con i miei parenti , sono io quello che perde. Per vincere devi avere dentro il veleno : l’avversario è un nemico da far fuori , da umiliare”


Se a casa perde , a Roma come se la cava? Ha approfittato del film per spennare Germano e gli altri della troupe?


“Il regista aveva detto , che per entrare bene in sintonia, la cosa migliore era che io ed Elio ci facessimo qualche giro di poker. L’ho portato a giocare con i miei amici e ammetto che non è stato molto fortunato. Io invece ho vinto”


Ha barato?


“No, anche se poi – quando abbiamo organizzato un piccolo torneo durante il film – la troupe mi guardava male : temevano che barassi. Io ho imparato alcuni trucchetti a effetto nel maneggiare le carte , ma non sono capace di dare al mio compagno la carta che voglio”


Con Carofiglio si è trovato a discutere del film e del suo personaggio?


“No, però abbiamo parlato di poker. Lui è un ottimo giocatore”


Adesso che hai debuttato al cinema pensa che tornerà a fare televisione?


“Non credo, mi è servita a mangiare , ma mi son trovato malissimo. Abituato ai miei copioni da imparare a memoria, arrivavo lì sul set e scattava la catena di montaggio, dovevi dire le battute senza studiare, non si rifaceva niente. Molto meglio il teatro, che per me è casa e il cinema.”

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