lunedì 26 gennaio 2009

INTERVISTA A RICCARDO SCAMARCIO



Le fa paura l’idea di lasciarsi alle spalle il personaggio che l’ha più identificato fino a ora ? Che cosa diranno le sue fan più sfegatate ?

“Qualcuna mi seguirà , qualcuna no, ma fa parte dl gioco di essere un attore. E siccome non sono un mercante , e non scelgo i miei ruoli valutando cosa vende di più , vado avanti . Comunque ho amato moltissimo Step di Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di te, perché è un personaggio assoluto , è un eroe romantico. Il fatto che il pubblico possa aver identificato me con lui è , da un certo punto di vista , perfetto , perché vuol dire che sono stato assolutamente credibile . Penso che dagli attori , in quanto persone, si dovrebbe sapere il meno possibile : un attore è quello che fa. Totò diceva: Io sono un principe, poi ho un saltimbanco che lavora per me. Anche io. Il mio lo tratto con amore , ma deve restare al suo posto. Qualche volta si allarga , pensa che sia io a lavorare per lui , e lo devo rimandare in cucina”

Che cosa fa il suo saltimbanco nel film di Veronesi?

“Un lungo viaggio del deserto , verso Dubai, con Sergio Castellitto, che fa il suo stesso mestiere – trasporta auto di lusso rubate – ma che , essendo più adulto – è rassegnato nei confronti del mondo. Il mio personaggio è un giovane italiano che , proprio in quanto giovane, è portatore di una mentalità non rassegnata , uno pensa che le cose possano essere anche diverse. I giovani devono essere pionieri per definizione. Purtroppo la nostra società negli ultimi vent’anni è diventata sempre più individualista e , siccome il mondo non lo si può cambiare da soli , abbiamo perso questo slancio fondamentale. Ma credo che qualcosa si stia muovendo : abbiamo capito che stare da soli davanti a un computer non fa parte della nostra cultura. Veniamo da un’idea di Stato fondata sulla partecipazione e lì dobbiamo tornare. Per ora in Italia siamo solo 

alla fase del malcontento e dell’inquietudine”

Come si può passare dall’insoddisfazione all’azione?

“E’ una responsabilità politica: ci vuole un cambiamento di prospettiva e rispetto delle regole. In un Paese senza regole vince il più forte , che poi è chi ha più più soldi. Non ci indigniamo più di fronte a niente: un politico può dire tutto e il contrario di tutto e non succede nulla. Ma se io vado sul set e non so la mia parte , mi sbattono fuori a calci in culo. Perché io ho delle responsabilità e i politici no?”

Forse dovremmo chiedergliene il conto?

“L’unico modo per chiederne il conto è scendere in piazza. Se questo non succede è anche colpa di giornali , che ci presentano le notizie in modo asettico , senza invitare alla riflessione. Vorrei dei giornali che si assumessero la responsabilità delle loro opinioni”

Eppure una regola d’oro del giornalismo è show, don’t tell, limitati a mostrare , non raccontare.

“Non ci credo, non mi piace”

Rimpiange stagioni più impegnate , come il  ’68 del film di Placido?

“Non lo so , non ho ancora capito se il nostro Paese , allora , fosse migliore o peggiore di adesso. Erano comunque anni di grande violenza, di botte , bombe , sangue. E questo aspetto ridimensiona ogni mia possibile nostalgia per una stagione in cui c’era l’idea di essere parte attiva della vita del Paese”

Inoltre interpreterà La prima linea , di Renato De Maria in cui sarà Sergio Segio , l’ex brigatista accusato della morte del magistrato Emilio Alessandrini.

“Ho deciso di prendere parte a questo film perché è il primo che vuole andare  a vedere come sia potuto succedere , a un gruppo di giovani colti e interessati alla politica , di passare dal partecipare a un movimento al diventare assassini. C’è un punto che sfugge alla comprensione e alla logica: come una persona che si ispira a ideali di una giustizia più giusta possa trovarsi a compiere l’ingiustizia somma del togliere la vita. E’ una cosa interessante da raccontare , e allo stesso tempo delicatissima . Ma De Maria non ha assolutamente un’idea romantica di quegli anni , e non a caso il ministero dei Beni culturali , dopo qualche tentennamento , ha deciso di finanziare il progetto”

Questo Scamarcio che è cresciuto , farà qualcosa da grande anche nella vita vera?

“Sicuramente”

Un matrimonio per esempio?

“Chi lo sa. Sposarsi è un atto romantico: promettersi amore eterno è come credere nelle cose impossibili . Questo slancio nei confronti dell’altro è bello e merita rispetto. I miei genitori sono ancora felicemente innamorati e io, nella visione di questa cose , sono ovviamente influenzato dal loro esempio”

Non crede che la tenuta di un matrimonio sia anche una questione generazionale?

“Sicuramente. L’individualismo di cui parlavamo prima , la frenesia della realizzazione personale, il Desiderio di ricchezza , tutte queste cose hanno portato scompiglio anche nella coppia. Per molte generazioni i figli hanno fatto da collante e, secondo me, non è una cosa sbagliata. Nel nome dei figli si possono superare la crisi e ricominciare , magari più felicemente di prima”

Lei si è spesso dichiarato favorevole alla suddivisione dei ruoli tra uomo e donna.

“S’, e ogni volta sono stato frainteso. Quando parlo di questa suddivisione penso alle scimmie , animali come noi . Voglio dire solo che maschi e femmine sono diversi, se no anche le donne avrebbero il pisello. Questo non c’entra niente con la parità di diritti e altre cose sacrosante e acquisite”

Che cosa vuol dire , nella coppia Scamarcio-Golino, avere ruoli diversi?

“Tanto per dirne una: che le valigie le porto io , e i conti del ristorante li pago io. Mi sembra più divertente così”

Non tutte le donne sarebbero contente

“Le donne di cui mi innamoro io , sì. Sono affascinato dalla specie femmina : le donne sono estremamente interessanti perché hanno la capacità di andare in posti sconosciuti. Basta pensare a Eva . Quella di Adamo , intendo”

Altra cosa che Scamarcio potrebbe fare : i figli. Le piacciono i bambini

“Tantissimo”

Si sentirebbe pronto a diventare padre?

“S’, e da un po’ ci sto pensando. Non so ancora che padre sarei : forse il primo aggettivo che mi viene in mente è generoso , che poi è l’aggettivo che userei il mio , di padre. E penso anche di poter fare essere un genitore che non ho paura di mostrare , in certi casi, le sue debolezze”

Valeria invece che madre sarebbe?

“Eccezionale. Ha una predisposizione naturale a organizzare , gestire e mediare”

Il fatto di fare tutti e due un mestiere poco stanziale non sarebbe un ostacolo per questa idea di famiglia?

“Ci capita di stare lontani , ma questo io lo considero un modo che ognuno dei due ha per coltivare delle parti di sé , che poi può condividere con l’altro. Per la coppia funziona , e credo funzionerebbe anche avendo una famiglia”

Nessuna gelosia per le vostre rispettive professioni? Se a Valeria chiedono un autografo e a lei no, ci rimane male?

“Per niente. Anche perché , se siamo in Italia, è più facile che lo chiedano a me ; in ogni altra parte del mondo , a lei. Quindi, facendo due conti, ho poco da rimanerci male . L’unica cosa  è che spesso , se siamo al ristorante , quando la gente ci riconosce non riusciamo a finire la cena”

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