mercoledì 11 marzo 2009

INTERVISTA AD ILARIA D'AMICO


Ilaria D’Amico first italiana del calcio nazionale , ci racconta la TV

In poco più di dieci anni di carriera, ha avuto modo di lavorare in  tutte le più grandi aziende televisive che operano in Italia , pubbliche e private. L’offerta proposta è davvero così scadente?

“Ho iniziato ad apprezzare la televisione italiana quando l’ho confrontata con quella estera , dove è possibile assistere spettacoli terrificanti. Nella moltitudine dei canali americani , se ne trovano alcuni sui quali arrivano a eseguire un esame del dna per attribuire una paternità in diretta. Cose che vanno oltre il limite dell’immaginabile. E che avvengono anche  nella tv francese , che ha però dei canali dedicati alla cultura diventati dei totem , o in quella inglese, che si può vantare la Bbc , ma ospita anche canali con interi palinsesti dedicati al gossip e al voyeurismo puro”

Quale è la televisione che vorrebbe vedere?

“Quella davvero pluralista , nel modo di fare informazione, nelle proposte , nei generi. Un canale che proponesse 24 ore su 24 solo cultura sarebbe noiosissimo”

C’è spazio , quindi, anche per i reality?

“Ben vengano programmi come il “Grande Fratello” e “X-factor”. L’importante è che non si offra solo questa sorta di oppio dei popoli  perché allora guarderei la televisione con terrore. Nel nostro Paese ha un potere enorme ed è in grado di addormentare lo spirito critico. L’intrattenimento , anche quello più pop, deve essere insomma affiancato da spazi dedicati all’informazione , purché non siano noiosi”

Come ha giudicato la decisione di Mediaset di mandare in onda il giorno della morte di Eluana Englaro il Gf e non lo speciale di Matrix di Mentana?

“Quel giorno ho provato un grande dispiacere , perché sono affezionata al modo di fare informazione di Mentana . Piuttosto che non dare una notizia a caldo si farebbe tagliare un orecchio. Credo però che Mediaset avesse le sue ragioni : fatta una diretta su Rete 4 , non poteva non mandare in onda un programma di culto, per loro molto importante dopo un autunno difficile sul fronte degli ascolti. Non posso però non giustificare la foga di Mentana : è come lasciare un animale di razza chiuso in un recinto”

 “Exit” è tornata sul la 7 . Conducendo questa trasmissione , giunta ormai alla quarta edizione , si è avvicinata per la prima volta al giornalismo di inchiesta?

“Fare inchieste è sempre stato il mio sogno. Da spettatrice , quando ancora non pensavo di fare la giornalista , avevo già questa grande passione”

Quali sono i suoi modelli?

“Il Mixer di Giovanni Minoli per me è stato un punto di riferimento. Ammiro anche Giuliano Ferrara , con il quale non mi trovo spesso d’accordo. Poi c’è Lilli Gruber , che lo ha sostituito nella conduzione di Otto e mezzo , alla quale guardavo come a un modello quando ho cominciato a fare questo mestiere e speravo di fare la giornalista del tg . In Vespa , invece, trovo meraviglioso il modo di essere ecumenico. Se penso a Gad Lerner , poi, penso sempre al suo modo di essere sempre coerente con se stesso”

Crede che ci sia ancora spazio nel panorama televisivo per questo genere di informazione?

“Non ce ne è sovrabbondanza. Eppure il pubblico  ne sente il bisogno , ne sono convinta. Vuole essere informato con uno stile diretto , senza l’arte del salotto , concretamente. Se non si spiegano con un linguaggio semplice cose che hanno a che fare con il quotidiano , se si sottopongono agli spettatori in modo cattedratico , questi preferiscono vedere sette giorni su sette i reality”

Quando si parla di calcio , però , le cose cambiano?

“Il calcio ha che fare con la passione popolare , è una valvola di sfogo. Perché annulla le differenze e ti offre la possibilità di vedere l’ad della grande azienda interessato nel sentir raccontare dal barista perché Totti ha voluto rientrare fino all’ultimo condizionando la discesa in campo di altri compagni di squadra”

Non pensa che in alcuni studi televisivi si esageri nei toni quando si parla di pallone?

“Non si può applicare al calcio quel tipo di moderazione richiesta da altri temi. Il racconto di una partita deve necessariamente essere un acquerello a tinte forti , perché forte è la passione dei tifosi. Anche io reputo i toni eccessivi , ma so che chi sta a casa li apprezza. Se si vuole fare del giornalismo sportivo bisogna aderire ad un mandato”

Quindi si diverte a condurre Sky calcio show?

“E’ impossibile che io non mi diverta a parlare di calcio , perché è uno sport che amo. Sono un’appassionata da un Italia-Brasile del 1982 , una partita che fu per me un’illuminazione. Qualsiasi altra trasmissione fatta per tanti anni mi avrebbe annoiato a morte”

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