mercoledì 15 aprile 2009

INTERVISTA A RINO TOMMASI


  Rino Tommasi , voce storica del pugilato e tennis in Tv.

Giornalista per la carta stampata , commentatore televisivo per Tele + e per Sky ora voce della boxe per Dahlia Tv , il nuove canale del digitale terrestre . Come prende questa nuova avventura?

“Sono molto contento , non tanto per me, quanto per il fatto che c’è qualcuno che crede nella pugilato. La boxe è lo sport più televisivo che ci sia , il più facile da capire : molto più intuitivo rispetto al calcio e la pallacanestro. Anche davanti al primo incontro , vedendo due persone picchiarsi , qualsiasi spettatore è convinto di capire chi sta vincendo. Tra tutti gli sport è quello che è invecchiato di meno”

In che senso?

“Nel senso che se  sei davanti a una partita di calcio degli Anni Quaranta dopo cinque minuti spegni il televisore. Se invece , guardi un match di Joe Luis ( pugile statunitense degli anni trenta) lo trovi ancora uno spettacolo apprezzabile”

Giornalista sportivo non solo visto che nel 1979 ha ricevuto un premio per aver intervistato il segretario di Stato americano , Henry Kissinger . Che emozione è stata?

“Fu particolare ma devo ammettere che non mi disse nulla di straordinario. Fu uno scoop voluto dall’allora direttore della Gazzetta dello Sport , Gino Palumbo, per battere sul tempo il Corriere della Sera”

Primo Carnera , Mohamed Ali, Sugar Ray , George Foreman : personaggi del passato che hanno dato al pugilato un alone di romanticismo. Ora invece sembra uno sport di pura violenza. Come spiega questo cambiamento?

“La violenza c’è sempre stata e ci sarà sempre. La differenza rispetto a qualche anno fa è che mancano i personaggi . Basti pensare all’Italia che è passata da pugili come Benvenuti e Mazzinghi , in grado di riempire lo stadio di San Siro di Milano, ai vari Russo e Cammarelle. Certamente sono atleti di valore ma la classe e il carisma dei vecchi campioni erano un’altra cosa”

Ti sei laureato in scienze politiche con una tesi sull’Organizzazione Internazionale dello Sport, poi dal 1959 al 1970 sei stato il più giovane organizzatore pugilistico del mondo, il primo in Italia. Qual è il primo incontro che più ti ha emozionato?

“Senza dubbio , quello del 30 ottobre del 1974 a Kinshasa capitale dello Zaire quando Mohammed Ali riconquistò il titolo mondiale dei pesi massimi , sconfiggendo per ko George Foreman. Il match fu disputato alle quattro di notte per rendere possibile diretta televisiva a New York dove erano le 22 . Io facevo il commentatore : era un evento storico ma ricordo di non essermelo goduto al massimo perché ero fisicamente distrutto”

Nella tua vita sei stato anche un discreto tennista. Tra il 1951 e il 1972, infatti, sei stato classificato in seconda e terza categoria. In più hai vinto anche quattro titoli universitari . Hai mai pensato di diventare professionista?

“Assolutamente no. I titoli universitari sono la conferma del basso livello culturale del tennis italiano. Ho sempre avuto una passione sfrenata per Stefan Edberg e Jimmy Connors : mi sarebbe piaciuto giocare come loro”

Nel tuo lavoro ti è capitato di andare molto spesso a Wimbledon . E’ vero che lì si respira un’aria magica?

“E’ un posto speciale in ogni suo dettaglio , dai campi da gioco alle fragole con panna che vendono nei chioschi all’interno del club. E poi, l’educazione del pubblico e dei giocatori, che entrano a Wimbledon come si entrasse in chiesa”

E’ immaginabile una cosa del genere in Italia?

“Purtroppo no. Quanto a cultura sportiva siamo i peggiori del mondo. Discutiamo una settimana su un calcio di rigore quando in Inghilterra vanno allo stadio senza neanche sapere il nome dell’arbitro”

Quanto si diverte a commentare le partite con Gianni Clerici ? A volte , più che giornalisti, sembrate due comari

“Siamo due vecchi amici che hanno la fortuna di parlare di una loro passione comune. E’ qui tutto il nostro segreto del successo”

Qual è il problema del tennis italiano che da decenni non sforna più campioni? E’ strano visto che è uno degli sport con il più alto numero dei praticanti?

“Paradossalmente si stava meglio quando erano in pochi a giocarlo. Uno dei problemi principali è che non ci sono più i raccatta palle : storicamente , l’unica porta d’accesso a questo sport , a disposizione dei più poveri. Mi sbaglierò ma credo che più offriremo la possibilità alle classi meno abbienti di giocare a tennis e più aumenteranno la probabilità di avere campioni. E’ innegabile , infatti, che rispetto al ricco , il povero ha più talento”

Come spiega questa sua passione per i numeri?

“Ho sempre adorato la matematica : a scuola era la mia materia preferita. Credo che i numeri dicano sempre la verità: basta avere la capacità di saperli leggere”

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