martedì 5 maggio 2009

INTERVISTA A BEN HARPER


Ben Harper ha suonato il 22 Aprile a Piazza del Popolo a Roma, per la Giornata Mondiale della Terra.


Perché a Roma per la Giornata della Terra?


“Dico innanzitutto che per me è un onore e un privilegio essere stato coinvolto nell’iniziativa di Nat Geo per questo concetto. E poi a Roma è tra le città più belle al mondo , qui ho imparato ad apprezzare la vita


Che cosa conosci della città?


“Ci sono venuto spesso . Mi piace camminare nelle vie del centro e porto i miei figli in bici a Villa Borghese . Ai ragazzi della band ho parlato di piazza del Popolo e della sua bellezza , ma non troppo. Ho preferito che la scoprissero loro.


La tua nuova band si chiama Relentless 7. Perché 7 se siete 4?


“E perché no?”


Anche sul titolo del cd non hai voluto dare troppo spiegazioni : White lies for Dark Times – Bianche bugie per temi bui. Perché?


“Parlo dalla domanda per una premessa : siamo arrivati a un punto nella nostra cultura in cui parola perché sta diventando un termine abusato. Non per dargli un senso negativo, non nasconde una ricerca di definizione che può essere restrittiva. E ad esempio , se riferita al titolo di un disco, di un film, o di un libro non rende merito alla complessità del lavoro . Preferisco che il senso all’espressione del titolo sia dato singolarmente da chi ascolti il disco


Il titolo del suo primo album, 1992, era Pleasure and Pain. Che cosa significava allora e che cosa significava ora?


“Dolore e piacere sono i due estremi del mio processo creativo, allora come oggi. Un processo che è fatto di ricerca quotidiana di equilibrio , entrando ed uscendo da uno stato d’animo e dall’altro. Facendo attenzione al piacere che diventa dolore se lo diamo per scontato e al dolore che diventa piacere se ci abituiamo troppo.


In questo disco c’è anche un pezzo che si chiama Suicide. Che vuol dire?


“Non significa che sia riferito a me o a qualcuno che conosco in particolare . Intendo quella disperazione che può prenderti di fronte a sentimenti molti forti come l’amore , in modo per uscire dall’angolo emotivo dove ti ha spinto”


Si parla in termini leggendari dalla tua collezione di chitarre. E’ davvero così grande?


“Mettiamola così, sono arrivato a un punto in cui mia moglie mi obbliga a farne uscire una , per ogni nuova che entra”


Immagino che ci vorrà una stanza apposita..


“Una stanza ? Un magazzino..e quindi uno spazio in più , un impianto di sicurezza , un’assicurazione..è un circolo vizioso”


Una nuova band vuol dire anche una ricerca musicale ancora in corso, giusto?


“Giusto. Un discorso che rientra nella ricerca di equilibrio del processo creativo di cui parlavamo prima. Ma non significa rinnegare il passato e tutto quello che ho fatto , anzi ne sono fiero e i Relentless 7 sono un po’ l’approdo di tutto questo. Non so dirvi dove andrò , è come quando hai una bussola in mano che in base a come ti muovi indica una direzione diversa”


Cosa ti ha dato di nuovo , suonare con la nuova band?


“Ho imparato ad avere assoluta confidenza nell’ignoto. Con la band non ci siamo messi a tavolino per decidere cosa fare , abbiamo solo assecondato la chimica che si è subita creata tra noi”


Che cosa fai per l’ambiente quotidianamente?


“Io parto dall’idea che l’ambiente sia qualcosa di più ampio del pianeta sul quale viviamo: i rapporti con le persone che conosciamo , con i nostri figli , con la fame e la cultura, con i senza casa…avere un approccio dignitoso con queste situazioni porta anche al rispetto verso l’ambiente , magari ricordandosi semplicemente di non far scorrere l’acqua mentre ci si lava i denti. A me fa riflettere molto il fatto che la Terra sopravvivrebbe anche senza di noi”


E nella musica sono possibili scelte ambientaliste?


“Certo. Questo concerto ad esempio è stato ad impatto zero ( tanti alberi per quanta anidride carbonica emessa) . Poi c’è la tecnologia. Basti pensare al fatto che una volta c’erano le musicassette di plastica e ora il download. Quello che ancora resta di materiale è per volontà dell’industria capitalista che vuole qualcosa da produrre e vendere. Sia chiaro , non rinnego i soldi , ma se penso che io sono ricco e i vari Vivaldi e Chopin non hanno guadagnato niente dalla loro arte , mi incazzo e penso che sarebbe giusto devolvere alla musica classica parte degli incassi”

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