mercoledì 20 maggio 2009

INTERVISTA A ISABELLE CARO , UNA VITA DA ANORESSICA

anoressia. isabelle caro

Isabelle Caro , la musa di Oliviero Toscani in uno spot. Le foto la ritraevano nuda squarciando il silenzio che copre l’anoressia.

Come è cominciata la sua malattia?

“Tutto nasce dalla prigionia , dal sequestro che ho subito quando ero bambina. La sofferenza dell’essere sempre chiusa è stata la prima causa dei miei problemi . Ho smesso di mangiare . Avevo 12 anni”

Di chi eri ostaggio?

“Di mia madre . Dai quattro anni ho vissuto senza mai poter uscire di casa , se non coperta da tantissime sciarpe. Non potevo incontrare nessun coetaneo , ero completamente tagliata fuori dal mondo. Vedevo solo mia madre. Una donna depressa : non voleva che crescessi , che diventassi adulta. Questa è stata l’origine della mia malattia”

Di cosa aveva paura tua madre?

“Temeva che l’avrei lasciata . Che l’avrei abbandonata. Ha continuato a misurarmi perché aveva paura che crescessi. E io per non deluderla non ho voluto crescere”

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Che rapporti hai con lei ora?

“E’ complicato spiegarlo. Inizialmente è stata mia madre a spingermi verso un percorso psicoterapeutico. Però , quando ha visto che il medico che mi seguiva è riuscita a capire il Perché della mia malattia , mettendo quindi in discussione la sua educazione di madre, mi ha imposto di non proseguire più la cura. Arrivando addirittura a minacciare di suicidarsi”

Tu come hai reagito?

“Ho ceduto. Ma è stato terribilmente doloroso. Perché con questo psicoterapista avevo cominciato a capire come stavano le cose. In realtà mia madre aveva sempre cercato di evitare che io seguissi una cura con un professionista , surrogandola con attività come il pattinaggio artistico , la danza , suonare il violino. Proprio per non potere essere accusata di non aver fatto nulla per aiutarmi. Perché fondamentalmente , come ormai si sa, molto spesso la causa dell’anoressia risiede nella relazione tra madre e figlia”

Però non hai mollato il colpo : oggi sei qui

“Sì. Mi sono resa conto del ricatto di mia madre e ho preso una decisione. Partire. Trasferirmi in un’altra città a Marsiglia, dove ancora oggi vivo. Altrimenti non ne sarei mai venuta fuori . Da lì è cominciata la mia guarigione”

Tre anni fa sei arrivata al peso piuma di venticinque chili..

“Sì. Sono anche stata in coma , i medici non sapevano se sarebbero riusciti a salvarmi. Si chiedevano come potessi essere ancora viva : il mio livello di potassio era 1,8 quando il minimo era 3,6. Stessa cosa per l’emoglobina : 4 contro 12 della norma. Le vene troppo sottili , il sangue troppo denso , obbligavano i dottori a infilarmi un catetere nella clavicola , non nella coscia , per le trasfusioni”

Nella tua autobiografia dici che l’anoressia è una sofferenza che non ti lascia nemmeno un istante. Come l’hai superata?

“Grazie al teatro. Avevo già deciso di non essere più quello che mia madre voleva che fossi quando ho smesso di seguire la facoltà di musicologia all’università. Ho iniziato a seguire corsi di teatro e ho smesso di andare al Conservatorio. Anche se ho continuato a suonare il violino , che ha sempre rappresentato quello che mia madre voleva che fossi : la perfezione. Un riassunto di quella piccola cosa che voleva che fossi in realtà : uno strumento”

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Sei guarita su un palco?

“Sì, sul palcoscenico puoi esser qualcun altro. Un personaggio ogni volta diverso. Ho tirato fuori la mia voce : non è stato facile. Ci è voluto del tempo . Ma ce l’ho fatta”

Inevitabile parlare di Toscani : ti sei pentita di aver posato per le foto choc della campagna “No anoressia”?

“Sì , a volte mi sono pentita. Quella campagna è stata positiva per certi versi , negativa per altri. E’ riuscita a far vedere quello che io volevo che si vedesse : la sofferenza che l’anoressia porta. Ha insegnato a molti giovani  - ho avuto testimonianze in questo senso – come questa malattia , che loro hanno scelto come modo di vita , possa essere portata all’estremo – possa portare alla morte”

Gli aspetti negativi invece?

“Sono stata strumentalizzata : Toscani non mi ha sostenuta dopo l’uscita della campagna. MI sono trovata da sola per affrontare lo sconvolgimento che quelle foto hanno creato : non avevo più una vita mia. Andavo a fare la spesa , la gente mi riconosceva , mi additava . In qualche caso estremo mi hanno chiesto gli esami del sangue. Così, per curiosità. Sono sta avvicinata anche dalla madre di una giovane universitaria che mi ha domandata se poteva avere le mie cartelle cliniche : servivano per preparare una specie di tesina su di me. Sono diventata praticamente un oggetto. E, credimi, non è stato facile superarlo”

Il tuo lavoro ne ha risentito?

“Sì. Per fare teatro e cinema occorre una faccia neutra che indossa ogni volta una maschera diversa. Invece ero diventata un solo volto, una sola immagine: l’anoressia”

Tu scrivi che essere grassi è un vero orrore. Lo pensi ancora?

“Penso che gli estremi non siano mai positivi. Anche l’obesità può essere causa di sofferenza. Ma se una persona grassa si trova bene, si accetta, non ha problemi di salute , non è assolutamente orribile. Una donna può essere molto bella anche se è voluttuosa. Conosco donne che sono ben più che tonde, che ammiro molto. Solo non deve esserci sofferenza . Questo no”

Sei felice , almeno oggi , più che in passato?

“Non so se la felicità si possa raggiungere – forse solo con un figlio. Però oggi mi sento bene: peso 40 chili . ed ho voglia di addentare la vita. Ho creato un’associazione , Horizons Theatre : tengo corsi di recitazione e organizzo spettacoli che possono aiutare chi non si sente a proprio agio nel corpo che si ritrova. E scelgo di portare in scena testi sempre positivi”

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