lunedì 4 maggio 2009

INTERVISTA A MARIO MAURO, CANDIDATO ITALIANA ALLA PRESIDENZA UE


Mario Mauro è attuale vicepresidente del Parlamento Ue, candidato italiano alla nuova presidenza di Strasburgo.


Da Fini a Berlusconi , da Sacconi a Brunetta , lei è stato l’uomo più citato al congresso del Pdl


“Al Congresso si è cercato di mettere a fuoco l’orizzonte che ci aspetta , ovvero l’appartenenza al Partito Popolare europeo. Era logico che si prendesse in esame il lavoro fatto all’interno del Ppe per dare una fisionomia al nuovo partito. Tra le citazioni , credo che quella di Fini su un mio passaggio legato a laicità e cristianesimo sia foriera del futuro del PDL”


L’ultima presidenza italiana del Parlamento Ue risale al 1979..


“Molto ha pesato la transizione italiana che ha caratterizzato la seconda metà di questi 30 anni. Sono stati cancellati i principali partiti , il nostro paese ha ripiegato su se stesso e si è occupato meno dello scenario europeo . E’ venuta meno la visione europea dell’Italia anche rispetto alle convinzioni dei nostri padri fondatori”


In Italia la poltrona da parlamentare europeo non è molto ambita ed è vista quasi come un ripiego rispetto agli incarichi nazionali


“E’ importante incrociare due dati: su cento leggi varate in Italia, circa settanta costituiscono atti in ratifiche di direttive europee. Secondo le stime di Eurobarometro , in Italia cento notizie di politica veicolate dai media solo due riguardano il processo decisionale dell’Ue. Chi fa politica sente che il proscenio europeo non sia in grado di restituirgli i frutti di un impegno a tutto campo : il sistema dell’informazione può fare molto per contribuire a colmare questo deficit democratico


Sulla soglia di sbarramento al 4% c’è stata in Italia una durissima battaglia. Presentarsi al Parlamento Ue meno frammentati rappresenta un vantaggio


“Il principio proporzionale è quello che corrisponde meglio alla filosofia dell’elezione in Europa , ma doveva essere calmierato da soglie di sbarramento. L’Italia si è finalmente adeguata a un principio che ci mette in condizione di competere con le grandi famiglie del Parlamento di Strasburgo. E’ chiaro che i 72 parlamentari italiani organizzati in 3-4 gruppi hanno un’incidenza , che cambia e non di poco se sono frammentati nelle varie formazioni”


Frammentazione, assenteismo , sottovalutazione degli incarichi a Strasburgo rispetto quelli a Roma. Qual è tra questi il nodo culturale più difficile da superare?


“Contro l’assenteismo un primo passo avanti era stato compiuto ai tempi del precedente governo Berlusconi , quando si stabilì l’incompatibilità tra il ruolo di parlamentare italiano ed europeo. Tutto fu purtroppo vanificato dal fatto che moltissimi eletti, appena conseguito lo scranno di Strasburgo, decisero di fare un passo indietro. Si sottovaluta quanto il processo decisionale europeo finisca per contare sulla vita del nostro paese , peraltro in materie importantissime quali giustizia , economia e mondo delle imprese”


In che modo l’Italia potrà contare di più in Europa ?


“Dobbiamo costringere l’Ue a interrogarsi sui propri scopi , chiedendo all’Europa di restituire alcune competenze agli Stati e , allo stesso tempo, di riappropriarsi di alcune competenze. Penso, in primo luogo, al tema dell’immigrazione , che non può ricadere esclusivamente su Malta o sull’Italia : a Strasburgo è stato compiuto un primo passo con l’approvazione della direttiva sui rimpatri. E non si può dimenticare la necessità di una politica energetica comune”


Come è stata accolta nel Ppe la nascita del Pdl?


“Tutti gli esponenti del Ppe che hanno partecipato al congresso cono rimasti strabiliati dalla partecipazione della platea. E si sono resi conto che già da molti anni Forza Italia e An votavano nella lista del Ppe. In ambito europeo è stata in un certo senso anticipata la fusione realizzata in Italia”

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