lunedì 29 giugno 2009

INTERVISTA AD IBRAHIM GHAZY, EGIZIANO PICCHIATO A MILANO

Ibrahim Ghazy è stato picchiato da 5 componenti di una famiglia italiana per un parcheggio a Milano

Uscito di casa per andare a ritirare la macchina dal meccanico, si è ritrovato all’Ospedale di Garbagnate con due costole rotte e una vertebra scheggiata. Come è stato possibile?

“Il tutto è cominciato venerdì di due settimane fa quando sono andato all’officina vicino a dove abito io a Limbiate per far aggiustare la macchina del mio parente. Il cancello era chiuso , così ho parcheggiato fuori dal cancello”

E poi?

“Dalla casa di fronte un signore si è affacciato e mi ha detto di andare via.Io non l’ho ascoltato : lui, allora, è sceso e mi ha tirato un pugno”

Ha reagito?

“No, ho fatto finta di niente e me ne sono andato. Faccio il cuoco in un ristorante-pizzeria di LImbiate e non potevo permettermi il lusso di perdere un’intera giornata di lavoro”

Il lunedì dopo , però, è tornato dal meccanico e le cose sono andate diversamente

“Con la mia auto sono andato a ritirare quella di mio cognato che nel frattempo era stata aggiustata. Ho parcheggiato nello stesso posto del venerdì prima ma solo perché era l’unico libero. All’uscita, ad aspettarmi, non c’era solo il signore del pugno , ma tutta la sua famiglia : nonno, nonna, marito, moglie, figlio di 17 anni e un vicino”

Cosa facevano?

“Scattavano foto alla mia auto : dentro c’era mio cognato Mohamed a cui avevo chiesto di accompagnarmi. “Tornatene al tuo paese”: la nonna, una signora sulla settantina, si è avvicinata e mi ha colpito con il suo bastone da passeggio. Il figlio, poi mi ha colpito con uno schiaffo. Io gliel’ho restituito e sono scappato dentro l’officina.

E lì cosa è successo?

“Sono tornato dal meccanico per cercare qualcosa con cui difendermi ma qualcuno mi ha colpito alle spalle con un oggetto metallico. Mi è mancato il fiato e sono crollato a terra : a quel punto tutta la famiglia mi ha colpito con calci e bastone”.

Come si spiega un episodio del genere?

“Razzismo misto a ignoranza. Ma guai a generalizzare , so benissimo che la maggioranza degli italiani sono diversi. Proprio per questo ci tengo a far sapere a tutti quello che mi è successo : lo faccio per l’orgoglio di questo paese”

Quindi non si pente di aver lasciato l’Egitto per l’Italia?

“Assolutamente no. Sono arrivato qui nel 1971 perché volevo una vita migliore e l’ho avuta. Qui sono nati anche i miei tre figli . Due femmine : Rasha ( ingegnere nucleare di 25 anni) , Randa 22 anni ( laureata in Scienze Politiche con tre libri all’attivo) e Ramy 21 anni ( secondo anno al Politecnico).

Ha sempre fatto il cuoco?

No, in Egitto facevo il tecnico di laboratorio in un’azienda tessile. Ho cominciato a fare lo chef quando sono arrivato in Italia : prima in un hotel, poi per le agenzie di catering delle mense. Dopo anni di sacrifici sono riuscito a comprarmi una pizzeria a Limbiate ( periferia nord di Milano)

Da quando è in Italia le è mai capitato di essere vittima di razzismo?

"Questa è stata la prima e unica volta”

La figlia Randa racconta un episodio “Solo una piccola cosa , recentemente. Ho litigato con delle signore di 50/60 anni a bordo di un treno. Stavo tenendo il posto a mio fratello : loro mi hanno detto che in Italia questa cosa non era possibile “se non vuoi rispettare le nostre regole è meglio che te ne torni nel tuo paese”

Ghazi

Ibrahim , lei è in Italia da più di trent’anni. Tu, Randa , addirittura, ci sei nata. In questo tempo avete notato dei cambiamenti nel rapporto tra italiani e gli stranieri?

“Come no, negli anni Settanta gli stranieri erano pochissimi. Forse anche per questo , gli italiani erano molto più disponibili. Era più facile farsi delle amicizie. Non voglio assolutamente generalizzare ma ora la gente sembra più diffidente”

Randa interviene “Molte cose sono cambiate. E’ peggiorato il sentore popolare e il linguaggio politico, così come quello televisivo, si è involgarito”

Vi siete mai sentiti stranieri?

“Io sono italiano al 100%”

Randa dice “mi sento italiana, egiziana e musulmana tutta insieme. Non c’è una parte che prevale”

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