martedì 23 giugno 2009

INTERVISTA A CHRISTIAN CAUJOLLE , FOTOGRAFO DI GRAN FAMA

caujolle

Christian Caujolle è il fondatore di Agence Vu , una delle più brillanti squadre di fotografi del mondo . Scrive di critica fotografica.

I giornali fanno gossip autoreferenziale , tutti hanno un blog, ogni foto va si Flickr, un sms via Twitter diventa notizia, nessuno filtra niente, ogni cosa ha dignità di stampa, quindi nessuna ne ha il pregio. Mi sono perso..

“Se è per quello anch’io. Liberation (giornale francese ndb) ha pubblicato , in passato, una marea di articoli e foto presi gratuitamente da internet , non realizzati da qualcuno dello staff o ingaggiato appositamente. E’ questo il senso , è questo lo scopo di un giornale? Passi in edicola e vedi la stessa copertina dappertutto : chessò Obama. Ritratto come vuole il suo ufficio stampa. Sfogli e trovi le stesse foto per parlare dello stesso film , scelte dall’agenzia di comunicazione, le stesse , sia dove si dice che il film è un capolavoro che dove si dice : fa schifo. Omologazione totale. Una volta accadeva solo per la moda , di confondere il servizio pubblicitario con quello redazionale , ora accade con tutto, tutto, perfino con la politica”

Hai detto una volta. Sei caduto nella trappola della nostalgia?

“Certo che sì. Ho nostalgia dei contenuti, del modo di trasmetterli, della volontà di evolversi , di sorprendere, di riflettere su come comunicare. Negli ultimi quindici anni c’è stata una regressione nell’uso della fotografia , è tornata a essere mera illustrazione”

Perché è successo?

“Si è scatenata una riflessione globale su come mantenere l’identità dela stampa mentre la Tv si prendeva la leadership dell’informazione. E non si è trovato il modo di farlo. Ricordo una sera , alla riunione di LIberation, in cui per fare il titolo della prima pagina si decise di aspettare i notiziari televisivi. Non sei diverso sei morto. Non puoi esitare a essere originale , a pensare con la sua testa”

christian_caujolle

Ma non puoi neanche non mettere Obama in copertina. O no?

“Sì certo. Obama è speciale, ma tutta l’informazione si è lasciata seppellire dall’accumulazione di simboli progettata dal suo staff: il treno, le bambine, la camicia, il Blackberry. Un icona perfetta , ritrasmessa senza spirito critico. Guarda , benché non sia un fan di Parsi Match, ti dico che almeno loro hanno avuto un’idea: Obama raccontato dal suo barbiere, l’unico articolo che ho letto nella settimana dell’incoronazione. Le Monde invece titolava il supplemento : Gli anni di Obama. Come se fossimo alla fine , invece che all’inizio”

E’ la velocità che autodivora tutto , noi inclusi. La trasmissione rapida , l’avvenire bruciato, volevamo tutto e subito, l’abbiamo già avuto e dimenticato. Ci siamo fatti del male?

“Ricorda sempre che l’invenzione del treno è anche l’invenzione del deragliamento. La velocità è il nuovo valore , ma spesso degenera in superficialità. Non conta come trasmetti, ma che cosa trasmetti. Se ricevi mille foto al minuto come scegli a quella a cui attribuire significato ? Ma se non lo fai, se non scegli, nulla ha significato”

Liberation dei tuoi tempi aveva e dava significato?

“Credo di sì. Almeno all’inizio . Nell’81 ci si accorse che dal dopoguerra i giornali non avevano mai cambiato formula. Liberation lo fece. Poche regole , energia e libertà. Un mix di impegno e curiosità. Una redazione che comprendeva professori universitari e operai. Le pagine sportive le pensò un operaio della Peugeot. Un momento magico e due ingredienti fondamentali : la voglia di capire la società per cambiarla e quella di farsi leggere”

Ci siete riusciti?

“A farci leggere sì. Fu un immediato successo: eravamo diversi, partivamo dal fatto del giorno, non avevamo una struttura rigida. A capire la società , abbastanza. A cambiarla , meno. Però rivendico qualche risultato : i diritti degli omosessuali , le coppie di fatto, l’istruzione scolastica hanno fatto passi avanti grazie anche a noi”

Come è iniziata la fine?

“Con la normalizzazione , l’assunzione di figure professionali omologate, uscite dalle scuole di giornalismo. Invece della curiosità , il pensiero unico, invece degli assoli , il coro”

Per questo hai lasciato?

“E’ accaduto per caso. Volevano un supplemento fotografico settimanale, mi distaccai per crearlo. Poi il progetto saltò per ragioni economiche , ma io avevo già messo i piedi una struttura produttiva e la feci partire. All’inizio avevamo rapporti con gli stessi fotografi che lavoravano per Liberation , era il nostro cliente quasi unico , poi ci siamo allargati”

Quali sono le caratteristiche di Vu, l’agenzia che hai fondato?

“Sono tre. L’approccio è largo : si va dal classico allo sperimentale. Non siamo una cooperativa , non siamo la Magnum del 2000. E usiamo, per quanto possibile, fotografi del luogo”

E questo garantisce l’originalità?

“Non sempre. A volte butti le foto sul tavolo e si assomigliano tutte. Stereotipi , deja vu. Prendi un argomento , che ne so: i combattenti di una qualsiasi resistenza. Ormai c’è una specie di gioco tra loro e i fotografi, come fossero attori, sono uguali in tutto il mondo , in America latina come in Pakistan, stesse posture, stesse espressioni, Modelli desunti dal cinema , che non comunicano più realtà. E in politica è lo stesso. E’ quasi impossibile avere un’immagine originale dei leader. Uno dei nostri che seguiva Sarkozy andava nei luoghi dei comizi prima, li fotografava vuoti e poi pieni, rendeva l’idea del teatro , della recita. Non ha mai avuto un permesso per il backstage”

Di fatto, nella politica come nella guerra , è un’informazione embedded. Come sganciarsi?

“Quasi impossibile. La sola cosa onesta da fare è dire al pubblico come si è ottenuta l’informazione. Non si è rispettabili se non lo si dichiara. Si pubblica un’intervista a Sarkozy? Bene, si dica come la si è avuta. L?ha proposta il suo staff? La si è chiesta e ottenuta trattando? Concedendo che cosa? Lo stesso per le foto. I politici l’immagine ormai se la costruiscono..”

Tipo i Clinton abbracciati sulla spiaggia a poche settimane dallo scandalo Lewinsky?

“Esatto. Perché uscirono quelle foto? Scrivete nella didascalia : ce le ha mandate la Casa Bianca. Questo farebbe la differenza con internet , dove nulla è verificato , neppure le foto. E hai sempre il sospetto del falso”

Come quando si guardava l’immagine del turista in cima a una delle Torri gemelle con l’areo sulle spalle. Ma il pubblico percepisce il rischio del fasullo globale ad alta velocità? E soprattutto ,gliene frega ancora qualcosa?

“Sì. E sì. Secondo te sennò perché la gente legge sempre meno i giornali? Perché non ha più fiducia”

E si butta sulla tv. Dalla padella..

“Alla brace , esatto. Guardavo tempo fa i notiziari da Gaza: mica scrivono “vistato dalla censura israeliana”. Erano le otto di sera a Parigi , nelle immagini era giorno pieno eppure c’era scritto Live. Sai come si dice , no? Quanto ti dicono “Live on TV” di vivo ci sei solo tu, sulla tua poltrona, davanti allo schermo”

Ma quelle sono le immagini , le informazioni che il potere vuoi controllare…

“E lo fa , nell’ultima campagna presidenziale francese ognuno dei due candidati aveva il proprio team televisivo”

In Italia abbiamo semplificato: due Tv per un candidato, ma alla gente non interessa più..

“La gente è bombardata, Non sono mai state trasmesse tante foto nello stesso momento e mai tante sono state distrutte nello stesso momento. Tu vai a un concerto , accendi il cellulare, scatti, mi mandi l’immagine via mms per farmi sapere dove sei. Hai l’illusione di comunicare. Io ricevo, guardo , rispondo, cancello. Questa è la relazione tipo che si ha oggi con le immagini”

Serve a qualcosa?

“Realizza il sogno folle della fotografia: duplicare la realtà e crearne una parallela. Si diceva che lo scopo era rendere la realtà comprensibile, invece si è creato uno schermo tra il pubblico e l’universo fisico. Ogni evoluzione riduce la fisicità , ma in un mondo senza fisicità scompare anche la responsabilità per quel che vi accade. Da bambino sfogliavo queste riviste in cui si immaginava il futuro : viaggi sulla Luna, pillole per mangiare..”

E mai che si vedesse un telefono portatile..

“Esatto.Si pensava a invenzioni per facilitare la vita. Quelle non ci sono state , tutto gira intorno alla comunicazione. E sai perché? Perché aumenta la possibilità di controllo da parte del potere . Il potere controlla le comunicazioni e tramite quelle controlla chi ne fa uso, cioè tutti noi. L’unica profezia avverata è quella di Orwell”

In questo mondo deragliato e vigilato , vorrei un ultimo giorno originale prima di chiudere pagina e ritirarmi. Dammi due idee

“Una pagina divisa in quattro e quattro fotografi nei diversi continenti che alla stessa ora GMT fotografano un soggetto analogo. E una rubrica settimanale che si occupa della strategia di comunicazione della politica, analizza come Berlusconi o il suo oppositore sono apparsi e perché”

Lo leggerebbero

“Io dico di sì”

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