martedì 14 luglio 2009

INTERVISTA A FANNY ARDANT

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“Non parlerà dei miei 60 anni?”

E invece sì: è così orribile per un’attrice avere quest’ idea?

“Ha detto la parola giusta: or-ri-bi-le!Per quanto mi riguarda , preferisco la morta alla vecchiaia. Detesto le attrici che spiegano come avere un aspetto giovanile, quali sono i segreti della bellezza della loro età. Non si raccontano queste cose : è vergognoso , come parlare di tasse o soldi. Lo trovo di pessimo gusto. Una cosa è certa : ho vissuto intensamente tutti gli anni della mia vita , il tempo che passa non mi interessa. Giro pagina ogni giorno , adoro le sfide e i cambiamenti, l’età per le donne non esiste, anzi non esiste per nessuno. L’argomento è chiuso. Bastà”

Per una donna di polso come lei , deve essere stato facile dirigere un film

“Fare il regista non vuol dire esercitare potere sugli altri, ma accompagnarli. Chi dirige in maniera autoritaria , come fosse il Dio del film , diventa la caricatura del regista. E’ la personalità che deve prevalere. L’energia e l’entusiasmo di Francois Truffaut , per esempio, erano talmente potenti che gli attori avevano impressione che i suoi film si dirigessero da soli , che tutto fosse spontaneo e normale. Ma anche MIchelangelo Antonioni , come Ettore Scola , ha avuto la stessa forza forza tranquilla , ottenendo sempre il massimo dagli attori,, senza mai castrare o umiliare”

Fanny Ardant regista assomiglia a questi straordinari modelli?

“Durante le riprese del mio film mi chiudevo in una stanza a dare calci a un grosso cubo di gomma per non urlare, per sfogarmi quand’ero disperata. Ho sempre rispettato tutti , anzi ero innamorata dei miei attori : quasi tutti uomini di diverse generazioni . Sa che cosa le dico? Detesto le leggi sulla parità : fossi a capo di un’impresa , assumerei solo personale di sesso maschile”

A Truffaut è stata legata per 4 anni e da lui ha avuto una figlia , Josephine. Che cosa c’è di lui in questo film? Quali ricordi? Quali influenze?

“Ho amato un uomo non un regista. Ho fatto due film meravigliosi , ma non ho mai mescolato vita professionale e vita privata. La sua domanda mi fa riflettere , ma per il momento non so risponderle. Forse mi sono lasciata andare al suo stesso entusiasmo , alla sua maniera intensa di lavorare a un film , ma i nostri universi sono diversi. Il tempo è passato , è diversa la dimensione”

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Una storia di ceneri e sangue, scritta e diretta da lei , un film nel quale si parla di violenza e morte. Che cosa ha voluto raccontare di sé?

“Le ho già detto che sono una bugiarda , quindi, anche se le dicessi che non c’entro niente con questa storia , non sarei credibile. E’ molto ambigua l’interazione fra me e la protagonista del mio film: una donna romena , immigrata in Francia, perde il marito assassinato in una faida familiare , e rimane sola ad allevare tre figli. Il film racconta il suo ritorno al villaggio natale, 18 anni dopo il dramma. E’ una storia di violenza ma anche di perdono , che a volte può essere più forte di tutte le condanne. Avrei voluto interpretarla , quella donna, ma ho rinunciato: troppo difficile nel mio debutto da regista. Ho dato il ruolo a Ronit Elkabetz , attrice israeliana che amo molto. Il resto del cast è formato da attori romeni , fra cui OLga Tudorache , una Jeanne Moreau dell’Est , una seduttrice che deve aver avuto centinaia di uomini ai suoi piedi”

Come Fanny Ardant?

“Noi, siamo due donne completamente diverse, io sono molto più fragile , più tormentata e non ho avuto così tanti uomini”

Scappano?

“Ebbene sì. Non sono una persona equilibrata, e amo troppo la mia libertà”

Leggende metropolitane narrano di una sua ventennale storia d’amore con il produttore italiano Fabio Conversi, il padre di Baladine, la sua terza figlia

“Non è vero , e non ne voglio parlare: tutto quello che si sa della mia storia con Fabio è inventato. Il nostro rapporto è più complesso di quello che si creda , ed è un segreto che no voglio svelare”

Merito suo se parla così bene italiano?

“Conversi non c’entra , il mio amore per l’Italia è nato molto prima , è legato a Scola , a Vittorio Gassman , a Marcello Mastroianni . Ho imparato l’italiano durante le riprese della Famiglia del 1987 . Avevo affittato una casa a Fregene , tutti parlavano perfettamente francese e io mi sentivo in colpa. Non ho preso lezioni , ma mi sono impegnata moltissimo. Quando raccontavano le barzellette ridevo con loro senza capire una parola, ma alla fine ho riso sul serio : il mio livello di conoscenza dell’italiano era arrivato a farmi capire una cosa complicata come la barzelletta. Ero felice, ho ricordi bellissimi di quel periodo”

Ha recitato nel Divo , il film di Sorrentino su Giulio Andreotti . Che effetto le ha fatto vedere al cinema un pezzo di quell’Italia che ha conosciuto?

“Non riguardo mai i miei film perché non voglio deludermi. però non posso negare che Andreotti mi ha sempre affascinato : è un uomo politico complesso e rappresenta un ‘epoca che non tornerà mai più. Era un grande uomo di Stato che ha saputo alimentare il suo mito , chiuso in una torre d’avorio. Niente a che vedere con i politici come Sarkozy e Berlusconi , personaggi che sfiorano costantemente il ridicolo”

Lei trova che abbiano qualcosa in comune?

“Sì, il disprezzo per la gente. Ci sottovalutano di continuo , pensano che siamo un branco di cretini. Sono due mercanti che decidono, purtroppo, le sorti e il futuro di due popoli”

E’ nonna : la sua prima figlia , Lumir , ha avuto una bambina. Le piace questo ruolo?

“Tantissimo. Mia nipote è nata quand’ero in Transilvania a girare il mio primo film. L’idea di poterla prendere per mano e portarla al parco , al cinema, raccontarle delle storie , mi rende profondamente felice”

I suoi sessanta arrivano in un periodo di grandi cambiamenti : il primo film da regista, la pima nipote. E’ vero che ha anche cambiato casa?

Sì, ho lasciato il XVI arrondissement per trasferirmi nel quartiere latino , ho attraversato la Senna per vivere sulla Rive Gauche. Ma è un cambiamento che non ho cercato : me l’anno proposto e ho accettato , con tante altre cose. Non sono una pianificatrice , anche il film è quasi arrivato per caso , per riempire i pomeriggi vuoti di un periodo in cui recitavo a teatro con Depardieu. Ho cominciato a scrivere la storia ho ricevuto un finanziamento pubblico e ho deciso di partire. E’ stata un’esperienza faticosa , fatta al risparmio ma con tanto entusiasmo. Speriamo che funzioni, altrimenti ..inshallah”

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