lunedì 13 luglio 2009

INTERVISTA A RAUL BOVA




Raul Bova ha interpretato Sbirri, tra i poliziotti della UOCD , in pratica la squadra anti-droga milanese. Ha partecipato a irruzione e retate e ha seguito interrogatori e arresti.



Avete lavorato in collaborazione con agenti veri. L’immagine che ne viene fuori è di una polizia molto sensibile nei confronti degli arrestati , una polizia che parla con un linguaggio politicamente corretto. Ma è tutto vero?



“All’inizio , io stesso ero scettico e aspettavo di vedere qualche loro passo falso. Ma poi ho capito. Quando arrestano il piccolo spacciatore e consumatore, sono i poliziotti i primi a rendersi conto che questi sono dei disperati , spesso gli anelli della catena di un sistema più grande di loro. Non c’è bisogno di usare la maniere forti. C’è bisogno di educazione , per combattere la droga. Il nostro film non giudica chi si fa , ma si domanda perché nella società in cui viviamo c’è gente di tutte le età e ceti sociali che ha bisogno di sballare con la cocaina, perché ci sono maestri elementari che si sparano l’eroina e poi vanno a insegnare ai bambini , perché bambini di dieci anni spacciano pasticche”



Risposte?



“Succede per le stesse ragioni per cui nello sport c’è il doping, perché si vuol vincere senza far fatica , perché nessuno vuole affrontare i problemi, perché non si crede più a niente , perché non si rispettano le regole”



Lei come è stato educato?



“Le faccio solo un esempio. Mio padre ha sempre pagato il canone e tutti lo prendevano in giro per questo. E lui si arrabbiava e rispondeva semplicemente “E’ un dovere, quindi si paga e basta”



Nel film si parla di cocaina , presenza ingombrante anche nel mondo dello spettacolo . Esperienze?



“Ne ho viste di tutti i colori , a feste e cene nell’ambiente . Sul set, no: un attore fatto non rende. Ma , a parte una piccola debolezza, per il vino, non sono attratto da nessuna sostanza che faccia perdere il controllo. Tantissimi anni fa una vacanza a Bali , mi sono trovato ad una festa dove cucinavano con dei funghi allucinogeni. Io mi ero tenuto a debita distanza ma poi, a un certo punto, ho sentito un calore pazzesco la braccio e ho pensato “Ecco, mi hanno fregato , chissà che ho preso, che cosa mi sta succedendo , che paura”. Poi, mi sono accorto che la manica della mia camicia stava prendendo fuoco da una candela..”



E’ ufficiale, Raul Bova è un bravo ragazzo..



“Guardi , è molto facile sniffare , fare il personaggio maledetto e , che ne so, andare con tutte le donne che capita . Ma collezionare storie di sesso , cosa che gratifica molto l’ego maschile , non porta lontano. Porta al fatto che , dopo qualche anno, ti ritroverai solo sul divano senza nessuno da abbracciare . Il sesso è una gran cosa ma la vita non è solo sesso : è amore, affetto , costruzione di un mondo privato e sereno. Io il mio ego l’ho sacrificato volentieri , perché credo nelle storie durature. Sono cresciuto sull’esempio sei miei genitori. Poi, di recente quando avevano già settant’anni, hanno avuto la loro prima crisi. Si sono allontanati per un mese. Poi mia madre si è ammalata e mio padre è tornato. Un legame così, una devozione così valgono più di tutte le avventure”



Lei e sua moglie siete sulla buona strada. State insieme dal’97 , avete due figli di 9 e 7 anni e adesso anche una casa di produzione . Com’è lavorare in coppia?



“Chiara ha una grande cultura cinematografica , eccellenti intuizioni , tra cui questi di Sbirri, che è merito suo . Siamo diversi , lei è milanese , ha frequentato la scuola tedesca , è molta precisa , io magari sono più superficiale e accomodante. Per questo ci siamo divisi i compiti in modo netto, lei si occupa della parte operativa , io faccio solo l’attore”



Ma poi la sera a cena ne parlerete, no?



“Abbiamo smesso. Perché era sempre fonte di incomprensioni . Lavorare insieme è un rischio , consuma la coppia , ti porta a litigare su cose per le quali altrimenti non litigheresti . E poi è stancante , finisce che non hai altri argomenti oltre al lavoro”



IN Sbirri, il figlio del protagonista muore per droga. La tragedia scatena i sensi di colpa del padre che la madre ha sempre accusato di essere troppo assente. Un tempo, erano le madri che lavorano quelle che soffrivano di sensi di colpa. Adesso capita anche agli uomini?



“A me capita, è capitato. Io faccio un lavoro che mi porta a stare lontano , anche lontanissimo e per lunghi periodi. E’ un lavoro privilegiato ma, agli occhi di un bambino, un’assenza è un’assenza. Il problema vero è che quando rientriamo a casa , spesso, noi uomini ci sentiamo estranei all’interno della nostra famiglia. Allora , cerchiamo di comprare l’attenzione dei figli rompendo delle regole che la madre ha faticosamente instaurato mentre tu non c’eri. Questo può portare a tensioni pazzesche. Chiara e io ci siamo passati e abbiamo capito che l’importante è parlare perché , parlando, le soluzioni si trovano sempre. Se ti tieni tutto dentro , ti si attiva una lente d’ingrandimento che rende ogni piccola cosa insormontabile”



Lei sembra una persona di buon carattere, solare. Punti deboli?



“Sono disordinato nelle cose pratiche , rigoroso, quasi rigido negli aspetti morali della vita e del lavoro. Se qualcuno promette e non mantiene, con me ha chiuso”



E’ geloso?



“Tremendamente”



E Chiara?



“Tra tutti e due è una bella lotta. Ma lei è più intelligente di me, riesca a razionalizzare meglio”



Come la droga e la gelosia , a volte è il successo che fa perdere la testa?



“Ci sono dei momenti in cui ti senti un supereroe : gli altri te lo fanno credere. Ma si fa in fretta a capire che è tutto aleatorio. Però io ho un enorme rispetto per tutti i fan , sono stato fan anch’io. Una volta, decine d’anni fa , avevo appena finito di girare Ultimo , conobbi un cantante italiano , famoso , che mi piaceva tanto. Gli dissi che le sue canzoni mi avevano ispirato , che avevo una grande ammirazione per la sua musica. Lui quasi non mi guardò in faccia, mi disse “Non ho tempo” e si girò dall’altra parte. Ci sono rimasto di merda. Da quel momento, ho giurato a mes stesso che per i miei fan, non avrò mai una giornata storta. Ogni autografo che non firmi è un sogno che uccidi”



In quasi vent’anni di carriera , lei è cambiato. C’è stato Bova idolo delle teenager , poi Bova Santo e poliziotto delle fiction , Bova alla svolta intellettuale con la Finestra di fronte di Ferzan Ozpetek.



“Non pretenderà che mi analizzi? Mi fa schifo parlare di me in terza persona”



Volevo arrivare al capitolo Bova in America. Veni, Vidi, Vici?



“Non lo so se ho vinto. Mi sono tolto la situazione di dimostrare a quelli che dicevano che non ce l’avrei mai fatta di aver lavorato in produzioni americane. Ho imparato l’inglese e molte altre cose. L’idea di mettermi a produrre mi è venuta lì , dall’esempio di attori come George Clooney che, con i guadagni che vengono da film più commerciali , poi realizzano opere più difficili e personali”



Però è tornato in Italia?



“Dopo l’esperienza di una serie Tv americana , ho capito che insistere e poi trovarsi a fare la parodia dell’italiano non mi interessava. Certo, siamo tutti un po’ vittime del mito di Hollywood ma è un errore. Ci tornerò , se ci saranno le occasioni giuste. E poi non c’è solo l’America . Un attore ha , in teoria, il mondo intero a disposizione. E , in pratica, buoni film o cattivi film. Ed è tra questi che bisogna scegliere”



Dopo il Bova in America cosa c’è?



“Bova in progress , spero. Voglio crescere , migliorarmi”



E con gli anni che passano come la mettiamo?



“Alla prossima intervista avrò qualche capello brizzolato in più”

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