giovedì 23 luglio 2009

INTERVISTA A ROBERTO SAVIANO, ESCE IL NUOVO LIBRO “LA BELLEZZA E L’INFERNO, SCRITTI 2004-2009”

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Roberto Saviano torna con “La Bellezza e l’inferno, Scritti 2004-2009” un libro con una raccolta di monografie di personaggi che resistono. L’intervista è andata in onda su radio 105

Avevi voglia di far vedere a tutti che facevi un altro libro molto, molto bello..

“Diciamo che avevo voglia di mostrare a chi pensava che mi sarei fermato , che io non avrei più scritto. E l’ho dedicato ai miei lettori perché in questi anni sono loro che hanno reso pericolose le parole di Gomorra”

Nella prefazione c’è una bellissima frase sul senso dello scrivere “Uscire. Riuscire a iscrivere una parola nel mondo , passarla a qualcuno come un biglietto con un’informazione clandestina m, uno di quelli che devi leggere, mandare a memoria e poi distruggere , appallottolandolo mischiandolo con la tua saliva, facendolo macerare nel tuo stomaco. Scrivere è resistere , è fare resistenza”

“Mah , può sembrare un delirio romantico, ma davvero io credo profondamente in queste parole. Scrivere è resistere nella misura in cui permette di raccontare il Paese e quindi è una promessa di trasformazione in qualche modo. Da quando per esempio le prime pagine dei giornali hanno cominciato a occuparsi della camorra imprenditrice , quindi non più della camorra che spara e basta , molte cose sono cambiate. E tutto questo sembra segnalare una resistenza. La forza del raccontare sta nel fatto che comunicando un meccanismo , molto probabilmente lo stai svelando a milioni di persone , che molto probabilmente riusciranno a trasformarlo”

E a reagire a questo. E’ una cosa tutta italiana : nel momento in cui parla di un nostro problema , “Stai sputtanando il Paese”.

“E’ una delle accuse che più mi ferisce”

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C’è anche, nella tua prefazione, chi non deve leggerlo?

“Mah, quella è stata una sorta di piccola vendetta. Ho voluto segnalare che questo libro non è destinato a tutte le persone che in passato erano intorno a me , tutti i miei amici , le persone con cui sono cresciuto. Persone che con tantissima indifferenza mi hanno lasciato , direi abbandonato , proprio nel momento più difficile. Chi vive nella mia condizione diventa un uomo peggiore , così diventi nervoso, ossessivo su di te, ti senti accerchiato , spiato, quasi ogni settimana c’è un allarme sulla tua vita , inizi a convivere con l’idea della tua morte che non arriva mai o che dovrebbe arrivare , non puoi uscire e ogni cosa la devi pensare tre giorni prima. Insomma, diventi un essere difficile da trattare. Ma è proprio in quel momento che ti aspetti che chi ti è stato vicino capisca, per traghettarti in un territorio di affetti un po’ più libero. E invece così non è stato”

Raccontaci un po’ questa vita blindata. Nel libro scrivi di quando non ti fittavano le case o te le fittavano a quattro volte tanto il prezzo dicendo “Dottò, io vi stimo tanto , ma io come faccio , mettetevi anche nei panni nostri”

“Sì è stata una delle cose più tragiche , ma come tutte le cose tragiche hanno un risvolto ironico. Io arrivavo lì con la mia scorta , soprattutto in alcune zone della Campania, ero presentato dai Carabinieri”

Buone referenze..

“Infatti, questi erano contentissimi all’inizio. Poi vedono l’auto blindata e sono ancora più contenti perché credono sia un politico, magari un ministro. Arrivavo e c’erano le scuse più incredibili , tipo “non è per me , ma per i miei figli” oppure “Io gliela darei la casa , pure gratis, ma il condominio non me lo permetterebbe mai” fino a quelle che moltiplicavano il fitto perché sa, “ognuno si deve prendere i suoi rischi..”. In un residence in una zona molto ricca di Napoli i vicini raccolsero ognuno una quota per pagare al proprietario del residence il mensile per mantenere vuota la stanza che mi affittava”

In questo libro piacciono molto i racconto che hai dedicato a Beppino Englaro e Tatanka.. Uno è l’inferno e l’altro la bellezza?

“In qualche modo sì. Io ho cercato di raccontare storie di resistenza e di talento. Per esempio , di Beppino Englaro ho raccontato la storia di un padre che in qualche modo salva la democrazia. Non decide di fare un’eutanasia all’italiana, 50,200,100, 150 euro dati ad infermieri privati nel silenzio per staccare la spina. Lui decide di affrontare in maniera legale il tutto e in questo modo dà fiducia alle istituzioni. Poi la storia dei pugili marcianisani in terra di Camorra che riescono in una palestra minuscola a vincere le Olimpiadi”

E Enzo Biagi? Lui ti ha chiamato e ti ha detto: Vieni a pranzo da me che voglio parlarti un po’

“Un giorno arriva questa telefonata stranissima e mi dice “dobbiamo vederci” . Enzo Bigi ritorna con la sua trasmissione dopo 5 anni e il primo che intervista sono io. E’ stata una cosa abbastanza unica. Ricordo che mi telefonò durante la trasmissione il presidente Napolitano e io pensai che fosse Fiorello , perché non pensavo proprio che il presidente si volesse complimentare con me”

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