venerdì 24 luglio 2009

INTERVISTA A UMBERTO AMBROSOLI FIGLIO DI GIORGIO, L’AVVOCATO UCCISO DA MICHELE SINDONA

Umberto Ambrosoli è figlio di Giorgio, l’avvocato ucciso 30 anni fa a Milano da un killer assoldato da Sindona

Quando hanno ucciso Giorgio Ambrosoli avevi solo 8 anni. Ora ne hai 38 e che fai l’avvocato cosa ne pensi della vicenda che ha portato alla sua morte?

“Ovviamente ci sarebbero da fare mille recriminazioni ma io di questo quadro tutto nero voglio concentrarmi sull’unico punto luce: c’è e continua a brillare dopo 30 anni. Tra il pensiero di queste cose brutte e quello di “caspita però cos’ha fatto” preferisco di gran lunga il secondo”

Sulla storia di tuo padre hai scritto anche un libro “Qualunque cosa succeda”. Come mai questo titolo?

“E’ la citazione di una lettera che papà scrisse a mia madre nel 1975, un anno dopo aver assunto il ruolo di liquidatore della Banca Privata Italiana : “Qualunque cosa succeda tu sai cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali abbiamo creduto”

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Aveva già capito quello che gli sarebbe successo ma nonostante le minacce e le pressioni ha deciso di andare avanti a fare il proprio lavoro. E’ questo l’insegnamento più grande che ci ha lasciato?

Il vero messaggio che bisogna imparare da questa storia è che ciascuno di noi ha la possibilità , nella quotidianità della propria esistenza , di dare il meglio per la società nella quale vive. Che si tratti della famiglia , della propria città , dell’azienda nella quale lavora o dell’interesse generale del Paese è solo una questione di opportunità di scelte”

Cosa vuoi dire?

“Che mio padre non si è fermato per essere un uomo di quelle responsabilità. Si è formato per essere un cittadino che rispetta le regole e così è stato. E’ chiaro che a un certo punto della vicenda è stato travolto da responsabilità che andavano molto oltre il suo essere avvocato ma lui non ha fatto altro che rimanere lo stesso di prima”

Forse è per questo che Corrado Stajano l’ha definito un eroe borghese?

“Siamo abituati a un immagine di eroismo, fatta di persone che gridano , che si mettono alla guida di un plotone o che compiono cose mirabolanti. Mio padre , invece, è la dimostrazione che anche nella tranquillità della vita borghese si può essere chiamati ad essere eroi”

Le sentenze contro mandante ( Sindona) , killer (Aricò) e intermediario ( Venetucci) hanno detto tutta la verità oppure c’è ancora qualcosa da chiarire?

“Rispetto alla polizia giudiziaria del nostro Paese dove la prescrizione la fa da padrona dove si celebrano oggi processi vecchi di trent’anni , questa vicenda ha la peculiarità di essere arrivata a delle conclusioni con la sentenza del 1986. Le responsabilità sono tutte molte chiare ma il problema è che sembrano non interessarci”

In che senso?

“Parlo di mancanza di interesse per dire che, a parer mio, l’abitudine della nostra società a confrontarsi con le responsabilità proprie e altrui e molto poco sviluppata. E’ infatti, abbiamo costanti ricicli di persone che raggiungono la vetta , cadono e e non è che restano giù con la riprovazione popolare. No, tornano in ruoli importanti. Ferma restando la possibilità per chiunque di potersi riscattare , un po’ di esempi in Italia ci dicono che non abbiamo imparato abbastanza dal passato”

Esaminando i documenti delle banche di Sindona , tuo padre ha scoperto legami con personaggi della politica (Giulio Andreotti e Amintore Fanfani) , del Vaticano (il vescovo Paul Marcinkaus) e delle logge segrete (Licio Gelli della P2). Questi intrecci sono ancora possibili?

“Purtroppo da un punto di vista tecnico ( lo so perché nel mio lavoro mi occupo anche di questo) quelle cose sono ancora possibili . Basti pensare che le operazioni fiduciarie che hanno innescato i crack del passato sono le stesse all’origine dei grandi scandali di oggi”

Ma sugli intrecci?

“Posso solo dire che i legami tra il potere politico e quello finanziario hanno conseguenze deleterie. Questo intreccio deve essere slegato e mio padre ha dimostrato che per farlo non serve nessun superpotere. Basta fare semplicemente il proprio lavoro”

Da avvocato cosa pensi di Tangentopoli : protagonismo dei giudici o lotta all’illegalità?

“Bè, di certo è stato un periodo di speranza ma non che tutti i brutti e i cattivi finissero in carcere. Speranza che da quel momento in poi la cosa pubblica potesse essere vissuta diversamente da un grande bottino da spartirsi da amici. L’entusiasmo popolare che ha accompagnato i primi due anni di Tangentopoli , che ha avuto anche degli effetti negativi come il lancio delle monetine a Craxi, era la testimonianza che i cittadini non ne potevano più . Potevamo ottenere molto di più da quel periodo ma non in termini di condanne : parlo di evoluzione del sistema politico”

1 commento:

fasanobi ha detto...

“Il vero Paese è quello che costruiamo con il nostro lavoro”.
Giornata in memoria di Giorgio Ambrosoli
Lunedì 11 maggio 2015, alle ore 17:30, si terrà in Eboli, nell’ambito del nuovo Largo Giorgio Ambrosoli – alle spalle della centralissima Chiesa di San Bartolomeo – una cerimonia in memoria dell’Avv. Giorgio Ambrosoli, barbaramente ucciso, l’11 luglio 1979, in Milano, all’ancora verde età di 45 anni, da un sicario al soldo del banchiere Michele Sindona.Sua unica colpa aver voluto adempiere, con onestà e diligenza, all’incarico di Commissario Liquidatore della Banca Privata Italiana.
La cerimonia – che sarà preceduta dalla visione,destinata agli allievi delle scuole superiori, in mattinata, presso l’Istituto d’istruzione superiore “Perito – Levi”, del film “Un eroe borghese”, pellicola del 1995 diretta da Michele Placido e tratta dal romanzo omonimo di Corrado Stajano – è stata ideata dall’Associazione Giorgio Ambrosoli Salerno, di concerto e con il patrocinio morale e materiale del Comune di Eboli, in persona del Commissario Prefettizio Dott.ssa Vincenza Filippi. Per l’Associazione parteciperanno il Presidente, Dott. Raffaele Battista, Capo di Gabinetto presso la Questura di Salerno ed il Segretario, Avv. Pasquale D’Aiuto.
L’Avv. Giorgio Ambrosoli è Medaglia d’oro al valor civile: “Commissario liquidatore di un istituto di credito, benché fosse oggetto di pressioni e minacce, assolveva all'incarico affidatogli con inflessibile rigore e costante impegno. Si espose, perciò, a sempre più gravi intimidazioni, tanto da essere barbaramente assassinato prima di poter concludere il suo mandato. Splendido esempio di altissimo senso del dovere e assoluta integrità morale, spinti sino all'estremo sacrificio”. Milano, 12 luglio 1999.
Tra l’altro, il Dott. Raffaele Battista ricorderà la figura dell’Avvocato Ambrosoli e la Dott.ssa Filippi ne leggerà la struggente e profetica lettera lasciata alla moglie Anna.
La cittadinanza tutta è inviata a partecipare.