mercoledì 5 agosto 2009

INTERVISTA AD EMMANUEL BEZ, FONDATORE DEL THEATRE DU CENTAURE

Emmanuel Bez è conosciuto come Manolo , ed è il fondatore del Théatre du Centaure. Il gruppo porta in scena il mitico centauro.

Flux, spectacle du Théâtre du Centaure (Camille et Manolo) à Saint-Nazaire

Dalla sua fondazione il Théatre du Centaure vive un’avventura e un’utopia : inventare l’attore centauro. Il mito è diventato realtà?

“Sì e anche no. No perché quella dell’attore centauro è un’utopia, per sua natura, e qualcosa che non si può realizzare. Sì perché oggettivamente il Théatre du Centaure è una realtà molto concreta , e ilo mito è incarnato in attori veri e animali veri , che esistono realmente , vivono insieme da 10 anni , fanno spettacoli e girano il mondo. Questo mito, questa utopia, è dunque reale e irraggiungibile allo stesso tempo. E per noi è bello e importante provare a credere oggi in una nuova utopia”

Cosa vi spinge?

“ Nella società contemporanea , in cui sembra che i valori principali siano venuti meno e le tradizioni del passato si siano perdute , noi abbiamo bisogno di credere a qualcosa di impossibile da realizzare , a qualcosa lontano da raggiungere. Questo attore-centauro è una sfida e un miraggio che esiste realmente attraverso i suoi spettacoli , ma è al contempo un’utopia, indispensabile”

Il centauro è per metà uomo e per animale. Una fusione metaforica: coma l’ha realizzate in scena?

“Sul palco facciamo un lavoro molto concreto e molto tecnico , un lavoro dell’attore e del suo cavallo. Usiamo precise tecniche equestri, ma la cosa più importante , nel nostro metodo di lavoro, è la relazione tra gli attori e animali”

Come intrecciate questo speciale rapporto?

“Si tratta di relazioni che durano da anni e che sono state coltivate nel tempo. Servono infatti anni di vita in comune per arrivare ad instaurare un legame così unico e prezioso. Per noi il centauro è fatto di uomo e di cavallo , ed esiste in funzione della relazione tra le due realtà. Per il Théatre du Centaure quel che conta è l’alterità , intesa come la relazione con l’altro, con chi è differente da noi- che costruisce però nel profondo anche noi stessi”

I cavalli hanno un potere evocativo forte . Da quali suggestioni nasce l’amore per questi animali?

“Non saprei dire da cosa nasce un modo affettivo così stretto . Forse c’è da sempre. L’idea della compagnia Theatre du Centaure arriva da lontano. Da quando ero bambino , e tutti mi chiedevano “Che cosa vuoi fare da grande?”. Io dicevo “Voglio stare in una grande casa , una fattoria con dei cavalli e degli attori”. Non sapevo perché , ma mi veniva spontaneo rispondere così”

Che cosa rende speciale il legame tra l’attore e il cavallo?

“Ogni attore che oggi fa parte della compagnia è stato un incontro importante , e così pure l’incontro di ciascun attore con i cavalli, per creare quell’unione tra la metà animale e la metà umana che c’è in tutti noi. Camille ( la sua compagna ndb) lavora da dieci anni con un cavallo frisone che ha incontrato quando lui aveva 6 anni. E’ stata una relazione cresciuta nel tempo: Graal era piccolo e oggi è un cavallo di 16 anni. Ci sono cavalli differenti che portano energie diverse: c’è chi è più calmo , chi è più dinamico, e ogni cavallo crea con il suo amore un centauro diverso e con caratteristiche differenti”

Per i vostri spettacoli prediligete delle razze particolari?

“Sì, le razze frisone perché sono docili e abituate al lavoro”

La vostra vita è indissociabile da quella dei cavalli anche fuori scena?

“Sì. Il lavoro della compagnia va al di là degli spettacoli ed è una scelta di vita. Lo spettacolo è la parte visibile dell’iceberg , la vita è tutto il resto che sta sotto ma che è importantissimo e consente alla punta di emergere. A Marsiglia abbiamo creato uno spazio che assomiglia proprio a quello che sognavo da bambino, in cui vivere con i cavalli. Ci sono solo 5 metri tra le nostre camere e gli alloggi dei cavalli. Quando siamo in tournée , e questo capita molto spesso, noi rimaniamo sempre con i nostri animali : quando siamo andati a Berlino per lo spettacolo Flux, abbiamo viaggiato per due giorni nel camion insieme ai cavalli. Così come quando siamo andati a Istanbul , e io ho viaggiato in aereo accanto a loro”

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Quando tempo richiede la preparazione di uno spettacolo?

“E’ difficile rispondere perché noi il tempo che porta ad uno spettacolo è quello della relazione che costruiamo con i cavalli e questa si crea nel corso degli anni. Non posso certo dire che per fare uno spettacolo abbiamo bisogno di diversi anni , ma certo il fatto di puntare tutto sulla relazione richiede un enorme investimento di tempo. Flux, ad esempio, è un progetto internazionale che ha richiesto parecchio tempo per la realizzazione dei video fatti in differenti città. Ogni luogo è diverso e il progetto lavora sulla specificità del luogo. Prendere e donare il tempo è una cosa importante nella società di oggi. Alcuni versi dello spettacolo scritti dal poeta Fabrice Melquiot dicono infatti “Il tempo è un regalo che non si può riprendere una volta che lo hai donato”

Parliamo di questo ultimo lavoro, Flux. E’ un viaggio a tappe di sensazioni visuali e sonore. Da cosa trae origine?

“Ci sono più origini, con Flux abbiamo cercato di portare l’utopia del centauro nella società contemporanea , nel mondo reale. Per questo siamo usciti dai teatri per andare in luoghi reali: un porto, una città, uno spazio industriale… Abbiamo pensato di condurre lo spettatore in un viaggio e vogliamo che il pubblico sia dinamico e si muova insieme a noi. Flux è un viaggio metaforico nell’Europa per ricordare i legami, i flussi di vario tipo che si creano: flusso migratorio , economico, energetico e alla fine questi flussi diventano dei legami che ci uniscono e sono più importanti delle frontiere che ci separano”

Farà tappa in Italia?

“Sì. La versione di Flux che abbiamo preparato per il Festival Teatro a Corte nel maneggio reale di Druento è nata per quel luogo specifico ed è frutto di un legame speciale con il festival costruito nel corso del tempo , da due anni a questa parte. Questo spazio è calmo e armonioso e qui abbiamo pensato di creare un percorso semplice di un’ora, come una sorta di passeggiata costruita a partire dal tema dell’amore, del legame con l’altro che è il flusso più importante. Flux non è uno spettacolo ma un’esperienza poetica che spettatori e centauri vivono insieme”

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