giovedì 20 agosto 2009

INTERVISTA A CLAUDIA PRIANO, SCRITTRICE . ULTIMAMENTE HA SCRITTO UN LIBRO SULLE VIOLENZE DOMESTICHE

Claudia Priano è una scrittrice

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“non esiste donna che non sia stata vittime di una violenza , magari piccola , da parte di un uomo”. Lei racconta la sua “Da ragazzina, mi si formò il seno all’improvviso. Una volta venni inseguita da un uomo , facevo le medie e stavo tornando da scuola , con la cartella sulle spalle. Aprì la portiera dell’auto e cercò di trascinarmi dentro. Mi misi a gridare e riuscii a divincolarmi , ma per parecchio tempo continuai ad avere paura. Temevo di incontrare di nuovo il mostro. A casa non dissi nulla. Paradossalmente, la vergogna era mia”.

Claudia ha scritto un romanzo Smettila di camminarmi addosso

Perché un libro sulla violenza domestica?

“In generale, la condizione femminile, soprattutto la mancanza di autonomia delle donne , è un tema che sento vicino, che mi fa soffrire. Come la maggior parte delle donne della sua generazione, nate e cresciute prima del Sessantotto , mia madre era casalinga , e credo abbia vissuto la dipendenza con disagio”

Se c’è un rapporto diretto tra la mancanza di autonomia economica e gli abusi, come mai oggi molte donne lavorano, ma le violenze non sono finite.

“E’ vero che le donne non fanno più soltanto le mogli e ble madri, è vero, anche, però, che il lavoro femminile spesso è pagato meno di quello maschile, che le possibilità di fare carriera sono inferiori e che, per raggiungere le stesse posizioni, una donna deve fare più fatica. In Italia, almeno. Se la società offrisse a tutti le stesse opportunità , se si uscisse dallo stereotipo del maschio che pensa alla famiglia , la situazione cambierebbe”

Prima lei ha citato il Sessantotto. Non sembra che il movimento di emancipazione sia servito a molto , almeno rispetto alle violenze in famiglia.

“Le lotte di quegli anni sono state un momento di rottura , un conflitto che era necessario. Oggi, invece, uomini e donne dovrebbero collaborare . L’esigenza di vivere in una società più paritaria è condivisa da molti uomini. Esistono associazioni , come Maschile plurale (http://www.maschileplurale.it/) che lottano per questo. Che si fanno domande “E’ giusto che ai maschi venga richiesto di dedicare così tempo al lavoro?Che , fin da piccoli, si venga spinti a essere competitivi?”. I ruoli rigidi e gli stereotipi intrappolano anche gli uomini”

Nella realtà , ha mai conosciuto un uomo violento?

“Il marito di un’amica. Non che lei sia mai finita all’ospedale per le botte , ma il punto è proprio per questo: non esiste solo quel genere di abuso. Ci sono anche i maltrattamenti psicologici, la svalutazione quotidiana dell’altra persona. Il brutto è che le stesse vittime di questo tipo di violenza , non la riconoscano come tale. Ci sono donne che arrivano a pensare “Io non sono niente, io non valgo niente”.

Claudia Priano

Per questo genere di maltrattamenti i muscoli non servono. E’ propria certa che non esista anche un fenomeno opposto?

“Mogli aggressive ce ne sono. Non credo, però, che si possa parlare di un fenomeno sociale. E’ vera un’altra cosa , invece. Se un uomo cresce con i stereotipi in testa, evidentemente parte della responsabilità va anche alla madre. Ogni volta che mi capita di andare a prendere i miei nipotini all’asilo , mi rendo conto di come certe mamme trattano maschi e femmine in modo completamente diverso”

E se non fosse solo un problema di educazione? Di recente, la giornalista e psicologa Susan Pinker ha scritto un libro, Il paradosso dei sessi, del quale si è parlato molto. Sostiene che ormoni e geni spiegherebbero , almeno in parte, perché le donne fanno meno carriera degli uomini

“Il testosterone , nei maschi, stimolerebbe la forza e l’attrazione per il pericolo. Mentre nelle donne , l’ossitocina favorirebbe l’empatia, che a sua volta , ostacolerebbe la competitività necessaria a eccellere nel lavoro. Per me si tratta di tesi generiche e sessiste. Le differenze , ovvio, ci sono , ma non devono diventare un alibi per tenere le donne in posizione di subalternità”

Parliamo di violenze fuori di casa. Non crede che quando a violentare sono gli stranieri , le reazioni di scandalo rappresentino, in alcuni casi , solo un’altra faccia del machismo? Legate, più che alla tutela delle donne , alla difesa delle proprietà : giù le mani dalla nostra roba , dalle nostre femmine?

“Assolutamente d’accordo. E non credo neppure che gli stupri siano aumentati. Personalmente , non mi sento più minacciata che in passato e non ho paura a tornare a casa da sola alla sera. Se ne parla di più , soprattutto, per ragioni strumentali. Serve alla politica per distogliere l’attenzione da altri problemi. Sui maltrattamenti che avvengono in famiglia non c’è lo stesso livello di attenzione”

E di questa scarsa attenzione lei accusa anche la Chiesa che, in nome della tutela della famiglia a tutti i costi, derogherebbe su quella delle donne

“E’ vero che in Italia la famiglia è considerata un luogo sacro e che l’influenza della Chiesa è molto forte. La Chiesa decide e suggerisce , i politici applicano. Ma, come racconto nel mio libro, spesso a fare da complici del marito violento sono anche i parenti di lei , quelli che dicono “Resisti , in fondo lui ti ama , penso ai tuoi figli e poi dove vai?”. E’ più difficile che la moglie di un professionista di successo denunci i maltrattamenti. E la ragione è che ha un ruolo sociale da difendere , che riguarda non solo lei , ma anche il resto della famiglia, gli amici. Perché la vera , grande paura è il dopo. C’è l’idea che senza un uomo non si possa stare”

Nella premessa del suo libro , oltre a specificare che la storia è frutto della sua fantasia , lei dice che c’è un solo episodio reale . Quello della studentessa che durante un incontro , si alzò e le chiese “lei sa dirmi perché oggi le donne si sentano così sole?”

“Sì. E quella domanda mi ha fatto molto riflettere”

Posso sapere qual è la risposta?

“Si sentono sole perché lo sono. E il motivo è che le istituzioni che leggi non le tutelano abbastanza”

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