giovedì 6 agosto 2009

INTERVISTA A CLAUDIO BAGLIONI CHE PARLA DEL SUO PROGETTO, QPGA

QPGA, acronimo di questo piccolo grande amore è Un libro, un album e una tournée. Per questo c’è un Baglioni soddisfatto.

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In realtà qual è la sua sensazione?

“QPGA è anche un film. Un progetto in quattro parti , per questo ironicamente ribattezzato quadrigetto. La soddisfazione è una condizione che si supera nel momento in cui la si raggiunge. Per fortuna. Altrimenti la creatività morirebbe. Essere artisti significa essere condannati a rincorrere la soddisfazione. E , se si è fortunati, a non raggiungerla mai.

Lei ha composto l’inno dei Mondiali di nuoto, colpisce una frase “Impariamo dall’acqua, che unisce e non divide”. Abbiamo ancora molto da imparare , visto che la mancanza di acqua divide tante popolazioni dal mondo cosiddetto moderno

“Vero. Io mi riferivo anche, in particolare, al mare. E’ grazie al mare , infatti, che gli uomini hanno potuto incontrarsi e scambiarsi il patrimonio della loro umanità e delle loro esperienze. Un flusso vitale che non si può e non si deve interrompere. Anche in questo senso l’acqua è vita. Sia perché senz’acqua non ci può essere vita ; sia perché ,se non ci fosse stata l’acqua sarebbe stato molto difficile e, in qualche caso, impossibile incontrarsi. E la vita – come diceva un grande musicista e poeta sudamericano – è l’arte dell’incontro”

Tempi di oggi: cantanti ( pochi) che ormai si può dire facciamo parte della storia non solo artistica italiana ( e tra questi Baglioni) , e cantanti che artisticamente nascono , vivono e muoiono il tempo di una stagione , e sono tantissimi. Di chi è la colpa?

“Credo che incidano soprattutto due fattori. Da un lato velocizzazione del tempo e contrazione delle esperienze di vita. Oggi si consumano molte più cose e molto più in fretta. Il che significa che la speranza di vita di un prodotto – e film , libri o dischi non fanno eccezione – è più breve rispetto a 20 0 30 anni fa. Dall’altro lato c’è il fatto che, da tempo, la musica non è più centro ma periferia dei pensieri. Non si vive più di musica , come accadeva negli anni’60 e ‘70. La musica è molto più presente , ma molto meno importante. Oggi la si sente ovunque , ma non la si ascolta più. Più che un problema di abbassamento della qualità dell’offerta ( che pure c’è) , credo ci sia un problema di calo dell’attenzione . Siamo distratti cerchiamo altro”

Per cosa sarebbe disposto e lascerebbe il mondo della canzone?

“La musica sceglie noi. Non viceversa ed è sempre”

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Negli anni’70 in molti cantavano canzoni di impegno politico , oggi pare se siano perse le tracce. La politica forse non suscita più interesse anche nei cantautori?

“Un artista , un uomo che fa musica è un uomo che pensa. E chi pensa fa politica : sempre. Non credo si siano ridotti la passione o l’interesse per la politica. Semmai è cambiato il linguaggio. Oggi meno diretto , meno militante se vogliamo. C’è più spazio – parlo di quantità non di qualità – per letteratura e poesia e per un uso più ricco della lingua. Dopodiché , oggi come allora , le canzoni si dividono in due grandi famiglie : quelle belle ( nel senso alto del termine) che lasciano il segno a quelle brutte , che passano senza dare nulla. Anzi, forse , togliendo qualcosa.

Ha ancora un senso il Festival di Sanremo? Perché si parla più del conduttore che non dei cantanti?

“Il festival è un prodotto tv: segue le regole di quel mondo. E’ uno spettacolo popolare , con i valori e i limiti che la definizione può contenere. E conosce edizioni più o meno fortunate”

Se Baglioni fosse uno sconosciuto con la passione della musica , prenderebbe parte ad un karaoke?

“Non so. Forse no. La musica è un’esperienza intima , profonda, intensa. Richiede un tempo e uno spazio propri , e una relazione non di superficie tra chi la fa e chi ascolta. Preferirei suonare. O Cantare, ma senza base. Fare musica è comunicare e la comunicazione – almeno per me – è verità”

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