lunedì 17 agosto 2009

INTERVISTA A DIEGO BUNUEL , DOCUMENTARISTA DI GUERRA

Diego Bunuel nato nel 1975 , nipote del regista Luis. La mamma , regista anche lei, ha diretto la fiction Dalida con Sabrina Ferilli.

Nonostante il fisico e la faccia da attore, Diego ha deciso di fare il giornalista di guerra. Prima per la carta stampata e poi per la Tv. Lui adesso si è inventato un genere : documentari su luoghi pericolosi , ma non raccontando le solite cose.

diego-bunuel1

Perché si è commosso?

“Non vedevo un pezzo del mio lavoro da tanto tempo. Noi giornalisti andiamo in giro, conosciamo la gente, rubiamo un po’ della loro storia e poi andiamo via verso altre persone, altre storie. Continuano anche i drammi qualcuno muore e , a ripensarci, sai che hai fotografato un momento irrepetibile. Non puoi non sentirti coinvolto”

Si dice che il giornalismo sia morto . Lei dimostra che è più vivo che mai

“Se il giornalismo muore è colpa della pigrizia mentale dei giornalisti , del predominio dei luoghi comuni. Il titolo scherzoso della serie è Non dire a mia madre che..( su NatGeo Adventure su Sky) perché , ogni volta che dicevo vado in Pakistan o in Afghanistan o in qualunque posto caldo del mondo , mamma andava fuori di testa. Questo succede perché i media tradizionali stressano la realtà , enfatizzano gli orrori, usano tutto il sangue che c’è per vendere meglio la merce”

Ma non è che le guerre non esistano

“Certo. Ma i contesti sono più complessi e sfaccettati. A me non interessa far vedere l’ennesimo bombardamento o l’azione di un guerrigliero. Per quelli , ci sono la Cnn e altre centinaia di Telegiornali. A me non interessa quello che è rimasto fuori dal racconto altrui. Io voglio capire come vivono le ragazze della nazionale di nuoto di un Paese islamico o seguire l’attività di una biblioteca circolante in mezzo alle montagne più sperdute della Colombia”

Come scova storie così originali?

“Faccio lunghe ricerche , soprattutto su Internet. Senza internet, non saprei da dove iniziare. Poi, vado sul posto e filmo quello che vedo. A volte, salta fuori qualche storia imprevista, o altre si rivelano meno interessanti di quello che credevo ma , in gran parte, tutto si basa sulla documentazione fatta prima”

Sul posto poi contatta la Ong? Si fa aiutare da loro?

“Per carità. Io , appena sento nominare una Ong, scappo. Non mi fido. Se un giornalista si accoda a una Ong, avrà la pappa pronta ma solo la versione ufficiale. E ,m nella mia esperienza, la maggior parte delle Ong sono composte da gente che vuole vita comoda , pubblicità sui media e potere”

Che direbbe suo nonno Luis , se vedesse i suoi documentari?

“Gli piacerebbe , credo. Lui ha inventato lo humour surrealista , il mio è humour surrealista”

Ne dites pas à ma mère... - Que je suis en Afghanistan

Dove andrà prossimamente?

“Le zone di guerra le ho coperte quasi tutte con questa serie , adesso ne sto preparando una nuova dedicata ai conflitti sociali delle grandi metropoli. Si chiama Chaosville , e andremo a Johannesburg , Lagos, Saigon, Manila e Beirut. La stragrande maggioranza dell’umanità ormai vive nella metropoli e in futuro la percentuale sarà sempre più alta. Sono queste le nuove “war zones”.

Niente più titolo dedicato alla mamma?

“Comincio ad essere più grandicello per continuare a nominare la mamma. E’ tempo di crescere”

Lei è anche sposato . Che cosa pensa sua moglie del suo lavoro?

“Il dibattito è aperto , più aperto che mai. Ad agosto nascerà il nostro primo bambino e credo che starò fermo . Almeno per un po’”

Nessun commento: