martedì 29 settembre 2009

INTERVISTA AL GENERALE MAURO DEL VECCHIO “ Andarsene prima dall’Afghanistan sarebbe una catastrofe”

Mauro Del Vecchio è generale dell’esercito , senatore del Pd. Ha guidato l’operazione Isaf ( della Nato , su mandato dell’Onu) in Afghanistan tra 2005 e 2006.

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I soldati italiani sono sempre più nel mirino. Qual è la situazione sul campo?

“Rispetto a quando ero lì , è sicuramente peggiorata. Sono aumentati gli attacchi da parte di talebani , terroristi , criminali comuni e milizie islamiste”

L’Italia deve prepararsi ad altri lutti?

“Speriamo di no. Ma la situazione è molto dura”

Quanto dovranno rimanere i soldati italiani?

“L’approssimazione è d’obbligo in uno scenario così complesso. Ma l’obiettivo plausibile è quello di una permanenza fino al 2015”

Può spiegare che fanno laggiù i militari italiani?

“L’Isaf ha il compito di sostenere l’Afghanistan nel processo di democratizzazione e stabilizzazione. I militari italiani aiutano il governo nel controllo del territorio , addestrano le forze di sicurezza afghane, compiono operazioni umanitarie e di ricostruzione essenziali in un Paese da 30 anni in guerra: ponti, scuole, pozzi.

E Compiono anche azioni di guerra

“Siamo a sostegno delle forze afghane. Certo, può capitare di essere coinvolti nelle situazioni di cui parla

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L’Italia ha regole d’ingaggio diverse da quelle degli altri contingenti Nato?

“No, le regole sono uguali per i 42 contingenti. Qualche nazione pone limiti all’adesione a quelle norme: non l’Italia”

Qual è la differenza con l’altra operazione presente in Afghanistan, quella americana chiamata Enduring Freedom?

“Il loro mandato è diverso: lottare contro i terroristi. Dunque le loro modalità d’azione sono completamente diverse”

Quanto disturba il vostro lavoro un attacco condotto da chi caccia i terroristi e provoca anche vittime civili?

“Quello dei danni collaterali è un problema serio. Si compromette l’immagine di forze che sono lì per sostenere i civili. E così si è costretti a ricominciare da capo nell’opera di conquista del consenso , fondamentale per vincere”

Che cosa significa “Vincere”? Uccidere Bin Laden , distruggere Al Qaeda e i talebani o stabilizzare il paese ?

“L’obiettivo è la creazione di una condizione di sicurezza e di capacità operativa da parte di un governo democratico. Andarsene prima sarebbe una catastrofe . Prima dell’intervento c’era un regime barbaro e integralista , quello talebano, che dava ai terroristi un rifugio sicuro. Perciò siamo in Afghanistan , come di ogni nazione che sarebbe minacciata da eventuali attacchi terroristici , evitare che i talebani riprendano il controllo del paese”

Dunque , anche col senno di poi e nonostante i caduti , è stato giusto andarci?

“Date le condizioni in quel momento , la risposta della comunità internazionale è stata assolutamente appropriata. C’è stato uno sviluppo della democrazia – le prime elezioni dopo 30 anni – e della stabilizzazione. Le conquiste sono lente e difficili : ma cesserebbero se ce ne andassimo”

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Sono stati compiuti degli errori ? Quali?

“La strategia non è stata sempre inappuntabile. E indubbiamente dirottare truppe sul fronte iracheno, da parte degli Usa, ha aumentato le difficoltà in Afghanistan”

Il presidente Obama ha di fronte a sé due strade : aumentare il numero di truppe sul campo o limitare l’azione ad attività di antiterrorismo , specie in Pakistan, con più droni e agenti Cia

“IL Pakistan è un punto chiave : i santuari dei terroristi e talebani sono essenzialmente lì, nelle aree tribali del Waziristan e nella valle di Swat. Quanto all’Afghanistan , il generale americano McNeil disse che per controllare un Paese così servirebbero 400 mila unità. Siamo a 100 mila unità . Ma un aumento delle truppe sul terreno sarà necessario per garantire più sicurezza”

Anche truppe italiane?

“Abbiamo quasi 10 mila uomini all’estero. Lo strumento militare italiano non è certo ai livelli di quello Usa : siamo già al limite delle capacità operative”

Quindi: più truppe , ma non le nostre

“Siamo in una missione Nato: le decisioni saranno prese insieme anche su questo punto. Ma non basteranno più uomini”

Che serve?

“Conquistare i cuori degli afghani , afghanizzare la crisi – cioè formare forze di sicurezza locali in grado di gestire la situazione..”

Ma quelle forze obbediscono a un governo. E quello afghano è ben poco credibile..

“Vero. Troppa corruzione , e le ultime elezioni non hanno dato un segnale positivo. Un governo debole significa, per i militari, rapportarsi sempre a capi tribali locali”

Come dare una svolta?

“La comunità internazionale spinga Karzai a costituire un governo ampio. Va coinvolto nel processo di pacificazione chi s’oppone al governo ma non pensa solo in termini d’impiego delle armi…”

Talebani inclusi?

“Talebani moderati. Qualcuno c’è. E serve una conferenza con tutte le nazioni dell’area – Iran incluso – e quelle che hanno influenza sull’Afghanistan. Tutti hanno interesse a che il Paese non torni un santuario dei terroristi”

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