giovedì 1 ottobre 2009

INTERVISTA AD ANTONIO IAVARONE , RICERCATORE

Antonio Iavarone ha scoperto negli Usa il meccanismo alla base dei tumori al cervello. Ecco il suo piano per far ripartire la ricerca anche in Italia.

Antonio Iavarone

Professore , come è finito negli Usa?

“No, quella è una vicenda passata..”

Lasci che riassuma , allora. Lei e sua moglie , Anna La Sorella , entrambi oncologi pediatri , lavorate al Gemelli di Roma. Ma il primario di oncologia vi impone di inserire il nome del figlio nei vostri articoli , e vi impedisce di scegliere i collaboratori. Nel ‘99 denunciate tutto

“Ci sono stati anche processi penali, conclusi a nostro favore”

Finite alla Columbia University , e lì continuate a compiere scoperte scientifiche di rilievo. L’ultima poche settimane fa

“Abbiamo studiato le alterazioni molecolari che causano i tumori al cervello ai bambini – tumori per i quali ora non ci sono terapie soddisfacenti : chemio o radioterapia distruggono tessuti tumorali , ma anche quelli normali”

E che cosa avete scoperto?

“I tumori al cervello rubano alcune caratteristiche biologiche alle cellule staminali : crescono in maniera incontrollata, tendono ad invadere il cervello normale… Abbiamo studiato le staminali , quindi. E abbiamo capito , che far capire alle staminali che devono smettere di moltiplicarsi senza controllo , e iniziare a maturare in cellule adulte , è una proteina particolare. E quella stessa proteina manca anche nelle cellule tumorali”

Avete trovato una cura, dunque?

“No, e ci teniamo a specificarlo. Speriamo che le ricerche portino a una terapia in futuro: ma ad oggi non abbiamo né un farmaco né una terapia”

Lei tornerebbe a lavorare in Italia?

“Nel sistema attuale , certo no. Ma il punto non è far tornare me. In Italia si continua a parlare di fuga di cervelli . Sembra che la cosa più importante , specie dopo che un italiano compie una scoperta scientifica all’estero, sia far tornare lui. Ma questo è un ragionamento profondamente sbagliato : far tornare il singolo ricercatore serve solo a fare un po’ di sceneggiata. Quello che servirebbe davvero è iniziare ad attirare i migliori scienziati internazionali”

1639_IAVARONE

Facile a dirsi come si fa?

“Funziona come una squadra di calcio. I migliori calciatori vanno laddove trovano compagni di squadra validi , non vogliono certo andare nel deserto . Lo stesso accade per gli scienziati : gli studiosi cercano posti dove possono collaborare con altri : luoghi fertili a livello scientifico”

Bene : ma come si comincia

“Va creata una serie di centri di ricerca svincolati dal sistema universitario , corrotto, che c’è in Italia. Centri di ricerca che siano gestiti , sin dall’inizio , da scienziati o no, poco importa – che si siano formati all’estero, e che possano importare in Italia una diversa mentalità di fare ricerca”

Parla di centri pubblici o privati?

“Tenere separati pubblico e privato in questo campo è sbagliato. Guardiamo al modello americano : lì c’è un predominante finanziamento pubblico nei confronti della ricerca , ma le università sono private. L’investigatore privato vuole la garanzia da parte delle istituzioni per un progetto. E se questo impegno c’è , è disposto a investire, perché dalla ricerca nascono brevetti , e in ultima analisi anche profitto. E’ indispensabile che ci sia la massima interazione tra profit e no profit , tra privato e pubblico”

Qual è il più grande ostacolo a un modello di questo tipo in Italia : il clientelismo? La mancanza di fondi?

“La mancanza di un sistema libero , meritocratico, in cui gli scienziati possano venire reclutati solo per le loro capacità , in cui ci sia competizione tra istituzioni e scienziati. Negli Stati Uniti , in Germania o nel Regno Unito , le migliori università competono per assicurarsi i migliori scienziati. In Italia questo non c’è : i criteri che guidano reclutamenti e avanzamenti sono del tutto italiani. Il sistema va cambiato radicalmente. E per questo occorrono sforzi notevoli”

th_grande327924384Iavarone

Anche economici?

“Certo. Per fare questo servono risorse importanti. Ma serve soprattutto prendere decisioni coraggiose, che per ora nessun governo ha mai voluto prendere. I governi , indipendentemente dal colore politico, hanno sempre avuto un sostanziale disinteresse nei confronti della ricerca , che è stata usata a scopo pubblicitario. Le politiche delle ricerca chiedono tempi lunghi: serve investire in un dato campo , comunicare alla comunità scientifica che l’Italia vuole diventare numero uno in quella disciplina. Se il progetto è valido , i candidati non mancheranno di certo”

Lei ha parlato pochi giorni fa con il ministro dell’Istruzione , Mariastella Gelmini. Che l’ha detto?

“Proprio questo , che bisogna rendere l’Italia un polo d’attrazione per gli scienziati , che occorrono serietà e risorse , e serve un cambio radicale. L’ho detto a tutti i governi , di qualunque politico , dal 2000 in avanti: e nulla è mai cambiato. Se qualcosa cambierà ora , saremo in molti a esserne felici , glielo assicuro…”

Nessun commento: