giovedì 8 ottobre 2009

INTERVISTA A DANIS TANOVIC, REGISTA E VINCITORE DELL’OSCAR NEL 2002

“Sono felice di fare film. Perché , ogni volta che ne dirigo uno , scopro di imparare qualcosa di nuovo”.

Lo dice Danis Tanovic, regista di Sarajevo autore di “No Man’s Land”. E’ nato 40 anni fa a Zenica. Nel cuore della Bosnia. Vinse l’Oscar nel 2002 per No Man’s Land. Ora ha girato Triage.

Still of Danis Tanovic in No Man's Land

“Questo è un mestiere completo: devi saper scrivere , ma anche trattare, mediare. Gestire budget. Devi saper usare la psicologia con gli attori ; e le tecniche di ripresa , la fotografia , oltre alla musica”.

“MI appassionai al cinema fin da ragazzino: adoravo Spielberg e gli effetti speciali. Ma quando mi iscrissi al corso di regia dell’Accademia d’Arte Drammatica di Sarajevo non sapevo che avrei iniziato in tutt’altro modo”

Vinse l’Oscar nel 2002 per No Man’s Land. Ora ha girato Triage.

“Sette anni fa mi chiesero se ero interessato a dirigere un film basato sul libro di Scott Anderson” racconta il regista “Lo lessi e mi piacque. Ma avevo appena finito No Man’s Land e non volevo misurarmi – subito e di nuovo – con la guerra. Il processo creativo è stato lungo : ho scritto e riscritto la sceneggiatura più volte. Ecco, diciamo che se No Man’s Land rappresentava la guerra , Triage racconta gli attimi successivi. Gli effetti. La possibilità di uscirne”

“Da anni frequento fotoreporter di guerra. Il mio miglior amico lavora per la Reuters e dopo gli anni di conflitto in Bosnia ha continuato a girare il mondo in prima linea per raccontare , testimoniare, rischiando la vita. Trovo ci sia qualcosa di romantico in quel lavoro, anche se rimango critico rispetto al sistema dell’informazione”

Danis Tanovic in No Man's Land

Che cosa imputa ai media?

“Tutti cercano lo scoop, a ogni costo , spesso prendendo il contatto con la realtà. Personalmente non credo all’oggettività dell’informazione, di cui voi giornalisti parlate sempre. La neutralità non esiste: tutto è sempre e comunque filtrato dal nostro sguardo e dalle nostre impressioni. Poi c’è il business , la politica. Non vorrete raccontarmi che non esistono pressioni e condizionamenti su chi opera nell’ambito dell’informazione? La manipolazione è evidente. Basta pensare al controllo esercitato dagli israeliani sui giornalisti nel conflitto con i palestinesi”

Secondo lei le nuove tecnologie possono offrire alternative?

“Le notizie già arrivano in modi e velocità diverse. Ma il problema sta nel fatto che nessuno te lo spiega , non ci capisci nulla. Io sono interessato all’analisi , al commento. Non ci basta sapere che c’è un attentato in Pakistan, per fare un esempio. Voglio conoscere il contesto, leggere un punto di vista, identificare il nome dell’autore con la storia che mi racconta. Perché qualcuno sia responsabile di ciò che leggo, guardo, ascolto”

Oggi in quali giornali ripone comunque la sua fiducia?

“A livello internazionale l’Economist e le Nouvel Observateur sono esempi di giornalismo che apprezzo”

danis-tanovic-696

Il cinema può sostituirsi ai media?

“Penso che tutte le forme d’arte e d’espressione finiscano per fare informazione, in qualche modo. Soprattutto quando trattano il sociale e l’attualità , richiamando l’attenzione, documentando. E suscitando il confronto , creando la discussione”

Fino alla politica? Un anno fa in Bosnia, lei ha contribuito a fondare un partito multi-etnico

“Ho deciso di vivere a Sarajevo e credo sia importante provare a fare qualcosa per il mio Paese. Il Nostro Partito ( Nasa Stranka , guidato da Bojan Bajic ex membro del partito socialdemocratico di Bosnia ndb) si propone di combattere le divisioni etniche , religiose e nazionaliste che avvelenano la nostra scena politica. Perchè il ruolo dell’arte è importante , ma limitato”

Buone notizie dalla Bosnia?

“Nonostante tutto, manteniamo il nostro sense of hunour. Credo sia l’effetto del senso di sopravvivenza sviluppato durante gli anni di guerra”

E il Sarajevo Film Festival in cui lei stesso è coinvolto ? Arrivato alla quindicesima edizione continua a crescere

“E’ un evento importante. Ospita progetti interessanti, e sono sempre di più i produttori stranieri che vengono a valutarli. Certo , non possiamo competere con i festival europei che hanno a disposizione grandi budget”

Problema ricorrente , in Bosnia, quello economico..

“Il problema vero è che qui nessuno ha vinto la guerra. O almeno , questo è il risultato stabilito dagli accordi di Dayton, quattordici anni fa. Oggi la Bosnia rimane un Paese povero , arretrato. E impossibilitato a progredire. Perché la nostra Costituzione , di fatto , impedisce lo sviluppo, l’evoluzione. Siamo fermi alla spartizione che fu pattuita: qui non puoi essere un cittadino bosniaco, devi comunque essere musulmano piuttosto che cattolico , oppure ortodosso”

Danis Tanovic

Ci sono soluzioni?

“Dall’interno non possiamo fare nulla. E se l’Europa o gli Stati Uniti non intervengono, credo che la radicalizzazione religiosa diventerà un problema sempre più grave per questo Paese”

Ma lei ha fiducia nell’Europa?

“Vorrei ricordare che i bosniaci sono ancora costretti a chiedere il visto per entrare nei Paesi europei. Il paradosso è che a minare la possibilità di ingresso in Europa è la componente serba, ma a subirne gli effetti siamo noi. Io mi dichiaro europeo, mi sento a casa a Bruxelles, come a Londra , o a Parigi. Ma non vedo una politica europea”

Tornando all’inizio: che cosa ha imparato girando Triage?

“Gli effetti della guerra te li porti addosso, anche e soprattutto se faiu un mestiere speciale , romantico, come il fotoreporter. E il ritorno a casa è sempre difficile. Ma ne vale la pena”

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