mercoledì 7 ottobre 2009

INTERVISTA A ENZA BLUNDO, DEL COMITATO CITTADINI PER I CITTADINI IN ABRUZZO

Enza Blundo è una maestra dell’Aquila. Dopo il terremoto ha vissuto nella tendopoli di Collemaggio. Ha fondato il Comitato “Cittadini per i Cittadini”

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Il premier Silvio Berlusconi ha consegnato le prime c.a.s.e , i condomini in muratura del piano governativo. Siete contenti?

“Guardi che non è vero”

Come no?

“Hanno assegnato 130-140 alloggi tra Cese di Preturo e Bazzano. Gli altri non sono ancora pronti. Dovrebbero esserlo tra qualche giorno”

Lei come fa a saperlo?

“Ce lo hanno detto quelli che dovevano riceverli e ce l’ha confermato il prefetto a cui siamo andati a consegnare le firme”

Con noi intende i comitati locali, immagino. E di quale firme parla?

“Sì, i comitati. Abbiamo portato al prefetto e alla protezione civile una petizione raccolta nelle tendopoli, con la richiesta che vengano costruiti degli chalet per fare conto pari con gli sfollati lasciati fuori dalle c.a.s.e. e dagli appartamenti requisiti”

Adesso non è così?

“Dai calcoli , anche se le c.a.s.e. saranno costruite entro dicembre , potranno ospitare solo 4700 nuclei familiari. Ma la famiglie che stavano nelle case E,F e zona rossa sono almeno novemila”

Quali sono gli edifici E ed F?

“Le E sono crollate o fortemente danneggiate ( a livello strutturale). Le F invece hanno una minaccia esterna. L’edificio ha resistito ma rischia di crollare travolto da quelli accanto – che non stati in nessun modo messi in sicurezza. La zona rossa è quello alla quale è chiuso l’accesso”

Quindi 9000 famiglie in questione hanno case del tutto inagibili

“Sì . Col piano c.a.s.e quasi la metà rimane senza posto dove andare. Noi nel conto mettiamo anche le famiglie di una o 2 persone”

Il governo non le conta?

“No, oggi sono fuori. E in maggioranza non si tratta di single o coppie giovani, ma di anziane vedove o pensionati – soprattutto tra gli sfollati del centro storico dove vivevano molti anziani soli”

Se non sono nelle liste per le c.a.s.e. dove andranno?

“Non si sa. Forse negli alberghi. Quello che cerchiamo di dire al governo e alla protezione civile è che devono considerare di più le esigenze del territorio e della popolazione”

Sarebbero?

“Le dico quello che mi ha detto un’ultraottantenne sfollata dal centro storico “Non ci voglio andare a quei palazzi , non ci sono andata neanche coi figli”

E quale sarebbe la soluzione?

“Lei chiede una casetta di legno , perché sa che non rivedrà mai più L’Aquila. Ma vorrebbe almeno passare i suoi ultimi anni in un villaggetto che ricostruisca la struttura sociale del suo quartiere. Non è impossibile ; nelle Marche e in Abruzzo hanno fatto così. Noi abbiamo presentato un piano simile per il quartiere di Valle Petrara. In centro gli anziani soli si aiutavano gli uni con gli altri a vicenda. Non vogliono trovarsi tra sconosciuti”

Ma non è meglio aspettare le ricostruzioni nelle c.a.s.e. in muratura che negli chalet?

“Gli chalet come quelli che hanno fatto la Provincia di Trento e la Croce rossa a Onna sono comodissimi. E soprattutto non bloccano la ricostruzione. Il piano del governo di fatto ha fermato i lavori che servono davvero”

Perché?

“Ci vuole molto più tempo e soldi per costruire delle c.a.s.e in muratura che gli chalet. Un modulo provvisorio si monta in due mesi e costa 500 euro al metro quadro. Una c.a.s.a ne costa 2400. E per farla bisogna lasciare la gente nelle tendopoli”

Quante persone sono ancora nelle tende?

“Un bel po’ : saranno 37 mila. Anche se sono iniziate quelle che noi chiamiamo “deportazioni”: la gente viene avvertita il giorno prima che verrà trasferita fuori dall’Aquila. Molti si rifiutano : le famiglie accettano di allontanarsi dalla città solo se c’è la certezza di tornare dopo uno o due mesi e mezzo. Non possono stare lontane per mesi e anni”

Fuori significa negli alberghi?

“Non solo: le c.a.s.e. del piano governativo si trovano nel circondario dell’Aquila, alcune anche a una certa distanza. La città è stata ridisegnata completamente e divisa in due grandi poli , est e ovest, cosa che comporterà un problemaccio di viabilità. Ogni polo è fatto di tanti concentrati di condomini sparsi”

Intanto la vecchia L’Aquila che fine ha fatto?

“E’ ancora piena di macerie: le case F sarebbero anche abitabili, basterebbe abbattere o mettere in sicurezza gli edifici intorno, che le minacciano. Nessuno lo ha fatto”

E quelle che avrebbero bisogno di ristrutturazione?

“”Anche li va a rilento. Le autorità hanno fatto troppe ordinanze per la ricostruzione, tutte frammentate e lacunose. Poi le hanno dovuto rivedere e si è creato il caos. Qualche costruttore lì ha anticipati , ma poi sono finiti. Il recupero è ricominciato più o meno una settimana fa”

Ma a questo punto voi cosa chiedete al governo?

“Che finisca di costruire le c.a.s.e già iniziate, ma che non ne faccia altre. Che metta chi è ora negli alberghi o nelle tende in nuovi chalet o in alloggi sfitti requisiti : ce ne sono altri oltre mille. E che ascolti le persone – tutte- anche quelle delle tendopoli più piccole”

Casa sua è agibile : chi glielo fa fare di impegnarsi con i comitati?

“Credo che sia amore per la verità. All’inizio ho raccolto le firme per gli anziani , perché non avevano potuto parlare con la protezione civile. Poi quando ho visto che il governo raccontava cose che non esistono, non c’è l’ho fatta più. Altro che Premio Nobel al premier. Quello , semmai, andrebbe dato ai volontari”

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