martedì 27 ottobre 2009

LIGABUE “Sto attraversando una fase meravigliosa del rapporto col mio pubblico , un rapporto molto puro , limpido, privo di ambiguità”

Dieci concerti all’Arena di Verona , antichi gladiatori per i fans di Ligabue.

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Il trionfo di queste date non era condizionato dall’aver accettato di fare il giurato al Festival del Cinema di Venezia , con poco tempo per provare?

“Sì ero in ansia per i concerti , ma era una richiesta che non potevo rifiutare. E’ stata un’ altra esperienza , non so come altro definirla, talmente forte che devo ancora farla sedimentare , ho visto 27 film in 11 giorni e, considerando i tempi della discussione, praticamente non ho fatto altro, il che è molto bello , per 11 giorni. E’ stato anche un incontro umano di grande livello, un rapporto appassionante”

Anche a proposito delle ormai reiterate polemiche sul mancato riconoscimento sul film di Tornatore? Ci dice cosa è successo?

“Posso dire che lì si vota a maggioranza ma il presidente ha la facoltà di forzare alcune decisioni. Ma ci tengo a dirlo , il film che ha vinto ha messo d’accordo tutti. Il premio alla regia invece no. Diciamo che secondo me Tornatore l’avrebbe meritato ampiamente. Posso anche dire che la Cavani l’ha difeso fino alla morte. Così come Margherita Buy avrebbe meritato il premio come miglior attrice protagonista. Ma ci tengo a dire che lo Spazio bianco era il film più difficile da vedere per me , perché è una storia che mi riguarda personalmente , intanto perché è la storia di una donna che partorisce al sesto mese di gravidanza e poi perché è il film prodotto dall’unico amico che ho nel mondo del cinema , ovvero Domenico Procacci , per cui ho sperato fino alla fine che il mio voto non fosse decisivo , sia in un senso che nell’altro, e per fortuna così è stato”

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Tra un anno Ligabue compirà i cinquanta , quello che si dice in genere il tempo della maturità. E arriva la Mostra di Venezia , poi l’esperienza con l’orchestra nel concerto di Arena , sono segnali di maturità?

“La cosa che mi aiuta è che sono sempre stato il contrario dell’enfant prodige , anzi sono sempre stato un po’ tradivo , quindi penso sempre che devo migliorare, mettere a punto, ho ancora tanto da fare, ma di sicuro sto attraversando una fase meravigliosa del rapporto col mio pubblico , un rapporto molto puro , limpido, privo di ambiguità”

Mettiamoci anche gli evidenti cambiamenti nel modo di cantare. Cosa è successo?

“E’ successo che da due anni faccio training vocale. Un giorno è venuto da me un tipo e mi ha detto che era un miracolo se avevo ancora le corde e un cuore che pompava , ma fino ad alloare per me il problema era molto semplice, uscivo sul palco e urlavo fuori la mia emozione , punto, mi trovavo bene perché questo ti costringeva a una scelta chiara, o ci stai o non ci stai. Però mi stavo rovinando , non potevo andare avanti così. A così ho scoperto anche modi nuovi di interpretare. Anche cantare con un’orchestra sinfonica lo devo a questo cambiamento. Un conto è appoggiarsi a una batteria , o al massimo a strumenti armonicamente molto ben definiti come la chitarra e il basso, un conto ai tappeti variegati che costruisce un’orchestra”

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Ha firmato l’appello di Repubblica sulla libertà di stampa , non pensa che la musica italiana debba mobilitarsi di più rispetto a quello che succede nel nostro paese?

“Ho sempre pensato che mettere insieme dei musicisti sia una cosa praticamente impossibile. Poi è partito l’appello per l’Abruzzo e c’è stata una mobilitazione enorme. Sul piano artistico è ancora più difficile. Ognuno può parlare per sé, io ho sempre detto che cerco di esprimere la mia sensibilità a mio modo. Vuol dire che non me la sento di parlare a nome di una nazione , e neanche a nome di una città o di un paese, per le troppe realtà che ne fanno parte. Quello che faccio è cantare delle cose che conosco bene, questo sì”

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