lunedì 2 novembre 2009

INTERVISTA A MARCELLO NICCHI , CAPO DEGLI ARBITRI ITALIANI

Marcello Nicchi, impiegato di banca a 56 anni. Dallo scorso marzo è capo degli arbitri italiani.

Oltre ai vari Moggi-Giraudo-Bettega lo scandalo Calciopoli ha provocato una rivoluzione anche a livello arbitrale. Si è deciso di puntare su una nuova generazione di arbitri giovani con Pierluigi Collina a fare da garante. Nonostante questo le polemiche continuano. Come se lo spiega?

“Innanzitutto ci tengo a dire che le polemiche non servono a nessuno. Per migliorare , il calcio ha bisogno della cooperazione tra tutti gli elementi che lo compongono: presidenti, dirigenti, allenatori, giocatori e arbitri. Da parte della nostra associazione posso dire che rispetto al passato c’è più disponibilità a farci conoscere”

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In che senso?

“Siamo convinti che per farci apprezzare dalla gente abbiamo bisogno di far conoscere il nostro lavoro. In molti, infatti, non sanno che l’Aia non fornisce solo i dieci arbitri della Domenica di Serie A. Ogni anno i nostri associati arbitrano 750 mila partite all’anno. Chi conosce bene il calcio sa che siamo un elemento essenziale del gioco”

Esiste la sudditanza psicologica verso i grandi club?

“Non ne parlo , ma non per una questione di omertà. Quanto piuttosto perché è un punto di vista sbagliato. Per cambiare serve un approccio diverso da parte di tutti , giornalisti compresi. Abbiamo un gruppo di arbitri dalle grandi potenzialità che se aiuteranno a crescere diventeranno tra i migliori al mondo”

Cos’è cambiato rispetto a quando arbitrava lei?

“Oggi qualunque decisione è passata al setaccio dalle varie moviole dei programmi sportivi. Invece che concentrarsi sui gesti tecnici dei giocatori si fa la caccia all’errore dell’arbitro. E’ un peccato perché il gioco del calcio è da vedere per come si svolge sul campo e non al rallentatore. Detto questo , gli arbitri di oggi sono molto più preparati di un tempo”

E il pubblico?

“E’ cresciuto molto. La gente che va allo stadio è decisamente più educata di qualche anno fa. Quando un direttore di gara sbaglia, per fortuna, certi cori non si sentono più”

Cosa pensa della moviola in campo?

“Bisogna andarci cauti. Temo che l’avvento delle tecnologia possa mettere in pericolo ciò che rende il calcio il gioco più amato del pubblico : cioè la sua imprevedibilità. In televisione si assistono a discussioni infinite con persone che hanno pareri completamente discordanti su uno stesso episodio. Si immagini se questo succedesse durante una partita con i tifosi ad aspettare sulle tribune”

Per capire se la palla è entrata in porta , però, basterebbe mettere un sensore o un giudice in linea. La decisione sarebbe immediata. Eppure , a parte qualche sperimentazione, nulla in questo senso è ancora cambiato. Perché?

“Le regole sono uguali in tutto il mondo e non spetta a noi cambiarle. Di sperimentazione ne sono state fatte tante ma un conto è provare è un conto è introdurre una nuova regola. Vediamo cosa decideranno

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Qualche settimana fa nel campionato inglese il Liverpool ha perso una partita a causa di un palloncino lanciato dai tifosi che, deviando il tiro di un giocatore, ha ingannato il portiere. Alla fine nessuno del Liverpool si è lamentato. Da noi, invece, sarebbe scoppiata una guerra civile. Come mai questa differenza? Cos’anno loro più di noi?

“Più di noi hanno la cultura della sconfitta. Mentre in Italia tutto diventa un dramma, da altre parti si accetta di più quello che chiamerei il destino della partita. Detto ciò , quello è stato un errore dell’arbitro. Come tutti gli oggetti che piovono sul campo, anche quel palloncino doveva essere rimosso”

Quando è perché ha iniziato a fare l’arbitro?

“Fino a 15 anni giocavo a calcio in una squadra. Poi la maggior parte dei miei compagni è andato in altre società. Io, invece, non ci riuscii. Decisi di smettere con il calcio giocato e grazie alla proposta di un amico cominciai a fare l’arbitro”

Anche a livello giovanile l’arbitro è spesso vittima di insulti e violenza anche quando dirige una gara tra bambini . Immagino che la prima volta sia uno shock non da poco: come si fa a superare?

“Come in tutti i mestieri del mondo le delusioni si superano se credi molto in quello che fai. Anche per risolvere il problema della violenza bisogna aumentare la visibilità del mondo arbitrale”

E come si fa?

“L’arbitro deve nascere nel settore giovanile scolastico. Calciatori e arbitri devono frequentare gli stessi ambienti in modo che che chi gioca capisca che il direttore di una gara è uno di loro”

Cosa pensa di Calciopoli?

“E’ un argomento di cui non voglio parlare. Sono passati tre anni : lei c’ha capito qualcosa? Io no. Quello è il passato. Io voglio concentrarmi solo sul presente e sul futuro”

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