giovedì 31 dicembre 2009

INTERVISTA A PIPPO BAUDO “Ultimamente ho scoperto di piacere ai bambini , chissà com’è. Forse mi vedono come uno di famiglia”

Pippo Baudo festeggia 50 anni di carriera ( debuttò come pianista nel dicembre del ‘59).

Pippo prova la sua notorietà da quanto riconoscono i giovani “Abito vicino a un locale sempre affollato di ragazzi : la sera quando rientro mi aspetto il vaffa da un momento all’altro. Invece mi salutano “Pippo li morta’ …sei tu! Ciao”. Chiudo il portone e mi dico : anche stasera è andata”

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Baudo , uno strano modo di testare la popolarità

“Ultimamente ho scoperto di piacere ai bambini , chissà com’è. Forse mi vedono come uno di famiglia”

Cominciamo dal bilancio della stagione

“E’ stata una stagione incerta, che ha ripetuto schemi collaudati e non ci ha dato niente di nuovo : solo repliche”

Il digitale doveva moltiplicare l’offerta , o come dice la Littizzetto “è quella cosa che, pagando , ti fa vedere male la televisione che prima vedevi bene gratis”?

“Oddio, ho visto canali imbarazzanti , prodotti inguardabili : è televisione come l’altra, ammazza il sistema. La Rai , con 12 canali , può dare un’offerta ampia ma ci vogliono le risorse , sono si può vivere di Teche e repliche. Un governo che cura il servizio pubblico dovrebbe garantirgli l’abbonamento : l’idea di unire il canone alle bollette della luce era perfetta. Non se n’è fatto niente”

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Cinquant’anni fa debuttava in tv come pianista?

“Avevo 23 anni , giravo nei locali . Mi trovavo a Palermo , e grazie al concorso Conchiglia d’oro andai in Tv. Tra i concorrenti c’era Carosone , presentava Enzo Tortora”

Ha capito subito che era il suo destino?

“L’ho capito a 7 anni , vedendo le ballerine con le calze smagliate all’avanspettacolo : quanto mi piacevano… Sognavo di evadere dal paese , di viaggiare : volevo fare il direttore d’orchestra”

Sempre manie di grandezza?

“”Papà andava al Massimo e mi portava i libretti d’opera . Nella mia megalomania ho rimusicato il Nabucco di Verdi e ho riscritto Và pensiero . A Catania ho fatto la comparsa nella Norma con la Callas, ero uno dei Druidi quando cantava Casta e diva , magro e allampanato. Sono stato in scena anche con la Tebaldi . Quando l’ho conosciuta le ho detto: lo sa che abbiamo fatto insieme Gioconda e Traviata? Tramite Katia ho avuto il piacere di conoscere Carlos Kleiber . Era considerato un orso temutissimo , ma gli ero simpatico. Una sera al Covent Garden mi fece mettere al posto dell’organista . Ero con Pippo Caruso , i professori d’orchestra ci guardavano : chi sono ‘sti due pazzi?”

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Il momento più bello della sua carriera?

“Sempre Sanremo. Tanti ricordi: l’aspirante suicida , l’arrivo degli operai dell’Italsider. Settevoci mi ha reso popolare , dal punto di vista personale l’invito di Mina a Sabato sera insieme a Buongiorno , Corrado e Tortora”

Dopo 13 festival da conduttore andrà a Sanremo come ospite

“So che chiude Costanzo e apre a Bonolis. Dicono che andrò , ma ufficialmente nessuno mi ha invitato. Se non ci sarò me lo vedrò tranquillamente da casa”

Da siciliano , che pensa della situazione di Termini Imerese?

“Marchionne sarà un genio , ma con quella battuta “trasferiamo la terra in Piemonte”, ha offeso i siciliani e poteva risparmiarsela. Oppure dica perché non si può fare la Fiat in Sicilia: perché devono pagare il pizzo? O ci sono altre ragioni?”

Mai avuta la tentazione di fare il dirigente televisivo?

“Me l’hanno offerto, la Moratti voleva che facessi il direttore di rete. Le dissi “Siccome non voglio smettere , dovrei firmare i contratti a me stesso”. Ma curai la direzione artistica , detti spazio a Bonolis a Conti , una stagione d’oro”

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Chi ricorda?

“Con Noschese ho visto cose bellissime. Quando sfotteva Leone , l’insegnante di Noschese era lo stesso Leone. Oggi non si può disturbare il manovratore”

Lo sa che ormai è diventato il compagno Baudo?

“Sono stato democristiano e forse lo sono rimasto nella mentalità , ma non sono mai stato prono nei confronti del potere : sfottevamo Andreotti , De MIta , Gava , con Grillo abbiamo fatto satira contro Craxi. Ho sempre pensato che il diritto di satira e di critica sia intoccabile”

Che pensa delle donne in politica?

“Tutto il bene. Stimavo Nilde Iotti , stimo Rosy Bindi , e Tina Anselmi , una grande donna che ha combattuto contro la P2 , e di cui nessuno parla più. MI auguro più donne al comando purché non prendano i difetti degli uomini”

E in generale , oggi com’è il suo rapporto con le donne?

“Totale pacificazione , che non è armistizio , è pace fatta. Ho già dato : ho sofferto , ho gioito. A 73 anni posso concedermi il lusso di essere libero”

mercoledì 30 dicembre 2009

INTERVISTA A MARCO PANNELLA “Ogni generazione partecipa a una storia di cui la memoria è patrimonio in continua ricostruzione. O anche in distruzione”

Marco Pannella è leader del partito radicale e protagonista della storia politica , e non solo, italiana. Ora racconta in un libro i suoi ottant’anni

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Da anni è protagonista della politica. Ma non ha mai preteso poltrone, cariche..

“Sì: la politica per noi è stata ed è, da oltre 50 anni, in senso proprio e per estensione , impresa; come sono sempre state chiamate in storia le grandi imprese . Imprese di ricerca , concepimento ideale, di formazione civile, sociale, finalizzata legislativamente , per generare il nuovo possibile , l’impossibile di ieri. Per me imprenditore è ed è stata pratica-teorica di convivenza , co-nascita e conoscenza con le esistenze delle persone con cui ci siamo – in responsabilità e libertà – conosciuti, riconosciuti, uniti”

La sua impresa si lega a lotte per i diritti civili. Ne ricorda una in particolare?

“Ricordo quella ingaggiata da un secolo , alimentata dalla religione delle libertà e dalla responsabilità della democrazia , cancellata in Italia prima dal Ventennio partitocratico fascista e poi dal sessantennio partitocratico antifascista. La battaglia per superare i colpi di code reazionari di una parte della specie umana che ha terrore genetico della libertà e dell’amore , che si vanno finalmente affermando come fine dell’uomo e contributo al progresso contro la distruzione del mondo”

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Nella storia del suo partito lei è stato a volte tradito ) in ultimo da Capezzone…). Mai , però, dalle donne. Come mai?

“Le donne radicali (radicali, ma non solo) hanno la consapevolezza di poter avvicendarsi nella funzione di guida e traino della vita sociale e della storia. Una grande opportunità umana dell’oggi..”

Un’opportunità spesso invocata , in politica , sono i giovani. Lei dice però “Per capire il tempo bisogna far ricorso all’esperienza dei saggi”. Trova quella attuale una generazione di giovani senza memoria?

“E’ una generazione più intelligente, che, come sempre , acquisirà crescendo esperienza e saggezza. Fermo restando che ogni generazione partecipa a una storia di cui la memoria è patrimonio in continua ricostruzione. O anche in distruzione”

I suoi metodi di protesta – non violenza , scioperi della fame..

“La querelo o la picchio , se osa dire che i nostri metodi sono di protesta! Apprenda il significato della nonviolenza e dei sat-yagraha – la lotta non violenta della e per la forza del vero , delle realtà , della parola data”

…queste forme di lotta , allora , fanno oggi meno notizia. E’ l’effetto “Il solito Pannella”?

“Come – grazie a Marco Cappato – ha dichiarato il Parlamento Europeo, la politica dei diritti umani richiede la nonviolenza come un unica arma adeguata per il suo compimento nel mondo. Il fatto che in Italia io rappresenti un po’ tutto ciò , spiega rispetto e affetto che sento spesso nella gente per il solito Pannella”

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Lei scrive “Se mi ascolta una voce sola si finisce per credere a ogni promessa , a ogni suggestione” , e la “parola del tiranno con i mass media arriva direttamente”. Vede questi pericoli in questo senso in Italia?

“Non vedo pericoli , ma il proseguire sciagurato del peggio del secolo scorso , metamorfosi di quel male che in questo sessantennio si è vestito di antifascismo , per riaffermare il male totalitario. Noi chiediamo fiducia al Paese. Se sarà possibile , sono certo che , malgrado l’assenza di democrazia e la corruzione partitocratica , riusciremo a sostituire il regime con un nuovo governo democratico, liberale, laico, federalista, di progresso”

Non esagera?

“Provare per credere!”

Di Berlusconi scrive “E’ intelligente , è capace. Ma non ha il senso delle compatibilità. E questo lo fa sconfinare molte volte nella volgarità”. Come commenta le sue parole su Parlamento e Capo dello Stato?

“E’ spaventato da cose ormai più grandi e gravi di lui , divenuto ultimo prodotto di quella partitocrazia che era nato per combattere. Abbiamo tentato solo noi di aiutarlo: non ce l’ha permesso. Ormai si tratta di salvare anche lui e, per salvare il Paese , tutti noi. Si è creduto capace davvero , ma davvero di tutto. La Storia ci insegna che quelli come lui rischiano di condurre alla catastrofe anche se stessi , oltre che un intero Paese se questo non riesce a fermarlo e a sostituirne idee , ideali , e il quel potere partitocratico impotente – quindi prepotente – con un governo di grande radicalità riformatrice”

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Grande rispetto ha , invece , per Fini..

“Lo conosco da 30 anni . Sono stato attento a lui e finora – ripeto, finora – l’ho visto crescere umanamente , culturalmente , ascoltando dentro di sé ciò che ha avuto origine dalla sua storia e da uan natura non antifascista né tantomeno fascista , ma solo convergente con la nostra. Speriamo, noi Radicali, di poterlo aiutare in questo cammino”

Tra le riforme per cui lotta , cita come centrale quella della giustizia “I peggiori delinquenti , se ricchi, finiscono in prescrizione”. Perché quest’urgenza?

“La giustizia italiana è ridotta a sciagura per lo Stato e la società. La sua appendice è il mondo carcerario: una vergogna intollerabile, che impone una nuova forma di tortura di massa ai suoi abitanti. Dirigenti, personale penitenziario , universo dei detenuti . Finora hanno tutti , in genere, saputo miracolosamente convertire umiliazioni e sofferenze in una straordinaria testimonianza di crescita civile e umana”

In una foto del libro lei appare con i suoi genitori. Che cosa le hanno trasmesso?

“Anni fa un celebre endocrinologo svizzero, Vannotti , mi disse “Le direi di ringraziare Dio , comunque ringrazi i suoi genitori: le hanno trasmesso geni tali da renderla capace di tutto. Avrebbe potuto vincere Nobel e Olimpiadi. Lei invece ha deciso di fare ..il Pannella”. Li continuo ad amare e rispettare , se mi riesce , grazie alla capitiniana e buddista compresenza di vivi e morti , dicendo loro: siamo insieme amore e ve ne ringrazio”

Parla e scrive di un tempo futuro dopo la vita. Qual è il suo rapporto con la spiritualità?

“Le cito un abata di Boquen , che anni fa in tv mi dichiarò “piuttosto che un finale conflitto fra scienza e fede , penserei a uno fra spiritualità e i religiosi potenti”

martedì 29 dicembre 2009

INTERVISTA A SIMONE DELLA VALLE , IL DOG TRAINER DELLA TV

Simone Della Valle, conduce “Missione cuccioli “ ed è un dog trainer, in onda su satellite Sky, insegnando ai ragazzi l’abc dell’educazione canina

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Innanzitutto : cosa fa un dog trainer?

“Il mio primo obiettivo è fornire gli strumenti per comprendere e comunicare col proprio cane, in modo da potere costruire una relazione consapevole e felice , grazie alla quale potremo educarlo senza alcun tipo di costruzione”

Dalla laurea in filosofia all’addestramento ai cani. Un percorso insolito. Cosa ti ha spinto a cambiare così radicalmente rotta?

“Molti filosofi hanno scritto di cani, e poi gli esami di psicologia tornano sempre utili! In realtà mentre frequentavo l’università ho adottano un cane dal canile per cui ho avuto bisogno di una dog trainer , Cinzia Stefanini, che oltre ad aiutarmi mi ha trasmesso la passione per questa professione. Al punto che alla fine del lavoro assieme mi ha proposto di seguirla..Ed eccomi qui”

Sei giovanissimo ma già molto quotato, tanto che ti appresti a condurre un nuovo programma televisivo , “Missione cuccioli”. Qual è il segreto del tuo successo?

“Amare davvero i cani e non sentirsi mai arrivati! Lavoro con i cani sei giorni alla settimana da anni, ma non perso occasione di partecipare a stage e workshop. Non capisco i miei colleghi che usano metodi ormai obsoleti e violenti senza considerare i progressi fatti!”

Cosa insegnerai ai ragazzi protagonisti di “Missione cuccioli”?

“Innanzitutto li accompagnerò al canile della loro città perché scelgano personalmente il loro nuovo amico a quattro zampe. Poi insegnerò a loro a prendersene cura e ad accudirlo , seguendo passo passo io primi giorni in casa del cane , dando loro suggerimenti e preziosi consigli”

Una bella impresa?

“E’ vero, ma sono fiducioso! Ho condotto numerosi lezioni con bambini delle scuole materne e medie, durante le quali davo loro informazioni importanti sui cani e spiegavo come comunicare in maniera corretta con Fido. Sono sempre state esperienze divertenti ed entusiasmanti. I bambini sono gli adulti di domani ed è importante educarli nel modo giusto”

Tre regole per non sbagliare con Fido

“1.Premiare i comportamenti giusti e meglio che punire quelli sbagliati . 2. Non usare il collare a strozzo ; non aiuta nell’educazione e rischia di fare male a Fido. 3. Tutti i cani , grandi o piccoli che siano , devono fare almeno almeno tre belle passeggiate al giorno , durante le quali un momento di gioco è d’obbligo”

Gli errori più comuni che si fanno quando si ha un cane?

“L’antropomorfizzazione e la convinzione di poter far tutto da soli! I cani , sembra ovvio ma vale la pena ripeterlo , non sono persone: hanno esigenze precise e un loro modo di comunicare e pensare. Per questo è giusto farsi aiutare da un professionista e non credere a molti luoghi comuni”

Pensi che nel nostro Paese si faccia abbastanza per il benessere degli animali?

“Personalmente vieterei la vendita di animali nei negozi e nelle fiere. Per quanto riguarda i cani , con la cancellazione della blacklist e la proposta del Patentino,abbiamo fatto passi avanti . Spero che il prossimo anno sia il riconoscimento del dog trainer come figura professionale: meglio se proveniente da un percorso di formazione come quello proposto dallo Csen-cinofilia.

Cosa secondo te manca oggi nel rapporto con gli animali , e con i cani in particolare?

“Credo che l’uomo moderno sia stia allontanando troppo dalla natura! Siamo in debito con gli animali e in particolare con i cani : da anni ci regalano affetto e ci aiutano in attività fondamentali come la protezione civile . Noi in cambio gli neghiamo l’accesso a spiagge , alberghi e riempiamo canili”

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So che hai quattro cani: Kaya , Mya , Sentinella e Shaka. Nessun preferito?

“Non me ne vogliano gli altri… ma Sentinella ha un posto di riguardo nel mio cuore”

Natale, tempo di regali. Cosa consigli a chi decide di mettere un cucciolo sotto l’albero , per evitare poi l’abbandono?

“Un bambino che cresce con la presenza di un cane compie un’esperienza formativa incredibile. Tuttavia ritengo che il cane non sia un giocattolo da mettere sotto l’albero ma un amico da scegliere nel modo o nel momento giusto!”

Cosa pensi dell’adozione di un cane a distanza?

“Che è certamente un buon inizio per capire se davvero siamo adatti per la vita con un cane. Oggi molti canili offrono l’opportunità di scegliere un amico a quattro zampe da portare a passeggio ( e magari a casa nel we) , a cui garantire la pappa con una modesta cifra mensile”

Se non avessi fatto il dog trainer a cosa ti saresti dedicato?

“In passato ho suonato e organizzato concerti per anni : non ti nascondo che mi sarebbe piaciuto continuare a lavorare nel mondo della musica! Chiuso in un ufficio non ce la farei proprio”

Sei amico anche dei gatti?

“Li ho avuti in passato e, a dirti la verità, un po’ mi mancano”

Se avessi quattro zampe , che razza di cane saresti?

“Senza dubbi un po’ pit-bull , per sfatare un sacco di leggende e dimostrare a tutti che , se dati in buone mani , sono animali adorabili”

lunedì 28 dicembre 2009

INTERVISTA A WOODY ALLEN , PARLA DEL SUO ULTIMO FILM E DEI FILM PASSATI

Il nuovo film del 74enne regista newyorkese Woody Allen gira intorno ai suoi temi preferiti ( amore , sesso , religione, tabù e psicoanalisi) , nell’ambientazione tipica dei suoi primi capolavori del comico, cioè Manhattan.

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Basta che funzioni è davvero, ancora oggi, la sua filosofia dell’amore?

“Sì, la mia teoria e che finché nessuno si fa del male va tutto bene. Bisogna però stare attenti ed essere sicuri di non avere conseguenze su altre persone o un impatto sulle vite degli altri”

I critici americani hanno sostenuto che lei , e non Larry David, avrebbe dovuto interpretare Boris , il protagonista, un misantropo ebreo miscredente , e in effetti è la prima considerazione che viene in mente vedendo il film : quello è il vecchio Woody , perché c’è un altro al suo posto ? Significa che non ha più voglia di recitare?

“No. Ero decisamente troppo vecchio per questa parte , se avessi avuto dieci anni in meno l’avrei fatta , ma non ci ho pensato neanche un minuto . Larry è più adatto a questo umorismo sardonico al vetriolo , alla Groucho Marx : la gente si sentiva offesa se Groucho non la offendeva. Se fossi stato io ad insultarla proclamando il mio genio assoluto , non sarei piaciuto. Tornerò a recitare non appena ci sarà un ruolo dove posso era credibile”

Boris dice che la gente rende la vita peggiore di quello che è. Lei la pensa così?

“A volte mi dico che la razza umana ha fatto solo un gran casino, altre volte quando penso alle cose orribili che l’essere umano ha dovuto subire mi dico che in realtà ha fatto un gran lavoro. Dipende dall’amore con cui mi sveglio”

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Un’altra battuta del film : “Anche se ne abbiamo uno alla Casa Bianca , un nero non può ancora prendere un taxi”. E’ soddisfatto di Obama , che lei ha sostenuto pubblicamente?

“Penso che sia un presidente incredibile : era la scelta perfetta. E’ entrato in una situazione inusuale , dopo 8 anni di amministrazione Bush disastrosi , imbarazzanti. Non era facile : tutto cadeva a pezzi , dalle relazioni internazionali alla disoccupazione. Obama sta cercando di mettere a posto le cose , ma purtroppo c’è gente in entrambi i partiti che lavora contro di lui , non lo aiuta. Se si mettessero tutti a sua disposizione , riuscirebbe veramente a fare grandi cose. Sarà un presidente straordinario quando avrà le mani libere , ma finché il partito repubblicano e alcuni democratici continueranno a mettergli i bastoni tra le ruote sarà dura”

Quattro film a Londra (incluso il prossimo) e uno a Barcellona: aveva nostalgia della sua New York?

“Sono cresciuto amando una New York che non esiste , quella irreale dei film hollywoodiani in cui la gente vive negli attici coi telefoni bianchi e torna a casa all’alba con una pelliccia d’ermellino sulle spalle. Ma io stavo a Brooklyn e la vera New York non l’ho mai vista : per quella dovete rivolgervi a Spike Lee o Martin Scorsese. La New York con gli ascensori che arrivavano direttamente in casa , i tappi di champagne , gli smoking bianchi e le conversazioni brillanti è solo quella dei film ed è quella che ho cercato di ritrarre e dove ho cercato di vivere , procurandomi un sacco di patimenti..”

Il suo lavoro la diverte ancora come trent’anni fa?

“Marginalmente. Si impara molto molto poco del passato. L’esperienza conta al 5 o al 10%, il resto o ce l’hai o non ce l’hai. Io sono meglio di quando feci Prendi i soldi e scappa . Quello che ti cambia sono le esperienza di vita , ne soffri una certa quantità che incide sulla tua sensibilità professionale , ma non sulla tua abilità tecnica”

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Dove trova tutta l’energia per sfornare film in serie , al ritmo di uno all’anno?

“Non è difficile , basta pensare alle persone che lavorano per strada , agli operai , ai tassisti : quelli sono lavori duri. Il mio no, ed è ben pagato. Se fosse difficile fare un film all’anno , ne farei di meno , considerando anche che sono una persona pigra. Invece mi rimane anche il tempo per suonare nella mia jazz band , dirigere un’opera , scrivere per riviste, giocare coi bambini , andare alle partite di basket.. Che il cinema sia un lavoro duro è solo un grande mito”

Matchpoint rimane sempre il suo film preferito?

“Sì decisamente . Ho amato molto anche Cassandra’s dream , che pochi hanno visto. Mi sono veramente divertito anche a girare Vicky Cristina Barcelona e ho appena finito di girare un film a Londra che potrebbe potenzialmente essere veramente bello”

Di cosa si tratta?

“C’è un ottmo cast: Naomi Watts . Josh Brolin , Antony Hopkins , Freida Pinto, Gemma Jones , Antonio Banderas.. Sarà interessante vedere la risposta del pubblico: è una storia drammatica , ma anche ironica. O la si ama o la si odia, vedremo”

Ci sono attori con cui avrebbe voluto lavorare e non c’è ancora riuscito?

“Cate Blanchett e Reese Whiterspoon. Non avevo ruoli adatti o erano magari impegnate in altri film. Sono gli unici che mi vengono in mente. Di solito penso prima alla storia e solo dopo al cast: se poi l’attore giusto è famoso , va bene, e se non lo è va bene lo stesso”

Carla Bruni vorrebbe fare un film : hai già un’idea per la first lady francese?

“No. Inizierò a pensarci non prima di gennaio. Penso che sia una persona carismatica e se mi viene in mente qualcosa di adatto ovviamente mi piacerà averla. E’ una persona affascinante e intelligente, sicuramente potrebbe avere una buona carriera. Spero di riuscire ad escogitare qualcosa che funzioni”

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Sarebbe la sua prima attrice o attore italiano..

“Ho fatto così tanti film , sicuramente con qualche italiano ho già lavorato , ad esempio Chazz Palminteri . Attrici no, non ricordo. In Spagna ho lavorato con attori spagnoli , in Inghilterra con un cast inglese e se mai farò un film in Italia , a Roma, a Venezia o dove capita , il cast sarà al 90% italiano. Ma fin qui non è successo”

Qual è l’ultimo film italiano che ha visto?

“Gomorra. E’ fatto benissimo : storia affascinante , regia molto bella , un lavoro di prima classe”

Quali film va a vedere al cinema in questo periodo?

“Quelli seriosi oppure quelli con un alto tasso di spettacolarità. Non mi piacciono quelli che sembrano compitini di scuola , dove tutti mi dicono che è un film nobile per una buona causa , intellettuale eccetera e quando lo vedo mi dico “sì è vero, ma è noioso”. Voglio vedere film in cui appena finiscono i titoli di testa sono catturato dai personaggi, da cosa succede loro, da come si evolve la storia. I grandi registi come Fellini o Bergman erano grandi intrattenitori , non noiosi, e facevano film divertenti”

E MIchael Moore?

“La penso come lui, politicamente , e quindi mi piace. Ma non ho mai creduto che il cinema possa cambiare la società , la storia , la gente. Aveva ragione Oscar Wilde : l’arte è inutile. Per me l’arte è entertainment. Non si può vivere in un mondo senza intrattenimento. Ma come strumento di mutazione sociale, è difficile battere il Ku Klux Klan che si ritrova in uno scantinato pere passarsi dei fucili”

giovedì 24 dicembre 2009

INTERVISTA A GINO FABBRI, IL PASTICCIERE DELL’ANNO “Sono diventato quel che sono assolutamente per caso. Anzi, più che per caso direi per necessità”

Gino Fabbri , è “Pasticcere dell’anno” dell’Accademia dei maestri Pasticceri italiani

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Cominciamo col dire che lei in passato ha vinto anche altri premi , quindi la sua bravura è universalmente riconosciuta. Però adesso come si sente ad essere una sorta di “mago del dolce”?

“Beh , vincere come Pasticcere dell’anno è stato molto importante , anche perché mi è stato assegnato a Napoli , patria di grandi tradizioni gastronomiche e dopo una sfida durata 4 giorni con altri bravissimi colleghi provenienti da tutto il paese. Tuttavia , un riconoscimento così importante non mi impedisce di pensare di dover scoprire altre cose, di dover fare sempre di più e sempre meglio”

Su, ora non si metta a fare il modesto..

“Ma no, assolutamente, faccio sul serio. Sono sincero quando dico che non mi aspettavo di portare a casa questo successo, perché sono convinto di non fare nulla di straordinario. Faccio solo il mio lavoro , insieme ai miei sedici dipendenti. Niente di più”

Dando per scontato che è lei il miglior pasticcere dell’anno, quali sono i dolci più buoni sfornati dal suo laboratorio?

“Ai miei clienti piacciono soprattutto le cose semplici. Il tiramisù, tanto per dirne una , è un classico e se fatto bene è uno dei più richiesti in assoluto. Piace molto anche il millefoglie”

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In genere non si arriva mai al top in un campo professionale se non si è dotati di una particolare vocazione o se non si ha le spalle una consolidata tradizione familiare. Lei, invece , come li ha scalati i gradini che l’hanno portata in cima?

“Non ho storie affascinanti da raccontare. Sono diventato quel che sono assolutamente per caso. Anzi, più che per caso direi per necessità”

Vuole dire che dal miglior pasticcere dell’anno da bambino non aveva mai sognato di trascorrere la sua vita professionale in mezzo a torte , brioches e panna montata?

“Infatti. I miei erano contadini e io da ragazzino dovevo darmi da fare. A 13 anni ho fatto anche il garzone in una pasticceria, ma poi ho lavorato pure in una officina, ho fatto il commesso e tanti altri lavori. Ma dopo il servizio militare mi son posto un problema : cosa dovevao fare nella vita? Io, come tutti i giovani, volevo guadagnare un po’ di soldi , ma volevo anche divertirmi. E fare il pasticcere non era in cima ai miei desideri , visto che mi avrebbe impegnato soprattutto di notte e la domenica. Poi per caso go trovato di nuovo lavoro in una pasticceria e col passare degli anni zucchero, uova e cioccolato sono diventati i miei attrezzi del mestiere”

Insomma, i dolci non erano proprio nei suoi pensieri. Ma non mi dica che l’uomo che prepara le migliori leccornie d’Italia non è goloso?

“Certo, lo sono. Tant’è che non ho una preferenza particolare , io mangio di tutto. Ma non amo solo i dolci , mi è sempre piaciuto anche il salato”

Lei è una fonte autorevolissima , dia qualche dritta ai ghiottoni : dov’è che in Italia si mangiano i dolci più buoni?

“Di cose saporite se ne trovano dovunque ma penso che i prodotti migliori si possono mangiare in Campania e Sicilia. Penso ai babà , alla pastiera, alla sfogliatella , al cannolo. Sono un’autentica provocazione per il palato, una tentazione irresistibile per chiunque . Spesso , però, la bontà di ciò che mangiamo dipende dal contesto e dal nostro stato d’animo: se siamo in un posto suggestivo e siamo sereni, tutto diventa più gradevole”

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In premio le è stato assegnato anche “per la sua professionalità e la costante ricerca della qualità nella produzione”: insomma, lei non solo fa delle cose buonissime ma adopera anche ingredienti genuini

“Per un decennio , dal 1963 al 1975 , i pasticceri hanno lavorato bene perché hanno sempre utilizzato materie prime di grande qualità. Poi il mercato è stato invaso da prodotti artificiali che costavano molto meno e che consentivano di puntare molto sulla quantità. Io , invece ho sempre preferito mirare alla qualità pur essendo consapevole che i costi sarebbero lievitati. Nei miei dolci non c’è mai la margarina ma sempre il burro, nonostante il burro costi molto ma molto di più. E non uso mai additivi o coloranti”

Uno dei suoi ricordi più belli è legato alla visita a Giovanni Paolo II nel 2000 , al quale portò in dono la torta Giubileo. Com’è fatta la bontà che regalò al Papa?

“La Giubileo è a base di pan di Spagna con una sfoglia di croccantino alla mandorla pralinata e di cioccolato fondente. All’interno una mousse di cioccolato , 70% crema di mascarpone e amarena e copertura di glassa all’amarena”

Un consiglio a chi da grande vuole diventare come Gino Fabbri

“Lavorare in maniera artigianale, indirizzandosi verso quanto di buono produce la nostra terra. Utilizzare i nostri prodotti semilavorati e i semi-industriali rende tutto più facile e abbatte i costi , ma non paga sul piano della qualità”

mercoledì 23 dicembre 2009

INTERVISTA CON RENZO ROSSELLINI, FIGLIO DEL REGISTA ROBERTO, RACCONTA LA RELAZIONE TRA SUO PADRE CON INGRID BERGMAN

Dopo il film Stromboli , terra di Dio c’è l’addio di Rossellini al Neorealismo e l’inizio della sua storia con Ingrid Bergman. Lei era una diva e aveva scritto una lettera appassionata al regista dopo aver visto Roma città aperta e Paisà.

Lettera “Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco , non si fa quasi capire in francese , e in italiano sa solo dire “ti amo”, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei”.

Renzo Rossellini

“Quando fu girato il film avevo otto anni , ma ricordo bene l’arrivo di Ingrid a Roma. L’avevo già vista al cinema in Per chi suona la campana e me ne ero subito innamorato”

Una passione di famiglia?

“Sono stato io il primo Rossellini a prendersi una cotta per lei . E ho avuto la debolezza di raccontarlo a una mia baby sitter. Quando mio padre mi portò all’Excelsior : dove Ingrid soggiornava , tremavo dalla paura che qualcuno potesse rivelarle il mio segreto”

Come fu quell’incontro?

“Quando mi trovai davanti questo angiolone con i riccioli biondi , era alta un metro e ottanta , persi davvero la testa . Era come una fata gentile , molto materna come me. In quegli stessi giorni scoccò la scintilla anche per mio padre”

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Perché la Bergman voleva lavorare con suo padre?

“Era annoiata dal sistema hollywoodiano. Erano gli anni del maccartismo , e lei era disgustata nel vedere colleghi e amici emarginati perché sospettati di essere comunisti”

Il matrimonio fra suo padre e sua madre era già concluso?

“Sì, erano già separati e mio padre aveva già avuto una relazione , ormai terminata , con Anna Magnani. Papà è sempre stato un monogamo : ho avuto tante donne , ma una dopo l’altra, senza sovrapposizioni”

La Bergman , ancora sposata , fu accusata di essere una concubina. Il film segnò la fine della luna di miele fra suo padre e gli Stati Uniti?

“Stromboli fu un film torturato in America. La casa di produzione , la Rko, fece molti tagli e un montaggio assai differente da quello voluto da mio padre. Ne nacque anche una causa giudiziaria e alla fine fu deciso che la versione della Rko poteva si circolare , ma solo negli Usa. Ma non fu l’unico caso di censura”

Anche Rossellini subiva i tagli?

“E alcuni davvero assurdi. In Europa 51 , sempre con Ingrid , la censura eliminò una farse tratta del Vangelo e in Francesco giullare di Dio venne tagliato il prologo , un montaggio delle immagini di Giotto, perché si accennava alla Chiesa corrotta che il Santo voleva combattere. Per ritrovare quelle scene ho dovuto fare un lavoro da detective negli archivi Kodak degli Stati Uniti”

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Da bambino , come ha vissuto la relazione fra suo padre e la Bergman?

“Le mamme dei miei compagni di classe erano curiose di sapere da me i particolari più intimi. Ma io sapevo molto poco di quella storia. Poco dopo Stromboli nacque però Robertino , il primo dei loro tre figli”

Vivevate come fratelli?

“E’ grazie alla tolleranza di mia madre e alla capacità di Ingrid di tenere tutti insieme che siamo rimasti uniti. Ricordo una bella vacanza a Amalfi con tutti noi bambini e mamma , Ingrid e Sonali , la terza moglie di mio padre”

In molti hanno accusato Stromboli di essere l’inizio della decadenza del cinema rossinelliano . E’ d’accordo?

“Nel 1977 , papà è morto , nel suo portafogli ho trovato il ritaglio di un articolo di giornale del 1946 , anno in cui uscì Paisà . Iniziava così “Dalla mente ottenebrata dal regista ..” e continuava con degli insulti . Già subito dopo Roma città aperta la critica ha iniziato a vedere una decadenza del suo cinema. Ma lui mi disse “Odio rivedere i miei film del passato, ho nostalgia solo del futuro”

La Bergman fu anche anche una musa per suo padre?

“Lei metteva tutta se stessa in quelle pellicole , anche come autrice. Era colta e intelligente , non una pupattola nelle mani del regista”

Ne è ancora innamorato?

“Ho ricordi meravigliosi. Sì , dopo sessant’anni la amo ancora”

martedì 22 dicembre 2009

INTERVISTA A SERGIO RUBINI, RACCONTA IL SUO ULTIMO FILM “L’OCCHIO NERO” - “Quando si guarda indietro , non si riproduce mai tutto ciò che è accaduto, ma quello che avresti voluto fosse accaduto , le parole che avresti voluto dire a sentire”

Sergio Rubini dirige Scamarcio e Golino ne “L’uomo nero”.

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Quanto autobiografica , Rubini , è una curiosità ineludibile

“Molto. Ma come in tutte le storie molte vere c’è anche molto di falso. Quando si guarda indietro , non si riproduce mai tutto ciò che è accaduto, ma quello che avresti voluto fosse accaduto , le parole che avresti voluto dire a sentire. Mio padre era davvero ferroviere e pittore dilettante , così come il padre di Domenico Starnone che ha scritto la sceneggiatura con me e Carla Cavalluzzi. Quanto quel bambino del film sia io e quanto quell’uomo che interpreto sia davvero mio padre , non lo so. Le persone vere sono incomplete , mentre il cinema le completa e mette un punto alla fine”

Suo padre aveva ambizioni artistiche frustrate?

“Anche lui da giovane avrebbe voluto fare il pittore e si ispirava a Cezanne. Io partecipavo alle sue sofferenze. E quando lo vedevo contemplare per ore un quadro al museo , mi chiedevo come fosse possibile che potesse interessarlo tanto o se piuttosto non stesse solo pensando a come fregarselo… Una volta vidi in tv un’intervista a Don Chisciotte e ci rimasi molto male: diceva che gli impressionisti erano stati la più grande rovina dell’arte perché avevano autorizzato chiunque a sentirsi pittore con due pennellate. Il trionfo del dilettantismo. E nella difesa di questo dilettantismo è nascosta l’attualità di questo film”

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Cioè?

“Negli Anni ‘50 e ‘60 vi fu un’esplosione di amatorialità , anche rozza e all’apparenza patetica, che ora s’è estinta. Chi voleva emergere s’improvvisava attore, pittore , cantante. Gli intellettuali stroncarono con disprezzo queste velleità , perché dietro ogni passione doveva esserci per forza un pensiero , e ciò ha avuto effetti devastanti sulla società”

Addirittura?

“Sì, perché crearono un esercito di uomini soli , feriti e bistrattati , i cui eredi sono i concorrenti del Grande Fratello , quelli che vogliono emergere senza saper fare nulla. Hanno trovato aiuto dove sono stati accolti e si sono trasformati in qualcosa che ci fa paura. Penso che se non li avessimo così maltrattati , oggi ce li saremmo trovati dalla nostra parte”

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Anche lei ha riscoperto la figura paterna solo in età matura?

“Anch’io , come tanti, mi sono detto “non voglio essere come mio padre”. Ma quando i figli si dicono questo , in realtà hanno bisogna di buttare giù i ruoli. Quando poi impari a vedere tuo padre come una persona , e non più solo come un genitore, diventa tutto più accettabile e comprensibile. Uccidere il padre fa paura ma è sano, perché spinge poi ad aggiungere un pezzo nuovo. Basta con la retorica dei padri: il fratricidio è molto più inutile”

Nel suo film precedente, Colpo d’occhio, lei era un subdolo critico d’arte. In questo i criticonzi di paese rovinano la vita al pittore dilettante. Ha qualche problema con la critica?

“No, no. In L’uomo nero i critici sono solo due piccoli notabili del paese che fanno da garanti dell’immobilismo, a loro volta frustrati e afflitti dallo stesso dolore della loro vittima. “Ma dove vuoi andare?” è una frase che si ripete dalle mie parti , come un’iniezione letale che ci si pratica a vicenda: impedisce che l’altro vada più avanti di te. L’immobilismo è il male inestirpabile di quelle realtà di provincia”

Anche a lei dicevano “ma dove vuoi andare”?

“Per fortuna la mia famiglia era rispettosamente distratta e avevo una cerchia di amici anarchici che non mi derideva e mi proteggeva dalla mediocrità del luogo”

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C’è più odio o amore nel rapporto con le sue radici?

“Il rapporto è conflittuale. Sono andato via a 18 anni , ma non volevo scappare. Lo strappo è stato brutale. Poi mi sono reso conto negli anni che l’unica cosa che avevo da raccontare era quel posto e quello strappo. Non appartengo a nessun luogo , neanche a Roma, ma solo ai miei ricordi , che vengono continuamente traditi. Torno sempre a girare in Puglia perché è il teatro di posa che conosco meglio e l^ mi viene facile inscenare anche quel che ho pensato ed è successo altrove”

Le diverte più recitare o dirigere?

“La regia è più rassicurante perché sai cosa stai facendo. L’attore è come un passeggero in moto che non sa dove il guidatore lo stia portando e come guidi. Il mestiere di regista può aiutarti a vivere , quello di attore a perderti. Infatti, da vent’anni provo a fare i miei film , mentre recitare per gli altri è una specie di vacanza che mi concedo solo con chi so che non mi metterò alla prova”

lunedì 21 dicembre 2009

INTERVISTA A LIAM GALLAGHER DEGLI OASIS, RACCONTA LA SEPARAZIONE DELLA BAND

Liam Gallagher il più giovane dei fratelli “Oasis” racconta la separazione da Noel .

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Liam cosa è successo quella famosa notte?

“Il 28 agosto stavamo andando ad un concerto. C’erano una serie di persone , mie amiche, che stavano con la band in quei giorni e Noel quella sera stava andando a brutte parole con loro , dicendo cose anche piuttosto pesanti su quella che era la mia band. E questo non mi è piaciuto. Ha preso e se ne è andato , e ha sciolto la band il giorno seguente. Io non ho lasciato la band perché per me era solo un litigio. Se mai verrà qui dovrete chiedere a lui se adesso gli è passata..! Credo piuttosto che lui non volesse più far parte degli Oasis , ma che non avesse le palle per dirlo ai fan. Ha quindi drammatizzato uno stupido litigio ed è venuto fuori come se fosse il peggior litigio del mondo…Ne abbiamo avuto dei peggiori! Credo che ora voglia dedicarsi alle sue cose… Dovrebbe avere solo le palle per ammettere di andare in giro dicendo che lo ho intimidito, che ho detto brutte cose sulla sua ragazza o sui suoi figli …non lo farei mai. Non ho idea di cosa gli sta passando per la testa…”

Musicalmente che farai? Un album solista , una band?

“Io voglio andare avanti: ho realizzato diverse demo che mi stanno piacendo molto insieme a Chris , il batterista degli Oasis . Ora bisogno solo capire se piaceranno alle gente. Secondo me sono grandiose! Andremo avanti con un nuovo nome che stiamo cercando. Sai, la musica è la cosa più importante per me, i vestiti vengono dopo..”

Ho sentito dire che qualcosa potrebbe arrivare a gennaio, vero?

“Gennaio, sì. Ora dobbiamo trovare il produttore giusto… Credo che il disco intero potrebbe arrivare nel luglio del 2010 . Devo ancora discutere un paio un paio di questioni economiche con Noel , ma questa è la mia musica… e non vorrei che lui ci girasse tanto attorno!"

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Ci sarà una direzione diversa rispetto al passato?

“Non sarà certo musica raggae! Sarà molto simile a quello che ho sempre fatto. Mi piace il sound degli Oasis , quindi suonerà molto Oasis , visto che conto io. Spero che avrà un po’ più di carica , il suono sarà un po’ più fresco … ma chi lo sa? Vedremo…

Cosa ti manca di più della tua vita con gli Oasis?

“Non mi manca nulla al momento, visto che sono passati giusto un paio di mesi. Ovviamente mi manca un po’ cantare le canzoni, andare in tour, suonare e divertirsi. Mas è la vita! Per fortuna nessuno è morto”

Ti manca cantare qualche brano in particolare?

“Tutti , tutti… Sono il più grande fan degli Oasis. Ogni tanto vado su YouTube… ma sai bisogna andare avanti …ora vedo il mondo in maniera diversa , e preferisco non farmi avvolgere dalla depressione”

Qual è la tua canzone preferita degli Oasis?

“Live forever”

Ok, e l’album?

“Beh mi piace Be Here Now , ma in generale li amo tutti…. sono molto orgoglioso di quello che hanno fatto gli Oasis”

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Il tuo rapporto con Noel oggi?

“Non l’ho più visto! In generale non è che ci parlassimo molto neanche prima … lui ora fa le sue cose, io le mie …. Non ha detto molto dopo il tour… Se avesse avuto da dire le avrebbe dette prima… Non ci vediamo. E’ triste , ma è la vita! Magari in un paio d’anni cresceremo e ci riparleremo. Al momento ci comportiamo ancora come dei ragazzini…”

Gli Oasis fanno parte della storia del rock..

“Sono orgoglioso di ciò! Orgoglioso di quello che abbiamo fatto , non rimpiango nulla ! Ho avuto dei bellissimi momenti con loro … Avremmo forse potuto migliorare … fare più dischi … A causa dei litigi ci abbiamo messo due, tre anni per fare un disco… Non mi piace quello che va in giro a dire Noel… probabilmente , a causa di quanto sta succedendo , ci metteremo cinque anni per registrare un altro disco! Se sei abbastanza fortunato da suonare in una band di successo , non dovresti sederti per cinque anni”

Intanto porti avanti la tua linea di abbigliamento. Che cosa puoi raccontarci del progetto “Pretty Green”?

“Pretty Green è un marchio d’abbigliamento nato da un’idea che ho avuto a novembre 2008 ; sono i vestiti che amo indossare. Non credo che questo progetto cambierà il mondo o curerà il cancro. Se alla gente piaceranno sarò contento , in caso contrario non andrò a prenderli per la gola..”

E come è nata l’idea?

“Ero seduta in piscina a Los Angeles. Mi sono sempre piaciuti i vestiti e ci ho sempre speso un sacco di soldi. Beh, mi trovavo lì a parlare di scarpe e roba simile con un amico e mi sono detto “Perché non aprire una linea d’abbigliamento?”Era una cosa mi era già una proposta tempo fa, ma ero troppo preso “a fare la rockstar”. Ma ora ci siamo e la cosa mi elettrizza…”

venerdì 18 dicembre 2009

INTERVISTA A DAVIDE CERULLO , EX CAMORRISTA ORA LAVORA IN COMUNITà

Davide Cerullo ha sparato , ha spacciato droga e ha spacciato. Era un camorrista , ora non più.

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“Ali bruciate”è innanzitutto la biografia di un giovane nato e cresciuto a Scampia , il quartiere simbolo del degrado napoletano. Lei però non vive più nella madre di tutte le periferie, vero?

“Sì, oggi risiedo in un’altra regione. Ma sono spesso in giro per l’Italia per lavoro. In particolare , in questo momento sono impegnato in una comunità che si occupa dell’accoglienza degli extracomunitari. Oggi la mia principale attività è cercare di aiutare gli altri , dove e come posso”

Come mai non vive più a Napoli?

“Trovare lavoro a Napoli , come ben sanno i giovani che vi abitano , è sempre un’impresa titanica che spesso non conduce da nessuna parte. E per chi, come me, ha dei figli , il problema diventa sempre più grave e assillante. E poi il libro mi ha portato a cambiare aria”

In che senso , scusi? Ha forse avuto qualche difficoltà legata alla pubblicazione?

“Beh, diciamo che non ho avuto grossi problemi , io sarei anche rimasto ma la mia famiglia era preoccupata. Mia madre, soprattutto , dopo l’uscita del volume mi ha spinto ad allontanarmi. Almeno per un po’ di tempo”

Forse il libro non è piaciuto a qualcuno?

“Certo, ma era inevitabile per un volume di questo tipo. Diciamo che c’è stato chi mi ha guardato un po’ storto , qualcun altro che mi ha consigliato maggior prudenza. Non tutti hanno compreso , è chiaro. E poi si sa come vanno certe cose a Napoli , dove in un quartiere , anche grande, tutti conoscono tutti..

Insomma ha dato fastidio

“Credo fosse in qualche modo prevedibile. “Ali bruciate” è un libro che cerca di combattere un sistema che si può definire terroristico , è un’opera che attacca il meccanismo diabolico della criminalità organizzata ma, al tempo stesso, allunga una grande mano per aiutare concretamente chi vuole uscirne. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che crea molto fastidio”

Combattere i clan , aiutare i ragazzini a starne lontani : obiettivi rischiosi nella terra della camorra più feroce ed organizzata , nella città dove si spara nelle strade , tra i passanti

“La camorra ha paura di chi pensa , ha paura di chi scrive, ha paura di chi legge. Una cosa che tutti dovrebbero tenere sempre bene a mente , perché è questa la principale strada da seguire per estirpare il male”

La cultura come arma segreta per sconfiggere cinque secoli di criminalità organizzata e non ?

“Le farò un esempio. Qualche tempo fa ho incontrato un uomo che conosco da molti anni e gli ho chiesto del figlio , un ragazzo che ho visto crescere. Lui, tutto contento e fiero, mi ha raccontato che era cresciuto , avevo fatto carriera , che aveva avuto un gran successo. Il figlio era diventato un boss e lui era felice”

Reazione piuttosto comune e non soltanto a Scampia , un male antico e profondo , i libri da soli possono guarirlo?

“Un libro ha guarito me … che pure ero cresciuto in quel clima e , per forze di cose, mi ero perfettamente adattato a quel mondo: ero solo un ragazzino quando capii che la mia famiglia , mia madre , aveva bisogno di aiuto , e mi gettai nella mischia accettando l’unico lavoro che c’era : spacciare”

Poi l’arresto , il carcere e la lettura..

“Dietro un libro c’’è l’uomo che l’ha scritto e tutto quello che lo ha ispirato. E poi ci sono gli uomini che lo fanno leggere. Penso a chi , in questi difficili anni , è stato e continua ad essere coraggiosamente in prima fila nella frontiera di Scampia , dalle suore missionarie ( sorelle di quelle uccise dal virus Ebola in Zambia) al gesuita Fabrizio Valletti , passando per Don Aniello e tutti i volontari della Comunità Sant’Egidio e dalle altre organizzazioni umanitarie”

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Una frontiera che è soprattutto una trincea: soltanto la guerra tra Di Lauro e Spagnoli – Scissionisti ha provocato una settimana di morti, oltre ai ferimenti , agli incendi , alla pulizia etnica . Che ne è stato dei suoi amici di infanzia?

“Molti purtroppo sono morti , qualcuno si è perso , tantissimi sono in carcere. E spesso penso a tutti quelli chiusi in una cella . Anche perché da quando è uscito il libro mi arrivano molte lettere dalle prigioni , spesso si tratta di persone che non conosco. E leggendo mi accade di piangere. Vorrei poter fare di più , per quelli che sono in carcere e per chi rischia di finirci tutti i giorni , magari solo perché non ha alternative reali o non riesce a vederle”

Chi altri potrebbe fare di più?

“Tanti , a cominciare dalle istituzioni , che mancano sempre più all’appello. La camorra è spesso un alibi per non fare nulla… La società dovrebbe indicare l’essenziale ma la corruzione è più forte di tutto: tutti pensano solo alla propria poltrona , al denaro che possono guadagnare”

Lei si batte molto anche per Napoli , quando tornerà a viverci?

“Tornerò nella mia città quando ci saranno tante persone che avranno la forza e il coraggio di alzarsi in piedi per dire basta alla camorra e al degrado”

giovedì 17 dicembre 2009

INTERVISTA A CARLO CASTAGNA : MARITO , PADRE E NONNO DELLE VITTIME DEI MOSTRI D’ERBA

Carlo Castagna : tre anni fa sono stati uccisi la moglie , la figlia e il nipote. Nella strage di Erba. Lui ha subito perdonato gli assassini, ora lo scrive anche in un libro.

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Sono passati tre anni dalla strage. Sono trascorsi in fretta o lentamente per lei?

“Per me il tempo è scandito con normalità come se loro non fossero mai partiti. In casa ho tantissime foto di Paola , Raffaella e Youssef. Ogni tanto sul cellulare trovo una chiamata di Paola , ho ancora il suo numero in rubrica… Loro sono sempre con me anche in questa solitudine. Ricordo le prime uscite con Paola… Sono tornato a corteggiarla , fra un po’ la sposerò”

Perché ha voluto scrivere un libro?

“Per ricordare e onorare i miei cari , così orrendamente sterminati”

Come ha fatto a perdonare gli assassini?

“Per un cristiano deve essere la normalità. Mi ha aiutato il Signore , da solo non ce l’avrei fatta. Anche loro sono delle vittime , provano un dolore. Avevano iniziato un cammino di conversione , poi con i nuovi legali..”

Hanno ritrattato tutto. Come ha reagito?

“Con sgomento e rabbia. Olindo e Rosa sono stati lucidi nella loro follia , hanno pianificato tutto. Una cosa abominevole. Il demonio ha trovato terreno fertile in loro”

Che effetto le faceva vederli , al processo , ridere nella gabbia degli imputati?

“Dicono che lo facevano per superare il disagio. Il dubbio è che dietro ci fosse la regia della loro difesa”

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Olindo la odia. L’ha definita “il grande bastardo” e “padre padrone”. Perché?

“Non ha mai sopportato che non reagissi alle sue violente provocazioni. Chiamò mia moglie “figlia di p..”, mi disse “pezzo di m..”. Sul “padre padrone” gli unici che potrebbero parlare sono i miei figli. Raffaella avrebbe potuto dire che ho il polso fermo ma l’ho sempre lasciate libera”

Tant’è che si sposò con Azouz nonostante lei non fosse d’accordo

“All’inizio lui mi fece una buona impressione , passò il Natale con noi, organizzavamo con le nozze. Poi i carabinieri mi dissero che era uno spacciatore : mi sentii sprofondare. Cercai di parlarne con Raffaella ma lei arrivò con Azouz e lui alzò la voce : si era tolto la maschera di agnello e sotto c’era il lupo. Ma quando mia figlia disse “Fra voi e lui, scelgo lui”, feci un passo indietro.

Iniziò anche un diario

“Sì nel 2003 avevo paura “Prima o poi ci andremo di mezzo noi” scrissi. Così è stato”

Cosa ricorda di quella notte?

“Tutto, ogni tappa del dolore. Quando ho saputo della strage - “ci sono quattro corpi sgozzati” , mia moglie era già morta da due ore. Ha avuto il tempo di andare dal Grande Cupo e dirgli che mi doveva sostenere . Certo , tornare a casa e vedere il nostro talamo… Non avrei mai pensato che Paola potesse andarsene così”

E’ vero che ha foto dei corpi straziati?

“Dopo due anni le ho chieste al mio avvocato , le ho in un cassetto. Volevo conoscere la verità di quella sera. Ho visto le brutalità che riesca a commettere chi è vittima del diavolo. Ho visto lo sfondamento cranico di Raffaella , lo sfondamento della nuca di Paola , il colpo alla gola di Youssef. Sono tutti morti insieme alle 20.05”

Le dispiace che Raffaella e Youssef siano sepolti in Tunisia?

“Venga con me , vede questo è il bagno della Paola : è rimasto tutto come l’ha lasciato lei , con i suoi rossetti. Ed ecco , queste sono le tombe di Raffella e Youssef ( tre quadri ndb) . Li avrei tenuti qui ma Azouz li voleva lì e non aveva senso scatenare una guerra di religione. Come ha detto il mio nipotino “Nonno, il cielo è uno solo”

La ha addolorata il comportamento di Azouz , dopo il dramma?

“Bè, si era un po’ montato la testa. Era abbastanza irrispettoso”

Ora si è risposato

“Sono contento per lui: ha il diritto di farsi una famiglia. Sarebbe bello se ora riuscisse a fare un percorso di rettitudine”

Vi siete più sentiti?

“Mi ha mandato un sms alla festa del papà”

Che diceva?

“Che lui non poteva più ricevere gli auguri. Gli risposi che rimane sempre il papà di Youssef e deve essere orgoglioso di lui”

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Che ne è stato della casa della strage?

“E’ ancora sotto sequestro ma non vorrei ristrutturarla e renderla una casa di accoglienza. Sa , per chi è in difficoltà.”

Qual è la prima immagine che le viene in mente se pensa a sua moglie Paola?

“Eravamo così affiatati che quasi inciampavamo uno nell’altra quando camminavamo. Ora è lo stesso, senza quel rischio”

E se pensa a Raffaella?

“Il suo sorriso. Da quando era diventata mamma poi.. Quando ha sofferto ogni volta che Azouz andava in carcere. Noi l’accompagnavamo in auto a trovarlo , prima a Como, poi a Cremona, poi a Opera.Quanto soffriva…”

Come le piace invece ricordare Youssef?

“Ah , lui era innamorato di trattori , ruspe e gru. Piccolino. Gli piaceva salire su una piattaforma , qui nel nostro laboratorio. Mi diceva “Nonno , alto! Nonno, alto!” Era bellissimo”

Cosa prova oggi , oggi, per Olindo e Rosa?

“Tenerezza. Erano due bonaccioni, ho avuto anche momenti di scambio molto dolci con loro, prima. Poi la cattiveria si è impossessata di loro , in fondo non hanno mai avuto vita facile”

Presto ci sarà l’appello . Cosa si aspetta?

“So che Olindo e Rosa continueranno a seguire la regia della loro difesa: faranno gli attori , le loro risatine e quelle dichiarazioni che mi faranno arrabbiare. L’ultima volta in aula mi disse addirittura che si univa al nostro dolore . Io gridai “Basta!”. Lì, anche un santo perderebbe le staffe. E io sono solo un povero cristiano”

mercoledì 16 dicembre 2009

INTERVISTA AI FRATELLI COEN, PRESENTANO “A SERIOUS MAN”

Arriva al cinema “Serious man” dei fratelli Coen. Il film è impregnato di umorismo nero e assurdo. Parla di un brav’uomo n, uno stimato docente universitario, travolto dagli eventi , sempre più surreali , in un crescendo angosciante : uno studente lo ricatta , la sua promozione è a rischio, la moglie lo tradisce con un amico di famiglia e lo caccia da casa chiedendo il divorzio , la figlia lo deruba, i figli combina guai a scuola , il fratello disoccupato finisce nei guai e la vicina di casa turba i suoi sogni. L’uomo cerca risposte dai rabbini.

I fratelli Coen rispondono all’unisono.

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E’ proprio quello di Serious man l’ambiente in cui siete cresciuti? Si spiegano molte cose..

“Sì ,la nostra scuola era molto simile. Avevamo insegnanti geriatrici originari perlopiù dell’Europa dell’est. Simili i genitori e anche i sobborghi. Ma le analogie finiscono qui : la storia è completamente inventata, così come il protagonista , sebbene sia costruito su tante persone che abbiamo conosciuto . Amici dei nostri genitori , che infatti erano professori come il protagonista. E’ sicuramente il nostro film più personale , ma non è autobiografico. Il c’era una volta delle nostre menti facilita la narrazione , è più semplice ambientarla nel passato piuttosto che nella realtà di tutti i giorni”

I vostri ricordi coincidevano?

“No, ma non era necessario”

Mel Brooks dice che i suoi ebrei sono invincibili , mentre quelli di Woody Allen sono timorati di Dio. E i vostri?

“Non sono affatto invincibili , anzi. I nostri sono molto morali , pieni di problemi e preoccupazioni”

Specie il protagonista

“Era un ruolo difficile per un attore , perché doveva resistere alle tentazioni di abbellirlo. E’ un personaggio molto passivo , sul quale si abbattono disgrazie che non riesce a spiegarsi , e non ha una fede così incrollabile per poterle sopportare”

Il prologo del film , una favoletta nera ambientata in un villaggio di ebrei polacchi nell’Ottocento , è un corto a sé stante che però preannuncia le sciagure imminenti

“Pensavamo che una storiella autonoma fosse un’introduzione appropriata e , poiché non ne conoscevamo nessuna adatta , l’abbiamo inventata. Volevamo che ci fossero l’horror che la leggenda popolare. La razionalità contro l’assurdo compare specie nelle storie yiddish. Nei racconti di Singer , che abbiamo letto, si parla molto di dybbuk , l’anima di un defunto che torna per impressionarsi di un vivo. Noi non volevamo parlare della morte in modo esplicito , però l’elemento c’è.Il film è il nostro modo di rappresentare la cultura ebraica”

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E come si inserisce nella tradizione yiddish?

“La cosa divertente è che noi non ci sentiamo inseriti in questo solco , non ci facciamo troppi problemi. Non siamo abituati a confrontare la nostra sensibilità con quella di altri autori o scrittori ebraici , anche se ad esempio Philip Roth ci piace molto”

Il livello di tensione e ansia sale di scena in scena

“Scrivendo il film non ci siamo chiesti se dovesse far ridere o no. Sulla storia aleggia sempre la sensazione che stia per arrivare la catastrofe. Non l’abbiamo fatto apposta , ma è così. Il filo conduttore del film sono i timori e il prologo rafforza questa sensazione , introducendo subito un elemento oscuro”

Il finale molto cupo riflette il vostro pessimismo cosmico?

“No, non è la nostra visione personale della vita. L’arrivo del tornado è sembrata la fine giusta : funzionava anche per le sue implicazioni oscure. Ma gli uragani da quelle parti ci sono tutti gli anni : è qualcosa con cui abbiamo una certa familiarità. Volevamo ritrovare le sensazioni di quei posti e di quei momenti , e dunque anche la meteorologia ne faceva parte”

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Nulla a che vedere con l’attualità?

“Amiamo la libertà di raccontare le storie che a Hollywood non piacciono, perché non sono consolanti e i personaggi sono tutt’altro che eroici. L’atmosfera del film rispecchia quella del periodo in cui l’abbiamo scritto , quando Obama non s’era nemmeno candidato. Oggi l’America si sta liberando della sua solitudine e del vuoto morale. Ma quando scriviamo noi non ci preoccupiamo mai dell’oggi e non vogliamo fare nessuna riflessione sull’attualità”

Dio compare raramente nei vostri film e, quando accade, come in questo, non ci fa un figurone..

“Qui c’è ed è trattato in modo esplicito. Era naturale farlo , vista l’ambientazione. In quel contesto , chi aveva problemi si rivolgeva al rabbino come se fosse la cosa più logica e ovvia da fare. Ci interessava questo aspetto”

Siete sicuri che la comunità ebraica abbia gradito questo quadro così irriverente , sarcastico e desolante?

“Temevamo reazioni negative , ma non ci sono state : è stata una bella sorpresa. La maggior parte ha colto il senso . Abbiamo coinvolto nelle riprese la comunità di Minneapolis e qualcuno ogni tanto ci chiedeva “non è che vi state prendendo gioco degli ebrei”, ma non era questa la nostra intenzione. E’ un ritratto benevolo, aperto, affettuoso , che vuole mettere in luce aspetti meno noti del giudaismo. Alcuni ebrei, magari i più anziani e ortodossi, non ne saranno stati felici , ma sono quelli che vanno meno al cinema”

Perché sfornate film a raffica cambiando sempre genere?

“Non pensiamo mai in termine di genere: cerchiamo esperienze diverse solo per non ripeterci e per annoiarci”

Per il prossimo , un western , avete scelto Jeff Bridges , dieci anni dopo il grande Lebowski.

“Abbiamo già lavorato assieme e stavolta non sarà diverso , Jeff è un grande attore e ha l’età giusta : non abbiamo pensato a nessun altro di quella fascia. John Wayne era più vecchio quando interpretò True Grit , mentre il personaggio del libro era più giovane. Nella storia originale c’è molto più umorismo e violenza rispetto ai film di Wayne”

I vostri fan aspettano il seguito del Grande Lebowski : lo vedranno mai?

“Assolutamente no. Anche se John Turturro fa di tutto per convincerci , almeno per fare uno spin-off del suo personaggio”

Non vi viene mai voglia di lavorare separatamente?

“No, non ci interessa. Ne verrebbe fuori qualcosa di diverso, ma ci troviamo bene così”

Come vi dividete i compiti?

“Ce lo chiedono sempre e non sappiamo mai cosa rispondere”

martedì 15 dicembre 2009

INTERVISTA AD ANTONIO DI PIETRO “C’è un procedimento che deve essere sistemato , ed è quello che riguarda il presidente del Consiglio”

Antonio Di Pietro spara a zero sul processo breve.

Di Pietro parli del processo breve

“Processo breve , impunità certa. Questa è la morale dell’ennesimo provvedimento legislativo in materia giudiziaria. Che nulla ha a che vedere con le esigenze d’intervento in materia di giustizia. Un provvedimento ingiusto e ingiustificato , secondo cui i criminali dopo 2 anni non bisogna più processarli , ma solo liberarli”

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E voi cosa proponete per sveltire la macchina della Giustizia?

“Secondo noi entro due anni i criminali devono essere processati: dando più mezzi, più strutture , più uomini , più risorse e uan procedura penale più agevole”

Pare che il 50% dei processi in corsa sia a rischio. Ma Alfano nega

“Alfano nega? O ci fa , o ci è. Perché se , come lui ammette, questo provvedimento risolve i problemi della giustizia solo per l’1% dei casi ( contro i 3 milioni dei procedimenti in corso) allora perché farlo? In realtà c’è un procedimento solo che deve essere sistemato , ed è quello che riguarda il presidente del Consiglio”

Era Meglio il Lodo?

“E’ come chiedere ad una persona se è meglio morire con una coltellata o con una pistolettata”

Dalla padella alla brace..

“Basta leggere i giornali per rendersi conto. C’è una tal signora Gariboldi , moglie dell’onorevole Abelli, che è stata arrestata e che il Tribunale della Libertà vuole che rimanga in carcere per la sua particolare propensione criminale. Bene, ci sono una trentina di firme di parlamentari , Pdl e Pd , che ne chiedono la scarcerazione per motivi umanitari. Perché? Perché fa parte della Casta. E se qualcuno vicino a questa signora decidesse di parlare , verrebbe giù mezzo mondo della Casta. Ancora una volta si ripropone il quesito : ma la Legge è o non è uguale per tutti?”

Meno male che Mancino e Schifani chiedono di abbassare i toni..

“Accetto il consiglio , e lo dico piano piano, zitto, zitto: abbiamo a che fare con un governo che si fa gli affari propri e se ne frega dei problemi degli italiani”

Ma questo Pd fa abbastanza?

“Credo che abbastanza sarà solo il giorno in cui si costruirà una coalizione tale da costituire un’alternativa. Mi auguro che il Pd possa uscire da questa fase di letargo”

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“Non è una questione tra di Pietro e Bersani , siamo due maschietti , non ci dobbiamo sposare , è un fatto tra Pd e Idv. Abbiamo il dovere di trovare un punto d’incontro”

A ore dovrebbe uscire la famosa lista dei politici coinvolti nello scandalo-trans. La politica tremerà?

“E’ un tema che non mi appassiona. Quando feci il test antidroga per i parlamentari , l’ho fatto solo per vedere se il test funzionava”

I sondaggi danno l’Idv in calo, i maligni dicono che è finita la vostra luna di miele …che accade?

“Ogni volta che ci sono le elezioni qualcuno dice “ah finalmente è finita questa Idv”. Perché il Palazzo vuole che esista Idv”

Addirittura?

“Me ne accorgo quando vado a mangiare alla mensa del Parlamento, a mezzogiorno: se non trovo qualcun altro dell’Idv , mangio da solo. Non mi si avvicinano proprio fisicamente…. Mi spiace per loro ma l’Idv è un punto di riferimento per quei cittadini che vogliono essere protagonisti e non spettatori né complici”

Ma dica la verità , questo dualismo con De Magistris c’è o non c’è?

“Nel tentativo maldestro di rompere l’incantesimo Idv, si lanciano messaggi poi raccolti dal sistema d’informazione. Dire che Di Pietro e De Magistris sono antagonisti … ma se siamo stati tutti e due magistrati , veniamo dalla stessa cultura … siamo fratelli siamesi , pensiamo e agiamo allo stesso modo. Mi dispiace deludervi , ma ci troveranno ancora insieme finché saremo in vita”

lunedì 14 dicembre 2009

INTERVISTA A FEDERICO TONIONI, DOTTORE CHE CURA LA DIPENDENZA DA INTERNET

Federico Tonioni è uno psichiatra e responsabile del primo ambulatorio ospedaliero che cura la dipendenza da Internet

FEDERICO TONIONI

Negli Stati Uniti e in Cina le dipendenze da Internet (Internet addiction disorder) sono curate in cliniche specifiche , da anni. In Italia il fenomeno sembrava sottovalutato. Poi è arrivato il suo ambulatorio.

“E ‘ il primo ambulatorio ospedaliero , all’interno di una struttura pubblica , dove si paga solo il ticket. Anni fa erano nate delle strutture private con scarso successo. Lo abbiamo inaugurato il 2 novembre, ma è nato dopo due anni di lunghe riflessioni nella mia testa

E’ da molto che si occupa di queste tematiche?

“Da sempre mi occupo di tossicodipendenze, soprattutto relative alle nuove droghe e al nuovo modo di drogarsi. In quindici anni di lavoro ho capito quanto le due cose fossero correlate , così ho pensato di aprire uno spazio dedicato alle dipendenze da internet”

Da quale intuizione è partito?

“Intanto ho distinto tra dipendenze sane e dipendenze patologiche. E’ più dipendente quel fumatore che non riesce ad andare a letto senza il pacchetto sul comodino , e magari fuma solo 5 sigarette al giorno , rispetto a uno che ne fuma 15 ma non ha questo problema. Più che la quantità è l’investimento mentale che si fa sull’oggetto della dipendenza. Il problema non è legato alle nuove sostanze che si assumono (ketamina, ecstasy..) o al fatto che si usi il web. Siamo di fronte a un nuovo modo di drogarsi , strettamente connesso agli Internet disorder

Nuovo modo di drogarsi?

“Sì , il poliabuso. Si prende tutto insieme nel tentativo di bilanciare gli effetti collaterali. Il tutto in una corsa forsennata a collassare in breve tempo. Tutto perché vogliamo perdere il controllo: viviamo , infatti, in una società ipercontrollata. Satelliti, Google, telecamere, intercettazioni..”

E Internet?

“In questo caso non è lo strumento il problema, ma l’uso. Internet è una opportunità essenziale per l’evoluzione del pensiero umano. Però le relazioni telematiche per loro natura favoriscono la possibilità di controllare gli altri , di essere in più posti contemporaneamente , di non avere una percezione reale del tempo : ci si dissocia dalla realtà. E in una persona con tratti morbosi il gioco è presto fatto”

Il web fa solo emergere qualcosa di latente?

“Non è Internet che li ha fatti ammalare. Sono tutti pazienti con delle personalità schizoidi, che tendono all’isolamento. Hanno difficoltà nella comunicazione non verbale, non reggono un rossore. Hanno difficoltà a guardarti negli occhi. Con Internet hai delle sensazioni ma non ti puoi emozionare e puoi nascondere il linguaggio del corpo attraverso uno schermo. Si arrossisce perché non si ha il controllo dell’altro. Il rossore ci mette a nudo”

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Nella rete invece siamo noi a controllare..

“Certo. Queste persone tendono a rifugiarsi nel web, dove per definizione tutti i rapporti sono facilmente controllabili. Tuttavia perdono le loro emozioni : le cose che li rendono umani”

Quando diventa patologia?

“Come per le sigarette non conta la quantità. Il problema nasce quando la persona dopo essersi disconnessa nella sua mente continua a pensare a quello che succede nella rete. In un gioco di ruolo , su un social network.”

Che tipo di pazienti avete in cura?

“Abbiamo visto tanti giovani , ma è una patologia trasversale. Per questo tipo di colloqui mi sono contornato di specializzandi molti giovani che lavorano su Internet , studiano i Social Network. Vengono da noi soprattutto i maschi : ma siamo ancora agli inizi e quindi non posso fare delle stime precise. Comunque abbiamo parecchie richieste”

Che difficoltà si incontrano?

“E’ molto difficile incontrarli dal vivo. Sono tutte persone con problemi pregressi e Internet spesso diventa una soluzione alternativa alla droga. Non si drogano , ma stanno 15 ore davanti al Computer. Continuano a lavorare su quella cosa. Si chiudono. E progressivamente tendono a creare un mondo autistico. Intimo e privato. Dove esiste solo la loro immagine ideale. Così però si allontanano dal loro vero essere”

Quali sono le cure?

“Negli Usa i pazienti sono obbligati a curare una gallina: un animale ipercinetico. Diverso dal computer che è immobile. In Cina sono picchiati , ci sono stati anche due morti. In Olanda li portano a passeggiare nella natura”

E voi?

“Prima facciamo un colloquio per vedere se c’è una patologia pregressa: depressione, schizofrenia. In quel caso non possiamo togliergli9 Internet. Per loro è una medicina temporanea. Poi li curiamo inserendoli in gruppi guidati da giovani psicologi , che riattivano la comunicazione dal vivo. Li abituano al rossore , allo sguardo, all’odore, alla risata.”

venerdì 11 dicembre 2009

LORENZO CESA , SEGRETARIO DELL’UDC “Se malauguratamente passasse il disegno di legge sul processo breve , l’impatto sulla giustizia sarebbe devastante”

Lorenzo Cesa , Segretario dell’Udc parla del processo breve, che tante polemiche ha suscitato

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Schifani e Mancino hanno invitato ad abbassare i toni sulla giustizia

“Lo abbiamo sempre detto : il confronto politico deve recuperare il senso della misura. Ma la colpa di questa situazione è di un bipolarismo rissoso che si autoalimenta con scontri e tensioni senza dare risposte ai cittadini”

Sugli effetti del processo breve è in atto un duro scontro tra la magistratura e il Guardasigilli Alfano

“Se malauguratamente passasse il disegno di legge sul processo breve , l’impatto sulla giustizia sarebbe devastante. Il fatto che sui processi interessati dal provvedimento il Csm , Alfano e l’Anm siano in possesso di numeri tutti diversi tra loro, dimostra la profonda arretratezza , la confusione e l’ingolfamento del sistema. Con questo ddl gli si darebbe la mazzata finale: non solo non si abbrevierebbero i processi , ma si renderebbe impossibili celebrarli”

Per alcuni la legge rischia di essere invalidata dalla Consulta

“Abbiamo fondati motivi per ritenere che la Corte possa dichiarala incostituzionale . Introduce disparità tra incensurati e recidivi , come tra chi oggi affronta un processo in primo grado rispetto a chi è già in secondo o in terzo grado. Mette a rischio processi noti e inoltre , non applicandosi al già vergognoso reato di immigrazione clandestina , genera un’indegna discriminazione razziale”

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Una legge sul legittimo impedimento del premier non sarebbe una sorta di ammissione che la priorità è salvarlo dai processi?

“Inutile girarci troppo intorno , il problema è quello e lo sanno tutti. Noi proponiamo una soluzione che può rappresentare anche un contributo di chiarezza da parte della maggioranza verso il Paese. Certamente si tratta di un male minore al rischio che tutto il sistema vada al macello.

Bersani ha invitato a non mescolare la giustizia con le riforme necessarie al Paese

“I due temi vanno di pari passo. Serve una riforma della giustizia che garantisca certezza della pena e ragionevole durata del processo. Questa è una priorità al pari delle riforme istituzionali , a partire dalla riduzione del numero dei parlamentari e del superamento del bicameralismo”

Proprio a questo proposito , Fini ha rilanciato sulla bozza Violante

“La bozza Violante può rappresentare un buon punto di partenza per ottenere un’ampia convergenza su un tema decisivo per le istituzioni del Paese. Mi auguro che Pd e Pdl non perdono anche questa occasione di dialogo”

Alla luce dei primi mossi da Bersani , è possibile costruire l’alternativa di governo con il Pd?

“La nostra ferma critica a questo bipolarismo rende impossibile ad ogni intesa nazionale con il Pd o con il Pdl. Anche se al suo interno ci sono evidenti spaccature , questo governo ha tutti i numeri per durare fino a fine legislatura. Quel che ci preoccupa di più è che l’esecutivo passa le giornate a litigare e ad agitare lo spettro delle elezioni anticipate o i presunti complotti dei poteri forti. Usi i suoi cento deputati di vantaggio per dare risposte al Paese”

E’ di ieri l’ennesimo duello tra Brunetta e Tremonti..

“Non è il primo e né sarà l’ultimo. Il problema è che mentre loro si accapigliano, il Paese resta nelle cattive acque della crisi economica”

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Bersani però deve salutare l’Idv?

“Il modo sconclusionato di fare opposizione di Di Pietro e i suoi toni da osteria non ci appartengono. Finché il Pd non prenderà una netta posizione di alternativa nei suoi confronti continuerà a subire gli influssi nefasti”

In Puglia ha detto che con Vendola non è più possibile l’intesa con il Pd

“Dopo la ricandidatura di Vendola restano sul campo due soluzioni: o un’intesa con il centrodestra o andare da soli. Ci sono contatti in corso ma lasceremo la scelta definitiva ai nostri dirigenti locali”

In primavera correrete da soli anche in altre regioni?

“Fosse per me andremmo da soli ovunque. In ogni regione abbiamo stilato un programma chiaro: chi vuole allearsi con noi dovrà sottoscriverlo parola per parola”

giovedì 10 dicembre 2009

INTERVISTA AD ARMANDO SPATARO , PROCURATORE AGGIUNTO ANTI-TERRORISMO DI MILANO “L’ITALIA è SOTTO CONTROLLO GRAZIE ALL’EFFICACIA DELLA NOSTRA POLIZIA “

Dopo l’attentato alla caserma di Santa Barbara a Milano niente è più come prima la lotta al fondamentalismo islamico. Oggi , inoltre, secondo il ministro Maroni le cellule jihadiste sono pronte a colpirci.

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Armando Spataro, procuratore aggiunto anti terrorismo del capoluogo lombardo , da anni sul campo prima contro quello interno e ora contro quello internazionale non condivide appieno la visione del Viminale.

Siamo in pericolo?

“Col massimo rispetto per le opinioni del ministro Maroni , concordo soprattutto sul fatto che l’attentato del 12 ottobre costituisce una novità assoluta nel panorama italiano , che mai aveva registrato azioni del genere. Nello stesso tempo , pur disponendo solo di dati provenienti da inchieste giudiziarie, non mi sembra che si possa parlare di una svolta nella situazione italiana , che, fortunatamente , rimane sotto controllo grazie all’efficacia dell’azione delle nostre forza di polizia. In particolare mi sentirei di escludere che in Italia , ma persino in altre parti di Europa , le cellule terroristiche eventualmente in azione ricevano una sorta di autorizzazione da un’entità superiore o da Al-Qaeda. Anche perché, secondo l’opinione degli addetti ai lavori , Al-Qaeda in quanto tale non esiste più da anni: è da tempo un brand che indica solo un programma , o un’ideologia criminale. Ciò non significa , naturalmente , che sia possibile alcuna forma di sottovalutazione del pericolo derivante dal cosiddetto terrorismo fai da te”

Quando il rischio di fanatici isolati o di un network organizzato a più livelli rimane

“Il pericolo è sempre lo stesso : cioè che un’interpretazione criminosa dei principi dell’Islam , che non prevedono affatto l’uso della violenza per la diffusione della religione , possa spingere a provocare tragedie. Ma la strada per contrastare o contenere questo rischio è anch’essa sempre la stessa : da un lato efficacia delle indagini nel pieno rispetto della legge , dall’altro comprensione e comunicazione con le comunità islamiche , ormai numerose nelle nostre democrazie occidentali. Un contatto per poter guadagnare fiducia e collaborazione. Questo è possibile , anzi avviene già in certe realtà”

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Le indagini di Milano hanno portato a processi e condanne , ma come si attenua l’imprevedibilità di un kamikaze solitario?

“Questa nuova realtà naturalmente pone agli investigatori problemi diversi , rispetto alle tradizionali indagini sulle grandi organizzazioni criminali. Queste si possono penetrare con intercettazioni , pedinamenti , pentiti eccetera, mentre il gruppo fai da te è più compartimentato proprio perché normalmente piccolo e isolato. E comunque nessuno al mondo, nemmeno la miglior polizia esistente , e la nostra lo è , potrà mai prevenire ogni gesto criminale , specie quello che trova le radici nel fanatismo e nell’odio”

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Sentimenti che spuntano nei cuori e nelle menti della seconda generazione dei figli di Allah e provocano terrore , a volte morte. Qual è la situazione nel nostro Paese?

“Intanto si tratta di fenomeno che non possiamo dire presente in Italia , in quanto il numero esiguo delle persone in carcere per l’attentato alla caserma Santa Barbara non permette certo di ipotizzare un coinvolgimento generazionale in questo tipo di terrorismo. Le indagini ci consentiranno comunque di comprenderne l’esatta dimensione. L’analisi di quanto avviene altrove è complessa e comprende anche la verifica dell’effettività dei processi d’integrazione che spesso sono solo declamati e non realizzati. Sia ben chiaro : le responsabilità di ogni atto criminale sono di chi lo commette. Il contesto sociale può talvolta solo servire a comprendere come certe scelte violente possano determinarsi. Alle istituzioni il compito di prevenirle con politiche intelligenti , come ad esempio quella che adottò l’ex ministro dell’interno Beppe Pisanu , creando in Italia la consulta per l’Islam”