giovedì 10 dicembre 2009

INTERVISTA AD ARMANDO SPATARO , PROCURATORE AGGIUNTO ANTI-TERRORISMO DI MILANO “L’ITALIA è SOTTO CONTROLLO GRAZIE ALL’EFFICACIA DELLA NOSTRA POLIZIA “

Dopo l’attentato alla caserma di Santa Barbara a Milano niente è più come prima la lotta al fondamentalismo islamico. Oggi , inoltre, secondo il ministro Maroni le cellule jihadiste sono pronte a colpirci.

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Armando Spataro, procuratore aggiunto anti terrorismo del capoluogo lombardo , da anni sul campo prima contro quello interno e ora contro quello internazionale non condivide appieno la visione del Viminale.

Siamo in pericolo?

“Col massimo rispetto per le opinioni del ministro Maroni , concordo soprattutto sul fatto che l’attentato del 12 ottobre costituisce una novità assoluta nel panorama italiano , che mai aveva registrato azioni del genere. Nello stesso tempo , pur disponendo solo di dati provenienti da inchieste giudiziarie, non mi sembra che si possa parlare di una svolta nella situazione italiana , che, fortunatamente , rimane sotto controllo grazie all’efficacia dell’azione delle nostre forza di polizia. In particolare mi sentirei di escludere che in Italia , ma persino in altre parti di Europa , le cellule terroristiche eventualmente in azione ricevano una sorta di autorizzazione da un’entità superiore o da Al-Qaeda. Anche perché, secondo l’opinione degli addetti ai lavori , Al-Qaeda in quanto tale non esiste più da anni: è da tempo un brand che indica solo un programma , o un’ideologia criminale. Ciò non significa , naturalmente , che sia possibile alcuna forma di sottovalutazione del pericolo derivante dal cosiddetto terrorismo fai da te”

Quando il rischio di fanatici isolati o di un network organizzato a più livelli rimane

“Il pericolo è sempre lo stesso : cioè che un’interpretazione criminosa dei principi dell’Islam , che non prevedono affatto l’uso della violenza per la diffusione della religione , possa spingere a provocare tragedie. Ma la strada per contrastare o contenere questo rischio è anch’essa sempre la stessa : da un lato efficacia delle indagini nel pieno rispetto della legge , dall’altro comprensione e comunicazione con le comunità islamiche , ormai numerose nelle nostre democrazie occidentali. Un contatto per poter guadagnare fiducia e collaborazione. Questo è possibile , anzi avviene già in certe realtà”

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Le indagini di Milano hanno portato a processi e condanne , ma come si attenua l’imprevedibilità di un kamikaze solitario?

“Questa nuova realtà naturalmente pone agli investigatori problemi diversi , rispetto alle tradizionali indagini sulle grandi organizzazioni criminali. Queste si possono penetrare con intercettazioni , pedinamenti , pentiti eccetera, mentre il gruppo fai da te è più compartimentato proprio perché normalmente piccolo e isolato. E comunque nessuno al mondo, nemmeno la miglior polizia esistente , e la nostra lo è , potrà mai prevenire ogni gesto criminale , specie quello che trova le radici nel fanatismo e nell’odio”

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Sentimenti che spuntano nei cuori e nelle menti della seconda generazione dei figli di Allah e provocano terrore , a volte morte. Qual è la situazione nel nostro Paese?

“Intanto si tratta di fenomeno che non possiamo dire presente in Italia , in quanto il numero esiguo delle persone in carcere per l’attentato alla caserma Santa Barbara non permette certo di ipotizzare un coinvolgimento generazionale in questo tipo di terrorismo. Le indagini ci consentiranno comunque di comprenderne l’esatta dimensione. L’analisi di quanto avviene altrove è complessa e comprende anche la verifica dell’effettività dei processi d’integrazione che spesso sono solo declamati e non realizzati. Sia ben chiaro : le responsabilità di ogni atto criminale sono di chi lo commette. Il contesto sociale può talvolta solo servire a comprendere come certe scelte violente possano determinarsi. Alle istituzioni il compito di prevenirle con politiche intelligenti , come ad esempio quella che adottò l’ex ministro dell’interno Beppe Pisanu , creando in Italia la consulta per l’Islam”

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