venerdì 18 dicembre 2009

INTERVISTA A DAVIDE CERULLO , EX CAMORRISTA ORA LAVORA IN COMUNITà

Davide Cerullo ha sparato , ha spacciato droga e ha spacciato. Era un camorrista , ora non più.

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“Ali bruciate”è innanzitutto la biografia di un giovane nato e cresciuto a Scampia , il quartiere simbolo del degrado napoletano. Lei però non vive più nella madre di tutte le periferie, vero?

“Sì, oggi risiedo in un’altra regione. Ma sono spesso in giro per l’Italia per lavoro. In particolare , in questo momento sono impegnato in una comunità che si occupa dell’accoglienza degli extracomunitari. Oggi la mia principale attività è cercare di aiutare gli altri , dove e come posso”

Come mai non vive più a Napoli?

“Trovare lavoro a Napoli , come ben sanno i giovani che vi abitano , è sempre un’impresa titanica che spesso non conduce da nessuna parte. E per chi, come me, ha dei figli , il problema diventa sempre più grave e assillante. E poi il libro mi ha portato a cambiare aria”

In che senso , scusi? Ha forse avuto qualche difficoltà legata alla pubblicazione?

“Beh, diciamo che non ho avuto grossi problemi , io sarei anche rimasto ma la mia famiglia era preoccupata. Mia madre, soprattutto , dopo l’uscita del volume mi ha spinto ad allontanarmi. Almeno per un po’ di tempo”

Forse il libro non è piaciuto a qualcuno?

“Certo, ma era inevitabile per un volume di questo tipo. Diciamo che c’è stato chi mi ha guardato un po’ storto , qualcun altro che mi ha consigliato maggior prudenza. Non tutti hanno compreso , è chiaro. E poi si sa come vanno certe cose a Napoli , dove in un quartiere , anche grande, tutti conoscono tutti..

Insomma ha dato fastidio

“Credo fosse in qualche modo prevedibile. “Ali bruciate” è un libro che cerca di combattere un sistema che si può definire terroristico , è un’opera che attacca il meccanismo diabolico della criminalità organizzata ma, al tempo stesso, allunga una grande mano per aiutare concretamente chi vuole uscirne. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che crea molto fastidio”

Combattere i clan , aiutare i ragazzini a starne lontani : obiettivi rischiosi nella terra della camorra più feroce ed organizzata , nella città dove si spara nelle strade , tra i passanti

“La camorra ha paura di chi pensa , ha paura di chi scrive, ha paura di chi legge. Una cosa che tutti dovrebbero tenere sempre bene a mente , perché è questa la principale strada da seguire per estirpare il male”

La cultura come arma segreta per sconfiggere cinque secoli di criminalità organizzata e non ?

“Le farò un esempio. Qualche tempo fa ho incontrato un uomo che conosco da molti anni e gli ho chiesto del figlio , un ragazzo che ho visto crescere. Lui, tutto contento e fiero, mi ha raccontato che era cresciuto , avevo fatto carriera , che aveva avuto un gran successo. Il figlio era diventato un boss e lui era felice”

Reazione piuttosto comune e non soltanto a Scampia , un male antico e profondo , i libri da soli possono guarirlo?

“Un libro ha guarito me … che pure ero cresciuto in quel clima e , per forze di cose, mi ero perfettamente adattato a quel mondo: ero solo un ragazzino quando capii che la mia famiglia , mia madre , aveva bisogno di aiuto , e mi gettai nella mischia accettando l’unico lavoro che c’era : spacciare”

Poi l’arresto , il carcere e la lettura..

“Dietro un libro c’’è l’uomo che l’ha scritto e tutto quello che lo ha ispirato. E poi ci sono gli uomini che lo fanno leggere. Penso a chi , in questi difficili anni , è stato e continua ad essere coraggiosamente in prima fila nella frontiera di Scampia , dalle suore missionarie ( sorelle di quelle uccise dal virus Ebola in Zambia) al gesuita Fabrizio Valletti , passando per Don Aniello e tutti i volontari della Comunità Sant’Egidio e dalle altre organizzazioni umanitarie”

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Una frontiera che è soprattutto una trincea: soltanto la guerra tra Di Lauro e Spagnoli – Scissionisti ha provocato una settimana di morti, oltre ai ferimenti , agli incendi , alla pulizia etnica . Che ne è stato dei suoi amici di infanzia?

“Molti purtroppo sono morti , qualcuno si è perso , tantissimi sono in carcere. E spesso penso a tutti quelli chiusi in una cella . Anche perché da quando è uscito il libro mi arrivano molte lettere dalle prigioni , spesso si tratta di persone che non conosco. E leggendo mi accade di piangere. Vorrei poter fare di più , per quelli che sono in carcere e per chi rischia di finirci tutti i giorni , magari solo perché non ha alternative reali o non riesce a vederle”

Chi altri potrebbe fare di più?

“Tanti , a cominciare dalle istituzioni , che mancano sempre più all’appello. La camorra è spesso un alibi per non fare nulla… La società dovrebbe indicare l’essenziale ma la corruzione è più forte di tutto: tutti pensano solo alla propria poltrona , al denaro che possono guadagnare”

Lei si batte molto anche per Napoli , quando tornerà a viverci?

“Tornerò nella mia città quando ci saranno tante persone che avranno la forza e il coraggio di alzarsi in piedi per dire basta alla camorra e al degrado”

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