venerdì 29 gennaio 2010

INTERVISTA AD ANTONELLA PETRICONE DELL’ASSOCIAZIONE BEFREE “LE DONNE COSTRETTE A PROSTITUIRSI NEI LAGER”

Antonella Petricone fa parte dell’Associazione Befree, che ha allestito una mostra a Roma sulla Prostituzione nei campi di concentramento.

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Quando si parla dei crimini del nazismo , si pensa al genocidio degli ebrei. Voi mettete in evidenza un ulteriore elemento , poco conosciuto: la prostituzione forzata . Cos’è?

“L’11 giugno 1942 , Heinrich Himmler , il capo supremo delle SS , autorizzò i comandanti dei lager “a fornire femmine nei bordelli ai detenuti più laboriosi”. Le donne erano costrette a fornire servizi di sottomissione sessuale per motivare i militari e i prigionieri dei campi”

Erano ridotte in schiavitù?

“Di fatto. L’opposizione delle donne , l’esistenza di torture legate al genere , è un aspetto poco conosciuto del nazismo e del fascismo. Questa mostra , creata nel 2005 del gruppo viennese “Die Austeller” e dall’università delle Arti di Berlino, cerca di documentarne una parte”

Perché fino a pochi anni fa non se ne sapeva praticamente niente?

“Le vittime non ne hanno mai parlato per vergogna di essere considerate prostitute. O per paura che l’accusassero di collaborazionismo. Nessuna è stata risarcita per lo sfruttamento sessuale nei lager. Anche i nazisti, all’epoca , cercarono di nasconderne il più possibile l’esistenza”

I bordelli erano in tutti i campi?

“Sappiamo che strutture di questo tipo , chiamati “edifici speciali”, esistevano in almeno 10 campi. Tra cui Mathausen, Auschwitz, Buchenwald, Dachau e Sachsenhausen. Le prigioniere fatte prostituire venivano soprattutto dal lager di Ravensbruck ( a 80 Km da Berlino), che era tutto femminile, e da quello di Auschwitz-Birkenau, anch’esso femminile”

Quante donne sono state coinvolte?

“Almeno 200”

Erano ebree?

“No. La maggior parte di loro era di origine tedesca , imprigionate nei campi con l’accusa di essere “asociali” – categoria nella quale rientravano sia le persone con problemi mentali , che quelle considerate immorali. C’erano anche molte prigioniere politiche: tedesche, polacche, ucraine, russe o dei Paesi Bassi”

Ufficialmente , sotto il nazismo la prostituzione era osteggiata. Perché allora aprire dei bordelli nei campi?

“Era un divertimento per rinfrancare i militari tedeschi , soprattutto nella Polonia occupata. Inoltre Himmler lo considerava un incentivo per la produttività dei deportati , che dovevano lavorare nei lager a sostegno dell’economia tedesca . Era una sorta di “premio di produzione” per i più instancabili”

Quindi era usato per controllare meglio i soldati e internati nei lager?

“Esatto. Doveva anche servire a prevenire pratiche omosessuali , che il regime considerava peggiori della prostituzione”

Ma quali prigionieri potevano “usufruirne”: anche gli ebrei?

“Assolutamente no. Era un privilegio riservato ai detenuti di origine tedesca, “asociali” oppure “criminali comuni e a, quelli politici o di guerra – con la sola eccezione dei sovietici , che erano considerati quasi al pari degli ebrei. Bisogna dire che molti prigionieri politici protestarono come poterono contro i bordelli”

C’era un diverso trattamento a seconda dei “tipi” di prigionieri..

“Anche questa era una forma di controllo. C’era un sistema di funzionari tra gli internati : venivano usati per sorvegliare gli altri. Oppure c’era chi lavorava per l’industria tedesca. Erano due delle categorie che potevano guadagnare l’accesso al bordello grazie a buoni premio”

Era tutto organizzato e pianificato in modo razionale – per quanto l’insieme fosse un meccanismo assurdo, folle

“Sì, è una delle caratteristiche del nazismo. Gli “edifici speciali” erano confortevoli e ben organizzati . In più avevano ferree regole igieniche. Le donne, prima di essere costrette a prostituirsi, erano visitate , nutrite e tenute in quarantena. Erano obbligate a lavarsi dopo ogni rapporto sessuale e sottoposte a controlli medici”

Non per il loro benessere, immagino

“Per evitare la diffusione di malattie nei campi. Tutto era organizzato come un sistema produttivo. Non c’era niente di “umano”: le stanze dei bordelli erano dotate di spioncini , perché le sorveglianti potessero controllare che i rapporti sessuali avvenissero a dovere. E, soprattutto, per evitare che i prigionieri e prostitute forzate parlassero e solidarizzassero”

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E’ incredibile

“Sì, avevano previsto tutto, e in modo da evitare qualsiasi forma di ribellione o sabotaggio. Un sistema di burocratizzazione dell’orrore e dello sterminio”

Cosa ne è stato delle donne prostituite?

“Non è chiaro. Erano tenute in condizioni fisiche migliori delle altre internate. Ma se rimanevano incinte , per esempio, venivano costrette ad abortire – alcune ne sono morte. La viennese Irma Trksak , una delle sopravvissute all’inferno di Ravensbruck, racconta di quando furono liberate alla fine della guerra. Le ha descritte così “erano rottami umani. Ogni giorno dovevano concedersi a un’infinità di uomini. Uscirono dai lager distrutte , rovinate per sempre , molte sull’orlo della morte”

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