giovedì 7 gennaio 2010

INTERVISTA A PAOLO CONTE , “Ciascuno è sovrano nella propria solitudine , nelle sue ricerche, nei suoi tentativi”

Paolo Conte ha 72 anni , è in tournée con Psiche , l’ultimo album che ha trascinato il pubblico nei teatri d’Europa , facendo registrare il tutto esaurito. Il Times lo ha definito “uno dei concerti dell’anno”.

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Come si fa stregare una platea internazionale?

“Non ho mai seguito strategie, la mia carriera è stata fortunata. Da sempre il mio è un pubblico d’élite. Si somiglia ovunque , in Germania, in Francia , America. Stesse reazioni , stesse scelte. Si tratta di un pubblico colto , curioso di cose artistiche. Soprattutto non schiavo della moda”

Per un artista italiano non è facile raggiungere chi parla un’altra lingua

“La sensibilità travalica le barriere della lingua. Prenda, per esempio, gli inglesi: è gente rigidamente attaccata ai propri gusti , ma senza dubbio preparata alla musica. Certo, mi spiace che all’estero il pubblico non capisca i miei testi , perché in Italia mi sono fatto una certa fama anche per quelli. Fra l’altro sarebbe più semplice scrivere in inglese , ma purtroppo io non la conosco. E’ la lingua più elastica di tutte , con parole corte, fantastica. L’italiano, invece, ti fa dannare , perché costringe a lavorar di forbice per far stare un verso dentro la gabbia delle cadenze musicali : bisogna fare delle acrobazie”

La sua Terra d’elezione però è la Francia

“Lo è stata , è vero. Io ho avuto il privilegio di non aver cercato fortuna all’estero: è stata la Francia a cercarmi. Ho ricevuto delle proposte e ho fatto il percorso seguendo le loro regole. Poi, siccome il successo francese è una credenziale importante , mi sono state aperte tutte le porte”

Il suo ultimo album ,Psiche, accoglie sonorità contemporanee per lei inedite

“Sì. Io compongo moltissimo e sperimento, anche. Ho sempre snobbato gli strumenti di sintesi perché, da purista, amo quelli tradizionali, con la loro letteratura precisa. Da un paio d’anni , però, mi sto lasciando affascinare da questi suoni neutri , quasi di plastica , che comunque hanno una loro strana poesia. Provando certi strumenti in sala d’incisione , ho sentito che poteva venir fuori qualcosa di interessante. Così ho deciso di usarli e intendo farlo ancora”

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Nel corso degli anni , le sono stati attribuiti dalla critica allievi come Cammariere , Capossela , Gianmarco Testa e Enrico Giaretta. Riconosce questa discendenza ?

“No. Ciascuno è sovrano nella propria solitudine , nelle sue ricerche, nei suoi tentativi. Non vedo in loro né imitazioni di cose mie , né partecipazione al mio universo . Li rispetto , mi piacciono , ma non c’è alcuna discendenza”

Cosa ascolta Paolo Conte?

“Jazz americano anni Venti , quello dei pionieri. E musica classica : amo Dvoràk e César Frank”

Durante il tour in Europa ha incrociato il compositore Philip Glass , le piace?

“Mah. Il minimalismo è interessante e apre nuove prospettive , ma può rivelarsi un ostacolo. Un po’ come per gli strumenti elettronici”

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E’ sempre appassionato di pittura?

“E’ il mio vizio più vecchio , ho cominciato da bambino. E’ un piacere al quale mi dedico ogni tanto. Sono stato anche dieci anni senza prendere in mano un pannello , ma mi piace quasi al pari della musica. Con una differenza : la musica mi tiene sempre eccitato , in movimento, la pittura è tranquilla , rilassante”

E la bicicletta , che ha ispirato la sua celebre Bartalì?

“Ho scritto qualche canzone sul ciclismo , ma non per questo sono un appassionato. Mi hanno fatto anche qualche intervista difficile , pensando che io me ne intendessi , invece ne so pochissimo. Sono appassionato di calcio , questo sì. La mia squadra? Il Milan , ma non sono un gran tifoso. Mi piace guardare le partite , esaminarle”

E’ uscita da poco la sua biografia, Prima la musica

“Il titolo racconta la fatica tremenda dello scrivere i testi. Prima compongo la musica e solo dopo mi dedico alle parole. Con un gran lavoro di forbici , gomma, matita. Non ho un argomento quando scrivo , magari lo start viene fuori da tre parole che cominciano a funzionare insieme fino a far nascere un’idea. Però poi devo fare in modo che si leghino bene con le note. Alle volte , sa, le parole minacciano la magia della musica”

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