martedì 9 febbraio 2010

INTERVISTA AL COMICO DI ZELIG GIOVANNI VERNIA “Mi ero iscritto a un corso serale di teatro. Ma mi sentivo a disagio perché le persone che frequentano queste scuole vengono spesso dal mondo dello spettacolo, sono aspiranti veline o ex Grande Fratello”

Giovanni Vernia è un comico di Zelig, l’urlatore di “Essiamonoi”.

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Eri uno studente modello. Poi sei diventato un manager promettente. E sei finito a fare il comico. Come è successo?

“Ho iniziato per caso. Il mio destino in effetti era fare il dirigente d’azienda. Infatti ero country manager per l’Italia di una grossa società di web marketing. Insomma , ero messo bene. Dopo la laurea a Genova , 110 in Ingegneria , mi sono trasferito a Milano in cerca di fortuna. Era il 2000. Perché si, Genova è tanto carina, c’è anche il mare, ma non c’è lavoro. A Milano mi hanno subito assunto in una grossa società. Mi sono ritrovato in uno di quegli sgabuzzini in cui vivono o i consulenti o i topi. Passavo noiosissime giornate davanti al computer. E così per ammazzare il tempo facevo le imitazioni dei capi”

E i colleghi?

“Ridevano tutti: qui sei sprecato , devi fare Zelig mi dicevano. Così mi sono iscritto a un corso serale di teatro. Ma mi sentivo a disagio perché le persone che frequentano queste scuole vengono spesso dal mondo dello spettacolo, sono aspiranti veline o ex Grande Fratello. Io invece arrivavo trafelato in giacca e cravatta direttamente dall’ufficio e mi vergognavo quasi. Così è iniziata la mia doppia vita : di giorno professionista , di notte cabarettista in molti locali milanesi”

Quando nasce invece il tuo personaggio del discotecaro un po’ scemo , quello che ti ha fatto diventare famoso?

“Alle fina del 2007. E grazie a Johnny Groove si sono aperte le porte del laboratorio di Zelig. Ma, uffa, quelle di Verona. Così il venerdì pomeriggio mi dovevo imboscare e scappare dall’ufficio per arrivare alle 18 a Verona : dopo l’una, inspiegabilmente, Giovanni Vernia spariva”

Quanto sei andato avanti con questa doppia vita?

“Per un bel po’ , fino allo scorso giugno. Perché comunque non trovavo il coraggio di licenziarmi dall’azienda. Tra l’altro volevano tenermi lo stesso. Ti racconto questa storia : i miei colleghi erano tutti stranieri e nessuno mi aveva mai visto in tv o sapeva quello che faceva a Zelig. Finché un giorno un collega tedesco becca un filmato su youtube e manda simpaticamente il link a tutta l’azienda , super capo americano compreso. Che mi chiama immediatamente , arrabbiato nero. Voleva farmi fuori. Ma poi un sondaggio interno mostrò che ero il venditore migliore , proprio grazie al fatto di essere famoso , e quindi l’americano tutto gentile mi chiama di nuovo”

E poi?

“Mi sono licenziato io. Non ce la facevo più a fare entrambe le cose , e ora vivo solo in questo mondo di lustrini e paillettes”

Sei soddisfatto della scelta?

“Ho paura. Sono sempre in ansia e non riesco a godermi questo momento di successo perché temo che finisca. E’ la mia mentalità da ingegnere”

Hai famiglia?

“Sono sposato da circa un anno , mia moglie non c’entra niente col mondo dello spettacolo. Lo scemo di famiglia sono solo io”

Parlami della tua creatura , di Johnny Groove

“E’ un aspetto di me, una mia personalità. Ho sempre avuto la passione per la musica house , infatti sono anche dj e produttore. E ho appena pubblicato il singolo Move it ( su Itunes ndb). Ho iniziato ad andare in discoteca a 18 anni : ero in Corsica, la mia prima vacanza con gli amici. E ho scoperto di avere grandi doti da ballerino, che mi facevano anche cuccare. Perché le ragazze mi prendevano per gay e si avvicinavano tranquille. Ho messo tutto questo in Johnny Groove. Anche se all’inizio lo avevo pensato come un bulletto e mi ero arenato. Perché io non sono mai stato un bullo. La chiave dello scemo è venuta grazie a un collega che mi ha suggerito di farlo parlare con un difetto di pronuncia “la “r” moscia. Che lo ha reso un ingenuo, un puro. Johnny è anche un personaggio positivo: uno che vuole divertirsi e si sballa solo di musica , ma che non beve. Fa tanta tenerezza. E piace molto ai bambini. Sai che a Carnevale in tanti si sono vestiti come lui?

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Il suo look del resto è particolare. Come è nato?

“E’ la tamarizzazione di come vestivo io per andare a ballare. I pantaloni muccati li ho comprati a Londra. Ero lì per lavoro e sono andato al mercato di Camden. Li ho visti , li ho provati e li ho comprati per 50 sterline. Che per uno di Genova non sono poche”

Vai ancora a ballare? Che locali frequenti a Milano?

“Adoro ballare, ma a Milano è un’impresa non semplice e questa cosa mi ha sempre indispettito. Nei locali più famosi di Milano due ragazzi qualsiasi che non conoscono nessuno non hanno nessuna chance di entrare. Vengono rimbalzati sistematicamente dai buttafuori con la dura frase “non vai bene”. Chi invece va bene e ha le porte spalancate è la cosiddetta “bella gente” che non è altro che quella categoria di 40-50 enni dall’abbronzatura selvaggia che sono pronti a spendere più di mille euro a serata per i tavoli , champagne e contorni vari”

Fino a quando farai il giovane che va in discoteca?

“Già mi prendono in giro perché ho i capelli bianchi . Ma ho molti nuovi personaggi in testa. E poi c’è il fratello gemello di Johnny Groove , che è tutto il contrario: è l’altra mia personalità. Un manager serissimo sempre in giacca e cravatta spesso in trasferta in America. Dove si scontra ogni volta con i luoghi comuni sugli italiani”

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