lunedì 15 febbraio 2010

INTERVISTA A ENRICO FABRIS , PATTINATORE ITALIANO “Essere a Vancouver è il coronamento di anni di fatica

Enrico Fabris ha vinto le Olimpiadi del 2006 e ora è pronto a fare il bis.

Dopo l’exploit di Torino 2006 in cui vinse 2 ori e un bronzo , ora tutti si aspettano altre grandi prove a Vancouver, come vive questa attesa?

“Mi sto allenando duramente e con sostanza. Sono molto preparato e lo dimostrano i miei ultimi tempi nelle gare di preparazione. La pressione non mi spaventa per niente , cerco di viverla come uno stimolo. Anzi non vedo l’ora di tornare a respirare l’aria olimpica , mi manca l’adrenalina e tutto il contesto”

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Che ricordi ha della sua vittoria torinese?

“E’ stata un’esperienza bellissima, che ho potuto condividere con un gruppo di compagni affiatato. Ricordo perfettamente il calore del pubblico , l’attesa e la mia gioia incontenibile dopo le vittorie”

Come si vive l’Olimpiade all’interno del villaggio?

“E’ una sensazione unica . Una vera festa mondiale, ci sono i migliori atleti di tanti sport e di tutte le nazioni. C’è un clima di grande sportività e questo ti dà molta carica. Ma non mancano neanche i momenti di condivisione. E poi essere lì è il coronamento di anni di fatica”

Mi racconti una sua giornata tipo ora si sta preparando per un evento così importante

“Sveglia alle 7.30. Dopo una colazione leggera, inizio ad allenarmi. In questo periodo si pattina nonostante il freddo. Poi c’è il pranzo , un riposino e altri allenamenti. Vado in bici o in alternativa faccio palestra. La sera un po’ di massaggi e stretching per rilassarmi. D’estate è più dura. Ci si allena anche di più per 6-7 ore al giorno

Sembra un programma molto duro , non le viene mai voglia di dire “Chi me l’ha fatto fare”?

“Allenarsi con questi ritmi non è sempre piacevole , ma il pattinaggio è lo sport che volevo fare fin da bambino. E quindi mi reputo fortunato. Se si vogliono ottenere dei risultati , bisogna impegnarsi a fare delle rinunce: non c’è altra soluzione”

A cosa ha dovuto rinunciare per imporsi?

“Ad avere una base , un posto di riferimento , mi sento un nomade sempre in giro per il mondo. Ho avuto un ritmo di vita diverso da quello dei miei coetanei. Non è sempre facile ritagliarsi momenti di svago”

Avrà comunque trovato dei punti fermi per superare i momenti di sconforto?

“Certo per me la famiglia , gli amici e la mia fidanzata sono indispensabili. Il loro conforto e la loro fiducia sono stati vitali. Mi hanno aiutato nei momenti difficili in cui anche se mi allenavo duramente i risultati non arrivavano. E’ anche vero che per rialzarsi bisogna avere fiducia in se stessi e sui propri mezzi”

E il talento dove lo mette?

“Ci vuole anche quello, ma non basta”

Mai pensato di mollare o di cambiare vita?

“Mai. Anche se devo dire che la difficoltà più grande non è quella di arrivare in alto. E’ quella di confermarsi dopo un grande exploit. E’ faticoso essere continuo e costante nel tempo. Vancouver sarà una bella sfida per la mia carriera”

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Non le dà fastidio che l’attenzione dei media su certi sport si accenda solo durante i grandi eventi?

“Mi sembra una cosa normale. I numeri del pattinaggio sono nettamente inferiori a quelli degli altri sport. Non possiamo stare sempre stare sulla cresta dell’onda e non sarebbe neanche giusto. Io penso ad allenarmi e a non perdere la concentrazione. Non amo i clamori e questo sport rappresenta la mia esatta dimensione”

Le piacerebbe che le nuove leve si avvicinassero al pattinaggio?

“Certo mi farebbe molto piacere che i più piccoli si interessassero a questa disciplina , capendone la bellezza. Però non credo questo avvenga in tempi brevi”

Cosa fa nel tempo libero quando non si allena?

“Non ho molto tempo da dedicare a me stesso, ho sempre i minuti contati. Sono comunque un ragazzo semplice , mi piace leggere , ascoltare musica , suonare la chitarra. Passeggiare sull’altopiano di Asiago mi rilassa un sacco e mi serve per ricaricarmi. Mi piace stare con la mia famiglia , i miei amici e con la mia ragazza. Non ho bisogno di molto altro”

Oltre ad essere uno sportivo è anche un tifoso?

“Non particolarmente. Il calcio non mi interessa . Seguo soltanto la nazionale durante i mondiali. Tra gli sport mi piace il ciclismo”

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Sembra una persona molto sicura di sé e con le idee chiare , se non avesse intrapreso la carriera sportiva , cosa avrebbe fatto?

“Sono di natura molto razionale e quindi mi risulta difficile pensare alla mia vita senza il pattinaggio. Ho preso il diploma di maturità scientifica , forse avrei fatto ingegneria o una facoltà matematica”

Se le chiedessi come vede il suo futuro?

“Sui pattini per un bel po’ di anni . E poi di certo non mi dispiacerebbe mettere su famiglia , ma ora è prematuro”

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