venerdì 12 febbraio 2010

INTERVISTA A FRANCIS FORD COPPOLA “Un tempo, quando le famiglie erano numerose c’era sempre qualcuno che moriva. Spesso la gente muore giovane perché i giovani pensano di non poter morire”

Francis Ford Coppola ormai ha settant’anni, ma se ne sente diciotto. All’ultimo Cannes ha partecipato nella serie Quinzane con il suo “Tetro” ( il quale ha diretto e prodotto). Ambientato tra Buenos Aires e Patagonia, racconta di un marinaio che cerca suo fratello. Sui due pesa l’ombra del padre , direttore d’orchestra di fama mondiale , musicista proprio come Carmine Coppola , padre di Francis che ha suonato con Toscanini e ha firmato la colonna sonora de Il padrino.

Un ficoppola0812 lm italiano. Che percezione ha oggi dell’Italia?

“Di un Paese che non riesca dare spazio ai giovani”

Lei conosce Silvio Berlusconi? Come le pare?

“L’ho incontrato diverse volte. E’ un grande intrattenitore: simpatico, canta , suona il piano. Lo ricordo ai tempi di Craxi , la sua ascesa televisiva , gli appoggi politici. Mi ha colpito il fatto che sia riuscito a costruire un potere mediatico al di fuori di ogni regola. Negli Stati Uniti non sarebbe possibile. E devo die che tutto questo non ha fatto bene alla qualità della vostra televisione. Delle vicende recenti che lo coinvolgono non ho capito molto. Anzi, già come ci siamo: ma questa Noemi è davvero sua figlia?”

A proposito di bugie , lei ha detto “Nessuna cosa che racconto nel film è realmente accaduta ma tutto è vero”

“L’essenza delle cose è la vera, magari ho un po’ mescolato i personaggi e i pensieri. Ad esempio mio padre non corrisponde al personaggio di Klaus Maria Brandauer ( nel film Tetro) , che è piuttosto modellato su un Riccardo Muti o Vana Karajan. Non ha mai raggiunto quella fama , né ebbe successo prima del Padrino. Era più come quello che nel film è il personaggio dello zio, un artista che lotta continuamente per sopravvivere”

Photos of Alden Ehrenreich_1265484664811

La differenza tra Tetro e il Padrino , ha detto, sono i quattro accoltellamenti , i due strangolamenti e i venti omicidi a pistolettate della saga dei Corleone. E le analogie?

“Entrambi i film esplorano i conflitti all’interno di famiglie di immigrati italiani. Famiglie che si amano e per questo sono capaci di scontri durissimi , gelosie, rancori. Specie quando si innestano elementi esterni alla famiglia , che rompono equilibri. Quando ho fatto Il Padrino non sapevo niente dei gangster ; ma conoscevo le dinamiche delle famiglie italo-americane. Ho messo in scena quelle. Lo faccio anche stavolta. Lo spunto di partenza è stato quel sentimento di abbandono che mi regalò mio fratello maggiore quando , da ragazzini, traslocammo e lui decise di restare dalla nonna perché voleva finire l’anno scolastico lì. Un trauma che avevo sempre rimosso”

Tetro è anche un film sulla rivalità e sul successo. Dei suoi due figli registi , Roman e Sofia, lei ha avuto più successo..

“Roman ha sempre aiutato Sofia. Da ragazzini erano già molto uniti , ma quando il nostro figlio più grande , Gian Carlo , è morto in un incidente di motoscafo , Roman e Sofia si sono trovati davanti due genitori impazziti di dolore. Questo li ha fatti stringere l’uno all’altro. Non posso sapere che cosa c’è davvero nel cuore di Roman, ma so che è felice del successo di Sofia e che lei abbia chiamato suo figlio Romy”

Nel film c’è anche il dolore per la perdita improvvisa di qualcuno che si ama , per un incidente

“Sì. Un tempo, quando le famiglie erano numerose c’era sempre qualcuno che moriva. Spesso la gente muore giovane perché i giovani pensano di non poter morire. Un’altra giovinezza per me è stato un film straordinario , mi ha permesso di ragionare di filosofia e rispondere a tante domande esistenziali, sulla vita e sulla morte . Ma il pubblico lo ha giudicato poco emozionante. Stavolta, con Tetro, sono voluto partire dai miei sentimenti più viscerali , dal mio vissuto , con l’obiettivo di coinvolgere chi guarda”

Ha girato in Argentina. Come ci si è trovato?

“Mi sono sentito a casa , la cultura argentina è molto legata all’Italia. Anche se un po’ vecchio stile, come succede alla comunità franco-canadesi. Restano affezionati alle tradizioni e al passato mentre nel paese d’origine tutto si modernizza e sio evolve , anche il linguaggio. Tra le cose che più amo di questa mia seconda vita , dopo gli anni trascorsi a preparare progetti che non hanno mai visto la luce, da pinocchio a Megalopolis , è che faccio un film all’anno , viaggio, scopro nuovi posti e nuovi cibi. Ho già pronto un nuovo film e un nuovo posto per girarlo. E’ la parte più divertente del mio mestiere”

Lei ama anche scoprire i nuovi talenti. Dalla fucina di I ragazzi della 56a strada , sono usciti Matt Dillon , Tom Cruise , Patrick Swayze , Rob Love, Emilio Estevez. Il giorno esordiente di Tetro , Alden Ehrenreich, è già stato salutato come il nuovo Di Caprio

“Scovare talenti per me è semplice. E’ come quando vai a una festa e incontri tante belle ragazze. A quale di loro pensi il giorno dopo? Quale ti resta ancora impressa dopo una settimana? Con gli attori è così , c’è sempre qualcuno che ti colpisce per quel pizzico di mistero , per quello che dice o non dice. Lo capisci e basta”

Photos from Tetro_1265484841556

A quale dei suoi attori è rimasto più affezionato?

“Matt Damon , con cui ho girato L’uomo della Pioggia. Ho amato la sua dedizione totale , il suo entusiasmo , la sua semplicità. Anche se oggi è una star , sono sicuro che, se lo chiamassi per lavorare con me , verrebbe di corsa”

Perché Tetro è girato in bianco e nero?

“E’ un omaggio a film come Rocco e i suoi fratelli. Ho sempre amato il vostro cinema , la vostra commedia. Adoro I soliti ignoti , mi piacciono Mario Monicelli , Pietro Germi , Alberto Sordi. Certo , oggi sono felice del successo di Gomorra , conosco e stimo registi come Giuseppe Tornatore e Marco Tullio Giordana. Ma sono casi isolati. Quando Roberto Rossellini era il maestro , aiutava Antonioni , Fellini e i più giovani , come facciamo ancora noi in America. Ho un fratello gemello che venero , ma ne ho anche uno acquisito che si chiama George Lucas. L’ho conosciuto che aveva 19 anni , l’ho aiutato e stimolato. Sono felice che oggi sia il regista più ricco di Hollywood. E mi piace pensare che molto del talento dei miei figli Sofia e Roman sia nato anche da quelle estati trascorse insieme nella tenuta dio Napa Valley, quando facevo loro preparare degli spettacoli da mettere in scena per la famiglia”

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