giovedì 25 febbraio 2010

INTERVISTA A SILVIO SOLDINI "Mi affascina raccontare la normalità , mostrare da vicino una vita che non ha niente di straordinario"



Ogni storia che passa sotto le mani di Silvio Soldini diviene impalpabile, poetica, lieve. Il film si chiama “Cosa voglio di più” ed è l’ottavo film del regista.Gli attori del film sono Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher.

Il cinema spesso racconta l’amore in un modo patinato o estremo. Invece, è come se lei fosse sceso in strada e avesse fotografato la gente comune.

“Mi affascina raccontare la normalità , mostrare da vicino una vita che non ha niente di straordinario , ma che è piena di piccoli e grandi problemi in cui ci si può rispecchiare. E’ quello che mi è accaduto con Giorni e nuvole , dove anche gli spettatori che non avevano vissuto direttamente quella situazione , conoscevano sempre qualcuno , un parente , un amico o un collega , che, invece , ci si trovavano”

Le vite private per raccontare un’epoca?

“Questa è una capacità del cinema che si è un po’ persa , perché siamo ormai abituati agli effetti speciali degli americani. Dal mio primo film , sto cercando una specie di semplicità apparente , che riesca a darti l’emozione che solo la realtà sostituisce”

Che emozione voleva raccontare in questo film?

“Quella di una passione profonda che nessuno dei due protagonisti riesce a tenere a bada. All’inizio Domenico (Favino) si tira indietro , dice : è meglio di no, ho una moglie e due figli. Poi, dopo una settimana, le manda un sms. Si incontrano in un bar ; poi scappano in un portone. E , infine, devono andare in un motel perché non ha nessun altro luogo dove incontrarsi. Come, ho scoperto, succede a molta gente”

E come lo ha scoperto?

“Una persona che conosco e fa l’impiegata un giorno mi ha raccontato la sua situazione sentimentale. MI ha detto che tradiva il suo compagno e doveva andare in un motel perché non avevano altre possibilità , e che questo era anche un costo ragguardevole per lo stipendio suo e dell’altro. Da lì è partita l’idea di questo film , che poi ho scritto con Doriana Leondes”

Da Pane e tulipani passando per Agata e la tempesta , lei sembra voler approfondire il tema della passione

“Sì, e in questo film molto più che negli altri. Volevo affrontare la sfida di girare delle scene di sesso con la naturalezza con cui si fa l’amore nella vita di ogni giorno”

Come ha fatto?

“Ho avuto la fortuna di trovare due attori che avevano voglia di mettersi in gioco. Abbiamo provato a lungo, fino a quando è caduto ogni imbarazzo. Penso di aver raggiunto un risultato molto naturale”

Spesso le donne dei suoi film sono più intraprendenti , decise , forti degli uomini. Anche qui , sembra Anna il motore della storia

“All’inizio tutto parte da lei. Ma poi ognuno gioca il suo ruolo. Però , certo, è Anna mandare il primo sms e a farsi avanti per il primo bacio”

Da dove nasce questo desiderio di raccontare l’animo femminile ? Lei viene da una famiglia dove c’erano molte sorelle, zie , nonne?

“Ma no, sono il primogenito di tre fratelli maschi. Non lo so da dove nasca questa capacità. Evito di pensarci , perché, a volte , capire troppo di se stessi non è utile. Sicuramente sono affascinato dai personaggi femminili. Ho molte amiche e ho più facilità a parlare di me stesso con una donna. Non sono il genere di uomo che si vede con gli amici per discutere di calcio”

Senza svelare il finale del film , pensa che l’amore vinca?

“Dipende. A volte ci sono persone che, pur amando moltissimo, hanno troppa paura di soffrire e si strappano dal cuore la persona che amano. E rimangono strappate per tutta la vita. Altre, invece, hanno il coraggio di andare fino in fondo. Ma soprattutto, ci sono vari tipi di amore. Anna , per esempio, in fondo ama Alessio , il suo compagno , perché con lui ha una vita serena. Ma, quando incontra Domenico, scopre qualcosa che non conosceva e alla quale non sa resistere. E si ritrova a fare i conti con il tradimento”

Il film farà discutere di fedeltà sì- fedeltà no. Lei che opinione ha ?

“Penso sia banale dire che chi tradisce è colpevole e chi subisce è innocente. E’ un momento di crescita , si è costretti ad affrontare qualcosa di doloroso, che ti rende consapevole di un malessere sotterraneo. Mi è successo di aver tradito , ma era sempre per qualcosa di importante , in quel periodo di crisi del rapporto d’amore che vivevo”

E poi? Bisogna confessare o no?

“Negli Anni settanta pensavo che fosse meglio dire tutto. Oggi non lo so più”

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