lunedì 1 marzo 2010

INTERVISTA AD ALAIN ELKANN “I figli sono come il bagnoschiuma : vanno e vengono. Quando qualcuno ha problemi , viene: e lo si aiuta stando uniti”

Alain Elkann racconta i giorni della morte di sua madre, in un libro. Parla di accanimento terapeutico , memoria, famiglia . E del vino rovesciato davanti all’Avvocato..

1137001486984

Sua madre è morta nel 2000. Perché questo libro , Nonna Carla, proprio ora?

“E’ nato per caso. Dieci anni dopo la sua morte ho ritrovato il mio diario di quei giorni. E pochi giorni dopo sono andato a Tel Aviv ; dov’ero stato la prima volta con lei. Così, sull’aereo , ho scritto questo testo – e m’è venuta voglia di pubblicarlo”

Nonostante sia molto intimo: parla della scomparsa di sua madre..

“E’ vero. Ma lo scrittore , a volte, ha il dovere di pubblicare anche la sua vita privata. L’ho capito dalle telefonate , dalle email che ricevo : molta gente s’identifica con queste pagine”

In cui affronta anche il tema della malattia, che molti tendono ad evitare , forse anche più di quello della morte.Perché questa scelta?

“M’interessa più l’illuminazione , la sofferenza di una persona che la morte in generale. Va raccontato ciò che diviene , che non è semplicemente vita o morte : l’intubazione, la camera, le lenzuola , le speranze , le delusioni. E intanto la tua , di vita, che va avanti in qualche modo – le inchieste che dovevo fare , i miei figli Jaki e Lapo, che non sapevano se lasciare il lavoro per tornare dalla nonna”

alian--140x180

Montanelli le disse “Non so che cosa augurarti”. Qual è la sua posizione sull’accanimento terapeutico?

“E’ ambigua. Da una parte rispetto i medici. Fanno un mestiere incredibile , tentano di far proseguire la vita, di alleviare il dolore. Ma macchine e medicine oggi riescono a tenere in vita dei cadaveri , quasi al di là della morte. E poi non sappiamo chi vive questa cure : è un grande mistero. Penso che il progresso vada seguito: ma certo, è difficile…”

Scrive anche del rapporto , a volta complicato, con sua madre. E nel titolo la chiama “nonna Carla “. Perché non l’ha chiamata “mamma”?

“ Diventando io stesso nonno , mi sono reso conto di quant’è importante il legame nonni-nipoti. La nonna Carla seguiva i miei figli , raccontava loro delle storie , faceva la bistecca per quello a cui piaceva la bistecca , la pizza per quello a cui piaceva la pizza… in tanti modi dava loro sicurezza. Il venir meno di quella sicurezza crea dolori diversi nelle persone , pur se tutti accomunati dalla domanda. Come vivrò ora , senza di lei? Alla fine resta solo più il ricordo . ma le persone tengono in vita : in questo libro risento la sua voce. In questo trovo una coerenza : le cose più importanti della mia vita sono la famiglia , da una parte , e i libri , dall’altra. Qui tutto si tiene”

Compresa la sua famiglia. E infatti il libro è dedicato ai suoi figli..

“ Per tanti motivi. Mia madre mi disse di esser sopravvissuta al rapimento ( nel 1975 ndb) perché voleva vedere il suo primo nipote : per lei i nipoti costituivano una speranza per la vita futura. E poi mio fratello e io abbiamo un ricordo di mia madre forte, i nipoti un po’ meno , i loro figli quasi per niente. Ed è giusto che sappiano di questa nonna , del suo modo di tenere unita la famiglia nella casa di Moncalieri , durante le feste ebraiche..”

Quant’è contato questo nel suo rapporto con i figli, Jaki e Lapo .Ginevra – durante i loro momenti difficili?

“I figli sono come il bagnoschiuma : vanno e vengono. Quando qualcuno ha problemi , viene: e lo si aiuta stando uniti. L’importante è soprattutto ascoltare. Con affetto, e senza giudicare”

Sposando Margherita , lei entrò nella famiglia Agnelli – quella che molti considerano la famiglia reale d’Italia. Che effetto le fece?

“Mia madre è seppellita vicino a Primo Levi , il più importante scrittore del mondo della Shoah. Eppure a me lui sembrava solo un amico di mia madre , che veniva a parlare con lei prendendo il caffè. Non è che uscivo dicendo “mamma mia, ho conosciuto Primo Levi!”. Lo stesso per Carlo Mollino , il famoso architetto : per me era un signore con i baffi , mi faceva quasi paura. Quella famiglia , per quanto conosciuta, è come tutte le altre…”

IMGP1784

Mai un momento di imbarazzo?

“Beh , una delle primissime volte che mangia lì , io e una cugina rovesciammo il vino sul tavolo. Ricordo la scena , la macchia.. però non è che ci mandarono via”

Via in realtà lei va spesso : ha definito la sua una vita da beduino . Conoscendo bene Italia, Francia e Usa, che cosa sembra manchi al nostro paese?

“Che cosa manca agli altri paesi del nostro , vorrà dire..”

Addirittura , siamo messi così bene?

“Montanelli diceva che gli italiani hanno un’infinità di difetti : ma io stesso li ho , essendo italiano. Siamo un paese antico: ci sono state , ci sono ancora , molte capitali , ognuna con i suoi musei , le piazze, le bellezze naturali. Certo, la Francia ha uno stato meglio organizzato, l’America ha più energia vitale , è una democrazia per eccellenza. Sappiamo poco fare sistema : ma questo ci dà anche creatività . Quello che bisognerebbe davvero imparare dagli altri è ad amare e rispettare di più il nostro Paese. E capire che essere italiani può essere una zavorra , ma è soprattutto una responsabilità . Questo è il bello..”

1 commento:

Mradadevil ha detto...

Curiosità.
Chi è la cugina con cui Alain versò il vino sulla tavola?
Grazie.