giovedì 15 aprile 2010

INTERVISTA A JEFF BRIDGES “Prima di imbarcarmi in un nuovo progetto , devo veramente essere sicuro e sentirlo fino in fondo. Poi, quando accetto un ruolo, vivo in uno stato di ansia fino alla fine delle riprese”

Il più delle volte rifiuta le parti che gli offrono e dice no ai registi che si prendono la briga di chiamarlo. Poi se uno come insiste come George Clooney per il film L’uomo che fissa le capre , o se il personaggio lo coinvolge in maniera viscerale come Bad Blake in Crazy Heart , ruolo con cui ha vinto l’ultimo Oscar, allora si concede.

Brizzolato , carismatico e attraente , Jeff Bridges , ha sessant’anni e fa l’attore da cinquanta. Non ha mai inseguito il successo , eppure ha ricevuto 6 Oscar in interpretazioni meravigliose da il Grande Lebowski a The Contender.

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Jeff prende i suoi tempi per sceglier un film, perché ha altri interessi che gli stanno a cuore e perché non vuole stare lontano da sua moglie Susan Geston , sposato da trent’anni.

Lei è famoso per essere molto selettivo nella scelta dei film da girare. Il risultato è che per anni non la si vede sul set.

“Semplicemente sono molto pigro. Ho molti interessi : la musica , la ceramica, la fotografia. Prima di imbarcarmi in un nuovo progetto , devo veramente essere sicuro e sentirlo fino in fondo. Poi, quando accetto un ruolo, vivo in uno stato di ansia fino alla fine delle riprese. Non sono mai sicuro se sarò all’altezza della parte. Mi sento come un giocatore di football : sei vicino alla linea , ma non sai se riuscirai a fare meta. Quando finisco un film , sono sfinito. Così ho bisogno di prendermi i miei tempi prima di iniziare un altro”

E , per Crazy Heart, cosa l’ha convinta ad accettare?

“All’inizio ero titubante perché sulla musica country sono stati già fatti tanti bellissimi film. Poi nella realizzazione del progetto soino subentrati dei miei cari amici : il musicista T-Bone Burnett e Robert Duvall. Sapere di lavorare con persone con cui posso avere un rapporto cameratesco sul set è un altro motivo per il quale accetto un film rispetto ad altro. La sceneggiatura era fantastica , e poi anch’io, suono la chitarra. E ascolto qualunque tipo di musica : rock and roll, country music, jazz. Adoro Tom Waits, Bob Dylan e Jackson Browne”

Come ha affrontato la parte di Bad Blake?

“Come faccio ogni volta. Cerco di trovare dentro di me lati che somigliano al personaggio , oppure tento di scovarne alcuni tratti in gente che conosco. Però, devo dire che Bad e io siamo molto diversi . Lui è convinto che la creatività nasca da uno stato di autodistruttività , di infelicità. Io credo che si possa essere creativi anche con una vita felice come la mia , una vita in cui sono sempre stato amato e aiutato sia dai miei genitori che da mia moglie..Bad è alcolista , io mi sono preso delle sbronze e so come ci si sente quando non si è sobri. Ma non volevo calcare la mano e trasformare il mio personaggio in una caricatura , così ho preferito tenere sotto tono l’aspetto dell’alcol”

Alcuni critici hanno detto che Bad Blake potrebbe essere il ruolo con il quale da ora in poi verrà identificato. Lei che cosa ne pensa?

“Spero proprio di no. A un attore non giova essere sovrapposto ai suoi personaggi. E’ successo a mio padre Lloyd con la serie televisiva Sea Hunt (1958), che lo ha reso famosissimo in America , e so quanto sia penoso per un attore non riuscire a interpretare altri ruoli perché continuano a offrirti sempre la stessa parte”

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Lei questo rischio lo ha già corso interpretando il personaggio di Dude di Il Grande Lebowski dei Fratelli Coen

“Sì. Ed è per questo sono stato felicissimo di fare, subito dopo, il ruolo del presidente in The Contender, che chiaramente non aveva niente a che vedere con Dude. Il segreto sta nel fare una virata a 360°gradi e interpretare ruoli completamente diversi da quelli precedenti. In questa maniera disorienti il pubblico”

Felice per l’Oscar

“Vincere un Oscar è una grandissima responsabilità. Sono successi che creano pressioni enormi nella vita di un attore. Preferisco fare le cose che mi piacciono , non essere troppo notato , avere poche aspettative e lavorare un po’ – come dire – in sordina”

Con Clooney , altro candidato all’Oscar, avete fatto insieme L’uomo che fissava le Capre , come è successo?

“Ero sul set ancora nel mezzo della lavorazione di Crazy Heart. Il mio agente mi chiama e mi dice che George Clooney vuole che legga subito questo copione. Mi era molto simpatico ma non lavevo mai incontrato prima. Ho detto no, che non l’avrei letto. Ero ancora nei panni di Bad Blake e non stavo pensando al film che avrei fatto dopo . Poi mi ha telefonato George e mi ha cominciato a raccontare il film. La storia era pazzesca… Non ho smesso di ridere. Ho accettato”

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Fa questo mestiere da quasi cinquant’anni. Crede che suo padre non l’avesse avviata su questa strada avrebbe fatto lo stesso l’attore?

“Onestamente non lo so. Mi considero al cento per cento un prodotto di nepotismo. Mio padre era talmente entusiasta del suo lavoro che ha incoraggiato noi figli a fare lo steso mestiere da quando eravamo ragazzini. Non sono sempre stato contento di questo. Ma oggi , tirando le somme , sono felice di avergli dato retta”

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