lunedì 26 aprile 2010

INTERVISTA A PETER JACKSON REGISTA “Non sono credente e diffido delle religioni . Non ho un’idea personale del dopo morte , amo pensare che ci sia un’energia dello spirito che non può essere distrutta”

Dopo decenni di kolossal fantastici, incassi strepitosi per Il Signore degli Anelli e paesaggi fantastici neozelandesi , Peter Jackson spiazza il suo pubblico raccontando la storia ( tratta dal romanzo Amabili resti di Alice Sebold) di una quattordicenne fatta a pezzi e il suo spirito rimane in un limbo seguendo gli eventi di un mondo che si rifiuta di abbandonare.

Il padre è divorato dai sensi di colpa, la madre lascia la casa e i suoi due figli , la nonna è alcolizzata ma sta dietro ai nipoti. La rabbia della ragazzina è contro la caccia dei poliziotti al suo carnefice , un irriconoscibile Stanley Tucci. Il pubblico è rimasto contrariato sia per la fine del film e la maggiore attenzione alla visione artistica che agli elementi emotivi del libro.

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Perché ha scelto un film così lontano dalle abitudini del suo pubblico?

“Mia moglie Fran ha voluto che leggessi il libro già nel 2002. Dopo le prime dieci pagine sono scoppiato in un pianto disperato. Abbiamo cominciato a parlare di quanto sarebbe stato difficile e stimolante farne un film, anche se all’epoca dovevamo ancora girare Il ritorno del re , l’ultimo capitolo del Signore degli Anelli. Ma c’era già una produzione che aveva i diritti sul libro e l’impresa era impossibile. Due anni dopo ci hanno chiamato per dirci che quel progetto era naufragato. L’ho preso come un segno del fato e ho deciso di tentare”

Sua moglie, Fran Walsh , è la sua cosceneggiatrice da vent’anni

“Già. All’epoca di Meet the Feebles e Splatters. Agli schizzacervelli eravamo solo amici , ai tempi di Creature del cielo siamo diventati una coppia. Dopo 25 anni insieme siamo simbiotici. La pensiamo allo stesso modo su come un film va scritto e girato. Quando scegliamo un progetto ci sediamo in veranda , parliamo di una singola scena e ognuno scrive i suoi appunti. Poi li assemblo sul computer e lei li revisiona. Con noi lavora Philippa Boyens. Sono circondato da donne , credo faccia bene al mio cinema e alla mia qualità della vita”

Oltre a dieci film , lei e sua moglie avete prodotto due bambini. Com’è stato affrontare un argomento doloroso come la perdita di un figlio?

“Fin dall’inizio abbiamo voluto che Amabili resti , pur raccontando una storia terribile , contenesse speranza , vitalità, perfino umorismo e potesse essere visto dalla nostra secondogenita adolescente. Lo avevamo già visto in Creature del cielo : quella era la storia di un omicidio accaduto veramente, ma che occupava meno di 5 minuti di un film pieno di risate e amicizia. Qui volevamo parlare del mistero di quel che c’è oltre la morte senza lasciare che la pesantezza del tema prendesse il sopravvento , dettasse lo stile del film , facesse scappare il pubblico. Per questo è stata fondamentale la scelta della protagonista , l’irlandese Saoirse Ronan. Mi aveva mandato un filmino in cui recitava con il padre : mi colpì il suo essere una ragazzina autentica , lontana dall’omologazione delle adolescenti americane , prodotto unico di Disney Channel. E’ stato un colpo di fulmine , un’intuizione, come era successo con Kate Winslet ai tempi di Creature del cielo”

Però l’aldilà che lei disegna non ha connotazioni religiose

“Non sono credente e diffido delle religioni . Non ho un’idea personale del dopo morte , amo pensare che ci sia un’energia dello spirito che non può essere distrutta. Ho tenuto la mano a persone care mentre morivano, ho assistito al momento in cui il corpo perde la sua energia e diventa solo un involucro vuoto”

Il libro di Susie è un altro dei mondi paralleli che lei spesso racconta nei suoi film. Quanto l’essere cresciuto tra gli incredibili paesaggi della Nuova Zelanda ha influenzato la sua capacità visionaria?

“Sono nato in una zona selvaggia , in un paesino remoto che sembra lo scenario perfetto per Cime Tempestose. Figlio unico , sono cresciuto inventando storie ambientate fra le caverne , le rocce e il mare che avevo intorno. Ma nei film che faccio lascio che ogni mondo sia figlio della storia che racconto”

Le musiche di Brian Eno hanno un ruolo importante

“Altra scelta di cui sono debitore a Fran. E’ lei l’esperta musicale della famiglia. Mi ha fatto sentire brani vecchi di Brian Eno, legati al periodo ambient. L’ho chiamato per chiedergli di usarli e lui si è offerto di comporre la colonna sonora”

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Per la prima volta ha scelto un set dalla sua patria. Com’è andata?

“Ho girato in Pennsylvania per rispettare i luoghi descritti nel romanzo. La troupe è stata professionale , ma decisamente meno entusiasta di quelle con cui lavoro in Nuova Zelanda . In generale , preferisco stare lontano da Hollywood”

Però con l’hollywoodiano Steven Spielberg ha trovato un’ottima intesa. E ‘ il suo produttore esecutivo

“Steven è stato una benedizione : in fase di montaggio ha rivisto il film di 12 volte , inviandomi appunti , consigli e correzioni con una freschezza di sguardo e un’obiettività che io avevo perso”

State lavorando insieme a una trilogia su Tintin

“Sì. Come ogni neozelandese sono cresciuto con almeno cinque libri di Tintin a casa. L’ho letto la prima volta a sei anni , l’ultima due anni fa. Spielberg aveva comprato i libri e abbiamo deciso di produrlo insieme. Steven dirige il primo film , io il secondo : siamo due adulti bambini che si divertono con il giocattolo preferito”

Perché ha deciso di affidare a Guillermo Del Toro (Hellboy, Blade II) la regia di The Hobbitt , la nuova saga al Signore degli anelli?

“Perché credo di aver dato tutto quel che portavo nella trilogia. Ho scritto la sceneggiatura dei due film tratti da The Hobbitt , ma adesso avanti un altro”

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