giovedì 20 maggio 2010

INTERVISTA A CLINT EASTWOOD “Non vorrei essere come uno di quei pugili che continuano a stare sul ring anche quando non combattono al meglio”

Il 31 maggio Clint Eastwood compie 80 anni. Alla fatidica età mentre gli altri sono in pensione lui riesce ancora a fare un film all’anno. Invictus è uscito l’anno scorso, mentre “Hereafter” uscirà a Natale. E’ in fase di pre-produzione di “Hoover” , biografia del controverso direttore dell’FBI.

Invictus

Festeggerà il compleanno il 31 maggio?

“Già quando si arriva ai 70 succedono un sacco di cose e una di queste è che non si festeggiano più i compleanni. L’ho proibito a mia moglie. Le ho detto espressamente “Per favore non voglio festeggiamenti”. Non voglio dovere aprire un pacchetto e fingere che era proprio quello che desideravo. Non desidero nulla. Al massimo un bicchiere di vino”

La sua carriera copre 55 anni come attore , e come regista ha iniziato appena a 60 anni. Qual è il segreto?

“Talvolta i registi non provano neppure a cimentarsi con quello che potrebbe farli crescere ancora. Se fossi tornato dall’Italia negli Anni Sessanta per dedicarmi unicamente ai western , mi sarei trovato presto fuori dal giro. Il segreto della longevità è uno solo: cambiare, cambiare di continuo e cercare sempre cose nuove con le quali cimentarsi. Finché sarò lucido offrirò al pubblico quello che mi è possibile , che è molto più di quanto io abbia offerto come regista a 40,50,60 o 70 anni. Ora mi sento a mio agio in questo ruolo”

Ha paura della morte?

“Non credo. Ho imparato da mia madre che quando una cosa non ti diverte più è giunto il momento di passare ad altro e lasciar perdere”

Perché ha voluto dirigere Hereafter?

“La sceneggiatura era molto bella. Si tratta di una supernatural thriller scritto da Peter Morgan , che ha scritto anche “The Queen” e “Frost/Nixon”. La trama è tutto. Poi servono buoni attori : io do molta importanza al casting. Se hai una buona sceneggiatura e un buon cast per rovinare il film devi mettercela davvero tutta”

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Il suo prossimo film è una biografia su J.Edgar Hoover

“Sono in quella fase della vita nella quale non si ha voglia di ripetersi. Forse se fossi giovane mi accontenterei. Inoltre non sono attaccato a un genere in particolare , come lo ero forse una quarantina di anni fa..”

Lavora molto velocemente..

“Detesto fare molte prove e varie riprese. Mi piace dirigere come sono stato diretto io, il che significa che mi faccio avanti e faccio vedere come vorrei come fosse interpretata una scena. Se invece non piace come la intendo io , lascio che a parlare siano gli altri e ci si mette d’accordo. In ogni caso non dico mai “Stai lì , ripeti le battute , anzi facciamolo per 25 volte!”. Potrei ammuffire”

Ha sempre diretto in questo modo?

“No, in realtà così ho iniziato con Gli spietati. Chiesi a Gene Hackman di ripetere una scena mentre sistemavo la cinepresa . Lui iniziò ed era così meraviglioso che gli dissi “Fermati! Accendiamo e giriamo subito”. Non volevo che andasse sprecata tutta quella freschezza , quella naturalezza”

Che atmosfera si respira sui suoi set?

“Mi piace che regni sempre la tranquillità. Gli assistenti alla regia lavorano in cuffie e auricolare , così che gli attori non si innervosiscono . Non dico nemmeno la parola magica “azione!”. Dico soltanto : “Appena siete pronti , iniziate pure”

Ha mai rimpianto di aver rifiutato il ruolo di James Bond quando Sean Connery smise di interpretarlo?

“No pensavo che 007 dovesse essere inglese. Sono di discendenza britannica , ma non è la stessa cosa. Oltretutto non era proprio un ruolo per il quale avessi un debole”

Come è cambiata secondo lei l’industria del cinema?

“Tutti badano a una sola cosa : gli incassi della prima settimana nelle sale. Sono ossessionati dall’idea di essere quelli che incassano di più. Ma chi se ne frega!”

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Non la preoccupano gli incassi?

“Per niente . Voglio girare solo le storie che mi piacciono. Se poi avranno un buon pubblico bene. Ma di sicuro non mi preoccupo: ognuno è libero di apprezzare quello che vuole”

Crede di essere diventato più pacato col tempo?

“Sono più paziente. Penso che dipenda dal fatto che ho avuto tanti figli , ma anche la vecchiaia rende più pacati. Le piccole cose non sono poi così importanti come una volta , e non ci si preoccupa più per le bazzecole”

Lei ha sette figli ( da 5 donne diverse) e tra il primo e l’ultimo che oggi ha 13 anni corrono 33 anni di differenza. Come ci si sente a essere un padre anziano?

“Essere padri alla mia età è una sensazione magnifica. Pur avendo sempre lavorato molto non ho mai trascurato i miei figli. Vado ad ogni partita di calcio di mio figlio , e so di essere per lo meno ridicolo , perché tutti gli altri padri sono molto più giovani di me . Ma è divertente …. Alla mia età si apprezzano le cose molto di più”

Di che si occupa quando non lavora?

“Mi piace fare le cose con calma. Gioco a golf quasi tutti i giorni e mi piace bere birra Budweiser . La cosa più bella , però, è che mi piaccia ancora lavorare. Credo che sia questo a tenermi giovane : tenere sempre il cervello bene in funzione”

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Dopo “Gran Torino” lei ha detto che non tornerà a recitare . La pensa ancora così?

“Beh, non ci sono molte sceneggiature che prevedono attori ottantenni!. Oltretutto sono sempre molto impegnato a dirigere per riuscire ad interpretare qualche parte ancora. Il mio posto adesso è dietro la telecamera. Senza contare che mi piacerebbe lasciare quando sono al top. Non vorrei essere come uno di quei pugili che continuano a stare sul ring anche quando non combattono al meglio”

Come le piacerebbe essere ricordato?

“La maggior parte delle persone , se mai mi ricorderà, penserà a me come un “action hero”. E mi sta bene. Non c’è nulla di mal in questo. Ma ci sarà anche sicuramente anche qualcuno che mi ricorderà per gli altri film , quelli nei quali ho voluto cogliere qualche sfida. O per lo meno mi piace pensarlo”

1 commento:

Anonimo ha detto...

un grande..poco da dire