lunedì 17 maggio 2010

INTERVISTA A FEDERICO UBALDI DI SAVE THE CHILDREN “Da quello che risulta a noi. la differenza è che oggi la Libia è diventata una prigione a cielo aperto , dove i migranti sono sottoposti a violenze , vessazioni , detenzioni arbitrarie”

Federico Ubaldi è un operatore di Save The Children , soccorre i bambini immigrati che sbarcano in Sicilia. Ma ora rimangono intrappolati in Libia

Chi sono e che età hanno i minori che sbarcano da soli in Sicilia?

“In genere dai 13 ai 17 anni , anche se il picco è di adolescenti tra i 15 e i 17. La maggioranza sono ragazzini egiziani e poi centro-africani : soprattutto dalla Nigeria e dal Ghana”

images

Ma perché un ragazzino affronta un viaggio così pericoloso da solo?

“Questi sono quelli che si muovono per motivi economici. Poi ci sono i richiedenti asilo, soprattutto somali ed eritrei : i primi, vittime della guerra civile. Gli eritrei in fuga da un servizio militare che dura anche tutta la vita”

Sono orfani?

“No, anzi! Sono bimbi su cui investe tutta la famiglia”

Perché inizino a lavorare e mandare i soldi?

“E’ più o meno l’equivalente di quello che gli italiani potrebbero investire per far studiare all’estero un figlio. Nei paesi africani una famiglia investe tutto ciò che ha per sperare di far arrivare un ragazzino di 16 anni in Europa. E questi bambini ne sentono tutta la responsabilità”

Devono fare un viaggio molto pericoloso..

“Pochi possono permettersi quello in aereo , con un passaporto e un visto falso, perché costa 5-7 mila euro. Le tratte economiche attraversano la Libia , per circa 1500 euro. Si fa il deserto del Niger a piedi , si passa anche dal Sudan e dall’Egitto

Hanno delle guide ?

“Raccontano di tutto un passaggio di trafficanti: ognuno di questi dopo un tratto di strada li affida al successivo. Ognuno vuole essere pagato . Finché non si arriva in Libia”

Il rischio è morire..

“In tanti ci raccontano di aver visto 4 o 5 compagni di strada non farcela. E vengono abbandonati nel deserto. Lo stesso succede a chi non ha i soldi in tasca o non riesce a farseli mandare”

In che condizioni sbarcano in Italia?

“Spesso hanno solo una vaga idea di essere in Italia. E solo i vestiti che indossano , più ciò che sta in una tasca. Chi organizza le traversate al posto di uno zaino o una valigia ci mette una persona che paga mille euro. Sono disidratati , disorientati, in cattiva salute”

Da quando l’Italia ha firmato gli accordi con la Libia contro l’immigrazione irregolare , gli sbarchi sono diminuiti. Non è un buon segno?

“Non significa certo che la gente non parte più. Da quello che risulta a noi. la differenza è che oggi la Libia è diventata una prigione a cielo aperto , dove i migranti sono sottoposti a violenze , vessazioni , detenzioni arbitrarie”

Avete le prove?

“nei centri di detenzione in Libia non siamo mai entrati: il regime permette l’ingresso solo in alcuni di questi e solo a pochi operatori dell’Onu. Le testimonianze dei profughi , però, sono agghiaccianti”

Quando l’Italia ha fatto gli accordi con la Libia, il governo ha detto che avrebbe garantito il rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali

“Dai racconti emerge tutt’altra realtà. Non c’è nessuna forma di garanzia da parte della polizia, c’è un’ostilità diffusissima della popolazione locale : puoi essere picchiato per strada senza che nessuno ti aiuti”

Come è possibile?

“La Libia è una dittatura. L’Italia , di fatto, le ha delegato il controllo delle frontiere. UN macello alla lettera”

Un macello?

“Questo autunno è sbarcato un ragazzino eritreo di 16 anni, Daniel. Era arrivato in Libia con la madre , la primavera scorsa. Il trafficante li ha portati in una casa di campagna: c’era un sacco di gente accampata in uno stanzone in attesa di una barca”

Quanto ci sono stati?

“Parecchie settimane. Prima degli accordi la permanenza media in Libia era di due o tre mesi. Adesso è salita a sette-otto. Daniel era riuscito a ottenere un certificato di rifugiato per se e la madre. Anche se faceva fatica a uscire per comprare da mangiare o lavorare. E’ stato arrestato vicino Tripoli: la polizia ha semplicemente strappato il certificato”

In carcere , non in una struttura apposita ?

“Si è ritrovato a 16 anni rinchiuso insieme ad adulti , spesso criminali comuni. Tutti i giorni venivano picchiati dalla polizia. Mangiavano un pezzo di pane e un formaggino alla mattina e un po’ di verdura bollita la sera. Ci ha raccontato che c’erano profughi in carcere da 2 o 3 anni, senza accuse formali”

Lui come ha fatto?

“Non è uscito : è scappato. Era in cortile un giorno che è arrivato il furgone del pane. Si è messo a correre mentre c’era il cancello aperto. Daniel ha trovato il modo d’imbarcarsi. Ma è ancora qui che spera di ricevere notizie di sua mamma da chi sbarca”

Ma se un minore non accompagnato arriva in Italia , ha il diritto di soggiorno?

“Non proprio: ha il diritto di non essere espulso se non si verificano prima la condizione che troverebbe nel suo Paese : se ha una famiglia , se non ce l’ha… Ma di fatto questi controlli non vengono mai fatti: sono ricerche troppo difficili”

Si apre una pratica e rimane lì

“Di fatto sì. Poi i minori che non hanno famiglia vengono accolti nelle comunità alloggio, insieme a quelli italiani”

Anche le donne sono a rischio : molte arrivano incinte, ci sono stupri

“Pensiamo di sì: molte sono incinte tra i 3 e i 6 mesi e di solito il viaggio dura di più”

Quelle che voi venite a sapere , in un certo senso , sono storie a lieto fine..

“La cosa preoccupante è che a ogni singola persona succedono tanti e diversi fatti gravi. Ma le storie davvero terribili non le sapremo mai : sono quelle che non lasciano sopravvissuti a raccontarle”

Nessun commento: