mercoledì 12 maggio 2010

INTERVISTA A GIAN ETTORE GASSANI , PRESIDENTE ASSOCIAZIONE AVVOCATI MATRIMONIALISTI ITALIANI “Siamo il Paese in Europa con il maggior numero di omicidi fra le mura domestiche in rapporto al numero di abitanti”

Gian Ettore Gassani è il Cassazionista del Foro di Roma , esperto in Diritto di famiglia , è presidente dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani

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Secondo i dati resi noti dalla sua Associazione nel nostro Paese “la famiglia uccide più della mafia”

“Sì, siamo il Paese in Europa con il maggior numero di omicidi fra le mura domestiche in rapporto al numero di abitanti. Ci sono più morti ammazzati dentro casa che delitti legati alla criminalità organizzata”

Cosa c’è dietro la violenza che sempre più spesso si scatena contro le donne?

“Guardi, contrariamente a quanto si crede, più che l’affidamento e la gestione dei figli a scatenare le violenze sono spesso motivi di ordine economico e la lunghezza insopportabile dei processi di separazione e di divorzio”

Non pensa che una parte di responsabilità vada attribuita anche a un certo maschilismo?

“Che il maschio italiano veda nella donna un oggetto da possedere è pacifico. Per cui quando la donna dice basta non accettano il rifiuto e reagiscono”

Sul banco degli imputati lei fa salire le nuove povertà prodotte dalle separazioni..

“Spesso, e soprattutto in quella che oggi è la classe media – operai , impiegati, insegnanti –la separazione produce nuove proprietà. Che vengono vissute come una mancanza di dignità. E quando una persona non vede vie d’uscita, beh, la tragedia è dietro l’angolo”

Niente stragi tra i ricchi insomma?

“Raramente. A certi livelli le separazioni sono dei veri e propri contratti , per cui ognuno riprende la propria strada senza scossoni particolarmente violenti. La maggior parte degli omicidi tocca chi vive ai limiti dell’indigenza , per cui l’assegnazione della casa , la quantificazione di un assegno di mantenimento , possono scatenare la violenza”

Cos’è che non funziona più nella famiglia italiana?

“Mah, sono diverse le ragioni per cui la famiglia come istituzione fa acqua da tutte le parti. La prima riguarda l’aspetto economico : le coppie molte volte si lasciano perché non ce la fanno più ad andare avanti”

E poi?

“Nel 1970 si sposavano 400 mila coppie all’anno. Oggi se ne sposano 200 mila. La natalità italiana è la più bassa del mondo : non ci sono politiche per la famiglia. Poi c’è l’aumento vertiginoso negli ultimi 10 anni di separazioni e divorzi : ogni anni ci sono 160 mila nuovi separati , e 100 mila nuovi divorziati. Infine c’è la crisi anche della coppia convivente more usorio. E’ il rapporto uomo donna ad essere messo in crisi”

Come salvare la famiglia italiana?

“Bisognerebbe fare in modo che, come succede in regioni quali Liguria e Piemonte, ci si prende cura delle persone in difficoltà , offrendo magari sostegno psicologico , alloggi , pasti. La violenza si previene anche attraverso la giustizia sociale”

A chi tocca intervenire?

“Dietro un omicidio c’è sovente un concorso di responsabilità : di avvocati e magistrati che spesso non sono specializzati, di un processo lungo – in Italia per ottenere lo stato libero occorrono due procedimenti, quello di separazione prima e quello di divorzio poi –, e costoso. Lo stesso processo prevede poi che ci possa essere anche l’addebito : quindi bisogna individuare il colpevole , e questo va ad alimentare il conflitto. Siamo responsabili tutti : non solo il killer che impazzisce e spara”

Nel resto d’Europa è diverso?

“In pochissimi Paesi d’Europa esiste l’addebito. Il matrimonio finisce punto e basta. La separazione , il divorzio , avvengono in tempi rapidi”

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E’ vero che nel 50%-60% dei casi si tratta di delitti annunciati?

“Sì, è esatto. Spesso si tratta di donne che avevano già sporto denuncia o querela. O avevano chiesto aiuto e non sono state credute. E il nostro diritto penale è all’acqua di rose. I reati intrafamiliari minori, che non siano dunque l’omicidio, sono puniti con pene del tutto simboliche. Ammesso che si arrivi a processo: nel 60% dei casi interviene la prescrizione. Per cui non c’è alcun deterrente , non ci sono conseguenze per il maltrattante”

Secondo lei esiste una relazione tra la crisi della famiglia e il numero crescente di infanticidi?

“Certo. Dal 1970 a oggi ci sono stati 400 mila bambini assassinati in casa. Nel 90% dei casi , purtroppo, dalle madri. Nessuno valuta il disagio di queste donne : sono loro le sole responsabili? Io credo che la colpa sia del sistema che destina troppo poco tempo alle vicende familiari”

Cosa bisognerebbe fare?

“Servono politiche sociali, servono fondi, servono aiuti psicologici. Se lo Stato non si rende conto che la vera mattanza è tra le mura domestiche , tra due giorni saremo qui a parlare di un nuovo caso. Nel 30% delle separazioni seguite dall’Ami , siamo costretti a sporgere denuncia , e a mostrare al giudice e i referti medici. La violenza intrafamiliare è molto più diffusa , per i delitti di media gravità , di quanto si pensi. Ci si impressiona della strage : ma un ceffone , un abuso sessuale , un insulto non costituiscono un disagio?

Invece?

“Invece c’è solo indifferenza. Di tutti”

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