lunedì 28 giugno 2010

INTERVISTA A ROSARIO PRIORE , IL GIUDICE ISTRUTTORE DI USTICA. A 30 ANNI DELLA STRAGE"Ustica , è una verità che dà tanto fastidio a tante entità"



Dal 30° Anniversario della strage di Ustica , la strage non ha ancora un colpevole. Ma le tante verità emerse , e mai accettate , trovano conferma. Intervista al giudice Rosario Priore.
Giudice, la verità è finalmente più vicina?
“Credo di sì. A dire il vero le indagini non si sono mai chiuse: al termine della mia inchiesta mandai uno stralcio degli Atti alla Procura della Repubblica. Che si rimase in moto e non cessò mai le sue ricerche. Indagini che , negli ultimi tempi, hanno avuto una forte accelerazione”
Fu un missile lanciato da un aereo della Marina Militare francese ad abbattere il DC-9 nel tentativo di colpire il caccia sul quale viaggiava Gheddafi. Quanto hanno pesato le rivelazioni in questo senso dell’ex presidente della Repubblica Cossiga , ai tempi del Primo Ministro?
“Le rivelazioni del presidente emerito della Repubblica Cossiga corrispondono alla ricostruzione dei fatti riportata nella mia inchiesta chiusa nell’agosto 1999. Una ricostruzione che derivava dall’interpretazione dei dati radar che, nonostante gli attacchi che ha subito nel corso degli anni, esce rafforzata sia dalle parole che Cossiga pronunciò nel 2008 , quando già accennava alla pista francese, che dalle ultime in cui egli mette il tassello finale , indicando addirittura il tipo di missile che colpì il Dc-9”
Ossia?
“Che il cielo in cui volava il Dc-9 non era , come ci si è stato detto per anni , totalmente sgombro. Era invece un cielo denso di voli: in quel momento era in corso una grande esercitazione francese che partiva dalla base di Solenzara e investiva l’area di Tirreno tra la Corsica e la Sardegna verso sud”
Ma se i fatti sono noti da anni, perché non si è ancora giunti a una verità ufficiale?
“Perché ci sono delle entità , chiamiamole così, che non accettano questa ricostruzione”
Qual è l’indicibile verità che l’opinione pubblica non deve conoscere?
“La verità che non si vuole far conoscere , non tanto all’opinione pubblica , dato che nessuno credo si ricordi di Ustica , è una verità che dà tanto fastidio a tante entità”
Quali?
“Militari innanzitutto: colpevoli di non aver vigilato – una culpa in vigilando -, di non aver saputo vedere e prevedere. E poi: autorità civili; e ancora: tutti coloro che hanno distrutto o si sono prestati alla distruzione di prove. Sin dall’immediatezza . Si ricordi : sin dall’immediatezza. Pensi che fu emesso un decreto di sequestro dei tabulati di tutti i radar che potevano vedere il cielo del Tirreno. Ebbene : in sede di esecuzione , questo decreto fu tagliato e si chiese soltanto l’educazione di tre radar (Marsala, Licata e Ciampino) , escludendo ad esempio quello di Poggio Ballone , che vedeva benissimo quel che succedeva nel Tirreno. Si eluse anche il sequestro di tutti quei dati radar immediatamente successivi all’evento , perché anche quello che successe dopo avrebbe potuto spiegare tante cose. L’inchiesta fu boicottata fin dall’inizio”
Ha ancora un senso cercare la verità?
“Sì, ha un senso. Perché senza la verità , e senza la memoria, c’è il rischio di nuovi rigurgiti di terrorismo e di violenza. Bisogna trovarla , bisogna farla valere anche se poi saranno pochi a capirla e a interpretarla”
Perché la Francia non ha mai ammesso le proprie responsabilità?
“Perché, come diceva De Gaulle, “la Francia con il dominio dell’Africa è una potenza di primo rango. Se perde l’Africa diverremo una potenza di terzo, quarto, quinto rango”. Per la politica francese era indispensabile conservare l’Africa e per farlo doveva eliminare Gheddafi. La verità su Ustica avrebbe potuto far emergere le iniziative , le imprese , le trame che la Francia tesseva per evitare che qualche parte del suo antico impero cadesse nelle mani degli italiani , amici di Gheddafi anche allora”
Quali scenari potrebbero aprirsi secondo lei se venissero riconosciute le responsabilità di forze militari e governi stranieri?
“Non credo che, trent’anni , dopo un’eventuale riconoscimento di responsabilità possa avere un’utilità immediata, né per noi né per altri ordinamenti. Certo, si darebbe corso a tentativi di spiegazione che potrebbero appianare tanti attriti e tante conflittualità. Potrebbe forse poi emergere un diverso regolamento delle questione internazionali. Ma sarebbe più che altro una ricostruzione storica”
L’allora ministro De Michelis ha affermato che su Ustica “ ci sono cose che non si possono sapere né ora né mai”. Può la ragione di Stato giustificare depistaggi e insabbiamenti? Può la ragione di Stato non dare giustizia a 81 vittime innocenti e ai familiari?
Penso che ci siano ragioni di Stao che superino anche le situazioni contingenti, anche se non è questo il caso: noi non siamo e non eravamo in grado di contestare la responsabilità della Francia, quindi era anche nel nostro interesse tenere la bocca chiusa . Però la ragione di Stato spesso la si oppone anche a eventi di poco conto”
Lei inquisì per i depistaggi i vertici dell’Aeronautica. Furono tutti assolti : perché?
“E’ arduo dare un giudizio su colleghi che, sono sicuro, hanno operato in buona fede. In primo grado l’impianto accusatorio fu accolto , e le assoluzioni furono per prescrizione e non per aver commesso il fatto”
Ha spesso visto le verità indicibili della nostra storia , senza poterle poi però trasferire sul piano giudiziario. Se potesse tornare indietro rifarebbe il magistrato?
“Sì lo rifarei. Senza nessuna esitazione”

lunedì 14 giugno 2010

INTERVISTA A CHRISTOPHE SANCHEZ DEL SITO TESIONLINE "Tesionline è un sito in cui i laureati possono pubblicare "



Christophe Sanchez è l’inventore di Tesi on Demand , il servizio per aiutare aziende e laureandi a fare ricerca insieme

Cos’è di preciso “Tesi on Demand”?

“Un servizio per far parlare laureandi e aziende: indichiamo agli studenti alcuni argomenti di ricerca da fare in collaborazione con le imprese”



Perché?

“Tesionline è un sito in cui i laureati possono pubblicare e vendere le loro tesi. Sulle circa 100 mila all’anno che vendiamo , solo il 405 è comprato da studenti : ad acquistarle sono soprattutto ( nel 60% dei casi) aziende e professionisti”

E quindi?

“Significa che il mondo produttivo ha bisogno delle informazioni che sono nelle università. E che forse imprese e professionisti non hanno a disposizione molte altre risposte di cui potrebbero servirsi”

Invece di cercare le tesi già svolte , l’idea è di pensarci prima …

“Esatto. Se un mobilificio di Lissone , per esempio decide di esportare in Romania , ha bisogno di una ricerca di mercato. Un azienda media-piccola non ha le risorse per farlo . Deve rivolgersi a consulenti privati , che costano cari. Ma questo è un tipico lavoro di ricerca di tesi , che può fare benissimo chi si sta laureando in marketing”

Il tesista si sostituisce ai consulenti?

“Sì. Così è possibile fare “ricerca e sviluppo” praticamente a costo zero”

Il vantaggio per lo studente qual è?

“Va a verificare le proprie competenze sul campo, a contatto con un’azienda vera. La sua tesi non è più teorica , astratta, ma applicata a una realtà produttiva che può avere da 15 dipendenti fino a 1000”

Non si tratta di una forma di preselezione per le assunzioni, vero?

“Le aziende con cui collaboriamo hanno capito che possono mettere alla prova gli studenti su una ricerca perché magari gli interessa quel tipo di professionalità”

Ma non può valere in tutti i casi, no?

“Rimane che una tesi del genere fa curriculum. Di solito si effettua uno stage dopo la laurea. In
questo modo già la tesi diventa momento di stage. E quando cerchi lavoro puoi portare il fatto che hai già lavorato”

Per quali facoltà sono le tesi?

“Siamo appena partiti , ma abbiamo già 26 tesi in cerca di autori per dieci aziende. Vanno dall’analisi dei fattori che influenzano il rendimento nelle trasmissioni negli ingranaggi per Ingegneria , a “La collocazione dell’impresa nel mercato di riferimento” per il Marketing, a “L’adeguatezza dell’istruzione superiore alle esigenze occupazionali del sistema economico locale in Monza e Brianza” per Scienze sociali , o della Formazione”

Quali imprese cercano le tesi?

“Tutte. Le grandi aziende però di solito hanno contatti con l’Università. In genere con un docente, che magari è consulente in quell’azienda. Il professore seleziona gli studenti e propone loro di fare la tesi in quell’azienda. Non vogliamo cancellare questo passaggio , ma vorremmo che non fosse una possibilità limitata ad alcuni privilegiati”

Cioè?

“Tante imprese , pur avendone bisogno, non hanno la mentalità necessaria a proporsi all’Università. E’ un mondo che conoscono poco o non hanno il tempo per cercare”



Soprattutto le piccole?

“Certo e l’economia italiana è fatta all’85% da aziende che hanno meno di 100 dipendenti. Di rado hanno gruppi di ricerca interni”
Nel mercato globale è una debolezza.

“Rende più difficile innovare. Credo che la nostra proposta possa aiutare anche l’economia: permette ai piccoli di avere un consulente, il laureando, che però ha dietro l’università – perché la tesi deve essere avallata da un relatore ed è discussa all’interno di un ateneo”

Da dove vengono studenti e aziende?

“Da tutta Italia: alle imprese poniamo la condizione che non ci sia nessuna discriminazione di tipo geografico nella scelta dei candidati. L’importante è il curriculum. Così anche chi studia a Catanzaro può finire a collaborare con un’impresa veneta. Il progetto , inoltre , è partito insieme con Confindustria Monza e Brianza. Il secondo polo che dovrebbe aderire è Confindustria Cagliari”

Perché proprio Cagliari?

“Abbiamo voluto scegliere un polo altamente industrializzato (la Brianza) e un polo dove l’industria manca , perché lì il nostro progetto dovrebbe servire agli enti pubblici. Zone poco turistiche dell’isola , per esempio, possono prendere un laureando in pianificazione territoriale , uno di marketing, uno di beni culturali e fare un progetto di sviluppo artistico”

Non è un paradosso che quest’idea , che dovrebbe essere fondamentale sia per il tessuto economico che per l’istruzione , sia venuta a voi che siete privati?

“Tutta Tesionline è un paradosso! Dieci anni fa abbiamo iniziato a pubblicare e vendere tesi: lo avrebbero dovuto fare le università. Ma ognuna è indipendente : ogni facoltà è indipendente . ogni cattedra è indipendente. E la media dei professori italiani ha 58 anni , contro i 35 francesi. Il web, invece, è uno strumento molto giovane

mercoledì 9 giugno 2010

LUCIA ANNUNZIATA INTERVISTA ARMANDO SPATARO