giovedì 8 luglio 2010

INTERVISTA A VINCENZO CAPUANO , IL COLLEZIONISTA DI GIOCATTOLI

Vincenzo Capuano è un avvocato, ma una passione per i giocattoli antichi. Dalla sua collezione è nato prima un corso universitario e poi un museo a Napoli.

Come si diventa collezionisti di giochi antichi?

“Bisogna essere artisti falliti”

Sarebbe?

“Il collezionismo è una forma di espressione di sé. Se una persona ha talento artistico , crea materialmente qualcosa di bello. Se non ce l’ha , raccoglie oggetti d’arte”

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Lei come ha iniziato?

“A tre anni, a Natale dal 1965. Mio padre mi regalò un pupazzo americano , che non si vedeva in Italia . Ma a Napoli c’erano le basi Nato e arrivava molta roba di contrabbando”

Così presto?

“Quello è stato il mio numero uno , come il primo dollaro di Zio Paperone. Si chiamava Captain Action , era una specie di Big Jim con sembianze più realistiche e maschili. Aveva i costumi da supereroi. Mi ricordo di aver pensato : me lo deve conservare per ritrovarmelo. Ora ce l’ho in collezione”

A tre anni, incredibile..

“Sì. Ovviamente ho iniziato dopo a fare una collezione vera e propria. E prima sono passato per altre forme di collezionismo. Ma i giocattoli antichi sono l’unica cosa che mette insieme il bisogno di esprimermi con una memoria storica collettiva. Raccontano la storia dell’infanzia come momento centrale nella vita delle persone”

Quindi per lei i giocattoli sono una cosa seria?

“Estremamente seria . Siamo abituati a consegnare un gioco ai bambini quasi per toglierceli dai piedi , perché passino del tempo. Invece giocare è un processo profondamente simbolico ed educativo”

In che senso?

“Giocando i bimbi imparano delle regole. Ma il giocattolo è anche luogo della libertà: il bambino parte da queste proposte di modelli ma si esprime autonomamente. Le prime regole sono sui ruoli di genere : tradizionalmente ci sono giocattoli da maschi e giocattoli da femmine”

Bambole e macchinine…

“Le bambole sono destinate alle bambine perché contengono in sé il modello tradizionale della futura buona moglie e madre, che deve prendersi cura dei figli. Per permettere ai bimbi di fare altrettanto senza violare i ruoli di genere furono inventati gli orsetti di peluche : nel 1902 da una signora tedesca , Margarete Steiff”

Perché gli orsi?

“L’orso è un animale feroce, aggressivo – tutte qualità riconducibili all’immagine tradizionale maschile. Ma il cucciolo d’orso è anche tenero , può essere accudito”

Quanto vale un orsetto dell’epoca?

“Oltre 150 mila euro. Anche perché hanno un vero e proprio pedigree : i primi esemplari sono stati prodotti per i bambini delle case reali. E quindi sono qualificati dalle famiglie a cui sono appartenuti”

Giocattoli trasgressivi per le femmine ce n’erano?

“I pinocchi. Il burattino di legno era un monellaccio e liberava le bambine dal perbenismo ottocentesco : permetteva di identificarsi in un discolo senza dover assumere sembianze maschili. I giochi, poi, sono serviti anche a veicolare veri e propri messaggi ideologici”

Di che tipo?

“In collezione ho una carrozzina nazista , decorata con le svastiche. Oppure il piccolo balilla , prodotto dalla Lenci. Fu frutto di un compromesso con il regime fascista. La Lenci (quella del pannolenci) era famosa per le sue bambole da boudoir, che si mettevano sui divani per decorazione. Le più richieste erano le maschiette”

Non suonano molto fasciste..

“Infatti erano bambole di donne con i capelli corti, vestite alla moda degli Anni ‘20 e che fumavano. Quanto di più lontano dallo stereotipo della madre fascista. Il regime voleva vietarle. Ma la Lenci le vendeva moltissimo all’estero , erano un’eccellenza dell’industria italiana. Allora fu trovato un accordo : la Lenci avrebbe continuato a esportarle, ma in cambio avrebbe prodotto il pupazzo del piccolo balilla”

E’ impressionante quante cose ci siano dietro oggetti apparentemente così comuni..

“Sì. La storia del giocattolo è anche storia del costume , dell’infanzia , dell’economia. Basti pensare che la Barbie è copiata dalla tedesca Lilly; a sua volta ispirata all’eroina di un fumetto sexy degli anni 50… E’ una donna pensata per piacere agli uomini”

Quanti pezzi ha?

“Circa 1500. I miei preferiti sono gli automi dell’Ottocento e i pinocchi: sono stati interpretati in tutti i modi , anche dai futuristi”

E dove li tiene tutti questi giocattoli?

“Anche in bagno. Presto però finiranno in un museo che nascerà qui a Napoli”

Perché?

“Ad un certo punto ti rendi conto che una cosa così non è più tua. Vive di vita propria”

Lei quando l’ha capito?

“Una sera che in tv ho visto per caso un film sulla principessa Sissy. Mi sono reso conto che Siisy avrebbe potuto giocare con gli oggetti che avevo io intorno. Alcuni – come le mie bambole del ‘700 – sarebbero stati antichi anche per lei! Mi sono sentito assalito dal tempo. E dalla responsabilità di quegli oggetti che andavano oltre me”

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