giovedì 22 luglio 2010

KOSTAS MOSCHOCHORITOS , DIRETTORE DI MEDICINA SENZA FRONTIERE "AD HAITI DOVER PAGARE LE CURE SIGNIFICA NON CURARSI"



Kostas Moschochoritis è direttore di Medici senza Frontiere Italia . E’ stato anche coordinatore delle operazioni ad Haiti.

Come è la giornata tipo di un medico di Msf ad Haiti? Quanto dura una missione?

“In questo tipo di emergenze la gente lavora 24 ore su 24, 7 giorni su 7. In condizioni estreme. Nei prossimi giorni, ad esempio, non avevamo più le strutture per cui la nostra casa-ufficio era trasformata in ospedale e dormivano per terra col sacco a pelo , scarseggiava anche l’acqua. Sono situazioni che ti consumano. Per questo abbiamo un cambio continuo: se un operatore resta tre mesi è già stremato dal lavoro”

Il terremoto ha colpito uno dei paesi più poveri al mondo. Come era la situazione prima del 12 gennaio?

“Per niente buona. Soprattutto sul versante medico: la maggior parte dei servizi sanitari erano a pagamento , in un Paese dove la maggioranza della popolazione vive con un dollaro al giorno , dover pagare le cure significa non curarsi”

Msf era ad Haiti dal 1991: cosa è accaduto col terremoto? Anche voi siete stati colpiti?

“Avevamo tre ospedali : uno , la Trinitè, è crollato. Gli altri due hanno avuto danni seri. E ci sono state vittime sia tra il personale medico che tra i pazienti. E’ stata una delle situazioni più devastanti in cui ci siamo trovati. E di terremoti e catastrofi naturali ne abbiamo visti…”

Ci sono state oltre 230 mila vittime , 300 mila feriti e, dice la Croce Rossa 3 milioni di persone sono state colpite dal terremoto. Perché il sisma è stato così devastante?

“La situazione ad Haiti era drammatica prima del sisma. Ma il terremoto ha cancellato tutte le strutture : la pubblica amministrazione da un momento all’altro non esisteva più , non funzionavano i telefoni , e le strade erano bloccate. Anche riuscire a portare i primi aiuti erano una missione impossibile. Non potevi fare una telefonata per capire cosa accadeva in un altro posto della città. Potevi solo andarci a piedi. Inoltre anche quelli che dovevano reagire e portare aiuto erano tra le vittime”

L’intervento di emergenza com’è avvenuto?

“Per noi la priorità è stata quella di aprire le sale operatorie perché a Port au Prince non ce n’era nessuna funzionante. E questo è un rave problema quando ci sono migliaia e migliaia di feriti da curare. La prima operazione che abbiamo fatto nel nostro ospedale da campo gonfiabile è stato un parto cesareo. Un bellissimo segno di speranza”

Oggi la situazione com’è?

“L’emergenza rimane. Inoltre sta arrivando la stagione degli uragani che aggraverà ulteriormente la vita delle persone e complicherà gli aiuti. La prima necessità per gli haitiani è quella dell’alloggio : avere un tetto , anche provvisorio , sulla testa”

E dal punto di vista sanitario?

“La situazione è sicuramente migliorata. Anche perché ora i servizi sono gratis e sono di più: noi prima del terremoto avevamo tre strutture sanitarie , adesso ne abbiamo 19. Il nostro budget annuale per Haiti prima era di 14 milioni di euro ora è di 89 milioni. E questo non vale solo per noi. Tuttavia, la sostenibilità di questa situazione dipenderà da quanto sarà continuativo l’impegno internazionale. Ci vorrà molto molto tempo perché la situazione torni sotto controllo. Per questo è fondamentale non dimenticare Haiti”

Anche l’ex presidente Usa Bill Clinton ha denunciato che, dagli aiuti promessi dalle istituzioni internazionali, ad oggi è arrivato ad Haiti solo il 10%. La popolazione come sta reagendo?

“Le persone povere di Haiti sono abituate ad avere poche risorse e benessere. Ma certamente la rabbia e la frustrazione dopo il terremoto stanno aumentando : il tessuto sociale del paese è stato distrutto , molti vivono nelle tendopoli, sono senza lavoro, senza speranza. La violenza che può scaturirne non dobbiamo sottovalutarla”

Si è parlato di adozioni di bambini haitiani ma alcune associazioni , come Terres dea Hommes , denunciano che il 70% dei bimbi che si trovano negli orfanotrofi in realtà ha almeno un genitore e che c’è il rischio di un traffico mascherato da adozioni. Come stanno i bambini di Haiti?

“I bambini sono una grande parte dei nostri pazienti. Sicuramente sono stati più colpiti. Non solo da un punto di vista fisico ma anche della salute mentale. Dopo il sisma abbiamo dato assistenza psicologica a oltre 80 mila persone. Su questo c’è un grandissimo lavoro da fare. Soprattutto con i più piccoli che hanno subito uno choc che lì segnerà per tutta la vita.

Per Haiti Msf ha raccolto, intenzionalmente, 103 milioni di euro. Il 30% va nelle spese per la logistica. Perché?

“Per rispondere ad un’emergenza di questa portata le voci trasporto e logistica sono la spina dorsale dell’intervento. Posso avere anche i migliori medici e specialisti del mondo sul campo ma se non gli dai i generatori elettrici , l’acqua potabile , l’igiene dell’ospedale ecc è tutto inutile”

Raccogliete ancora fondi per Haiti?

“Raccogliamo le richieste dei donatori in base ai piani operativi dei vari progetti. Quindi in questo momento le donazioni su Haiti non sono aperte. Ma lo sono quelle del fondo emergenze che serve per avere immediatamente denaro da spendere quando accade qualcosa. E da questo fondo che abbiamo preso i primi soldi per aiutare gli haitiani”

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