lunedì 2 agosto 2010

INTERVISTA ALL'ATTORE ADRIEN BRODY "Non ho mica trovato un equilibrio. Ho sempre paura che tutto finisca"



Adrien Brody 37enne, viso sghembo , occhio malinconico e fisico esploso solo ora , è l’erede di Schwarzenegger nel sequel Predator.

“Convincere i produttori a darmi la parte è stata la più grande soddisfazione” racconta.

E’ stato considerato il più elegante d’America dalla rivista Esquire. Per diventare il nuovo attore di Predator “Ho studiato le tecnologie militari e qualche testo buddista sulla solitudine del guerriero. Perché i soldati moderni non sono superuomini e somigliano più a me che a Schwarzenegger”.

Dopo aver vinto l’Oscar , l’attore è incappato in una serie di insuccessi: The Jacket , King Kong , The Village.

Le sue scelte professionali non fanno pensare a lei come a un fan di Schwarzenegger.

“Io invece lo ammiro moltissimo , per la sua grande capacità d’impegno e per dove è riuscito ad arrivare. Da adolescente ero un grande fan del primo Predator : avevo letto in un’intervista che Schwarzenegger era riuscito a mettere su tutti quei muscoli aiutandosi con pasticche di fegato disidratato. Io odio il fegato ma ne ho prese centinaia , purtroppo senza ottenere grandi risultati. Ovviamente in questo film non cerco di sostituirlo , sarebbe una scelta suicida. Il mio è un personaggio diverso, un mercenario spietato ma capace di grande umanità. Ho costruito il mio antieroe partendo dal suo carattere , perché è per me quello che conta , non la massa muscolare. E’ una grande soddisfazione rompere gli stereotipi”

Che sono piuttosto rigidi

“Non immagina quanto. Purtroppo è un’industria superficiale , e i casting a volte si basano sul colpo d’occhio. Io non esattamente il fisico da biondo muscoloso in cui si identificano le masse americane. L’ho imparato presto : lavoro da quando ero ragazzino e ho smesso di presentarmi ai provini per la pubblicità perché mi sceglievano per fare la caricatura di me stesso. Non l’ho mai voluto accettare. In Europa siete meno rigidi , per questo ho fatto molti film qui. Mi piace scegliere sempre ruoli diversi , sorprendenti , inaspettati , trasformarmi come per magia”

E, infatti, il ragazzino voleva fare il mago

“Avevo sei anni. Mi piaceva l’idea di stupire gli adulti. Sapevano che c’era il trucco ma non capivano come facessi. Crescendo ho realizzato presto che la realtà è molto poco magica: crescere nelle strade del Queens è dura. Sono felice che quell’epoca sia finita. Ma da allora il pessimismo è diventato la mia natura”

Come è arrivato alla recitazione?

“Per caso. Mia madre era fotografa, lavorava per le scuole di teatro e sono finito alla High School for the Performing Arts, quella di Saranno Famosi: ho avuto successo a un’istruzione decente: anche se è una scuola pubblica non particolarmente rigorosa , mi ha garantito un’ottima formazione , il contatto con insegnanti al valore , la possibilità di accesso al mondo dello spettacolo”

Com’era lei, allora?

“Un outsider , un ragazzino piuttosto dark. Il corpo si andava trasformando , non ero fortunatissimo con le ragazze. Nessuno puntava troppo su di me e io stesso immaginavo un futuro poco roseo. E, invece, è stato migliore di quello di tanti ragazzi belli e brillanti per cui la strada sembrava spianata. Perché io ero pronto al sacrificio, sapevo che niente mi sarebbe stato regalato. Sono così anche oggi. Non ho mica trovato un equilibrio. Ho sempre paura che tutto finisca”

Un bel regalo alla carriera glielo ha fatto Polanski affidandole il ruolo da protagonista in Il pianista

“Un regalo di cui gli sarò grato per sempre”

Però lei non ha voluto prendere una posizione sui guai giudiziari del regista

“Non me la sento. Ribadisco il mio no comment”

Quanto l’ha condizionata essere il più giovane vincitore di Oscar?

“E’ stata una benedizione , ma devi essere consapevole che ruoli e film come quello possono capitarti una sola volta nella vita”

E che invece poi può capitare di sbagliare. I suoi ultimi film sono andati maluccio

“Nessun rimpianto. Erano personaggi che valeva la pena esplorare , film che valeva la pena fare. Vale anche per Giallo , il thriller con Dario Argento che ho girato a Torino. Ho deciso di farlo perché sono amico di Asia. E’ stata una straordinaria esperienza di vita , anche familiare, girare con gli Argento : sono creativi , liberi, forti, imprevedibili e selvaggi. Ho attinto da Dario come ho fatto con Terrence Malick , Peter Jackson , Wes Anderson, Ken Loach, Spike Lee”

E ora va sul set di Midnight in Paris di Woody Allen

“Sì, ho fatto poche commedie: non ho un aspetto da allegrone. Non vedo l’ora di lavorare con Allen, anche se la mia è una partcina. Ma soprattutto non vedo l’ora che mi vediate nei panni di Psycho Ed, un esilarante spacciatore barbuto e tatuato nella commedia rivelazione di Sundance, High School. E’ uno dei miei travestimenti più riusciti”

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