giovedì 19 agosto 2010

INTERVISTA A CLARENCE SEEDORF "Secondo me, prima si è campioni nella vita e poi nello sport"




Seedorf giocherà ancora un anno nel Milan. Giocare è quello che riesce a fare bene.

Centrare porte è una cosa che sa fare da sempre?

“Mi dicono che i primi tiri li ho fatti a un anno e mezzo. Ma ho iniziato a giocare seriamente a sei anni”

Quando ho capito che quella era la sua strada?

“Da ragazzino giochi per divertirti. Poi fai i tornei, torni con le coppe, i riconoscimenti, e piano piano capisci che sei bravo e ti fai forte. Ma i miei ricordi più belli di quei primi anni sono le trasferte all’estero. Per risparmiare , la squadra ci faceva ospitare dalle famiglie dei nostri avversari. Spesso non riuscivamo a comunicare in nessuna lingua, si creavano situazioni assurde e divertentissime”

E’ stato un bambino felice?

“Vivevo in una casa piena d’amore. Siamo immigrati dal Suriname in Olanda quando io non avevo ancora 3 anni , mio padre lavorava anche 18 ore al giorno , in tre posti diversi. Avevamo poco , ma non mi è mai mancato niente”

Che cosa ha fatto di lei un campione?

“Dobbiamo metterci d’accordo su che cosa vuol dire essere un campione”

Secondo lei?

“Secondo me, prima si è campioni nella vita e poi nello sport. Se no sei solo un grandissimo calciatore , tennista , sciatore..”

Chi è il più campione di tutti?
“Pelé, per quello che ha fatto nella vita”

E Maradona?

“Lui è un campione sul campo. Non lo giudico , ma non è stato un grande esempio per i giovani”

Esemplari si nasce o ci si forza a esserlo?
“Il senso di responsabilità non tutti ce l’hanno , è l’ambiente in cui gli sportivi crescono che deve dare , oltre alla tecnica di gioco , anche alla consapevolezza della propria posizione. Senza consapevolezza non c’è assunzione di responsabilità. Io mi chiedo che valori trasmette il mio sport ai miei figli che lo guardano in Tv. Tutti dovremmo farci questa domanda. Non pretendo che siamo perfetti: un uomo può anche sbagliare , ma poi deve riconoscere i suoi errori e saper chiedere scusa. Questo nel calcio e non solo: l’umanità si sta muovendo verso un sempre maggiore bisogno di chiarezza , di trasparenza, di valori. La strada diversa non funziona: ci ha portati dove siamo”

E non si vede un bel panorama da qui?

“Io credo che l’Italia sia pronta per un grandissimo cambiamento, drastico, forte. Gli italiani vogliono un Paese più moderno, ma non sto parlando di tecnologia , parlo di pensiero. I giovani devono poter credere che la loro voce conta”

Lei si considera ancora giovane?

“Sì, finché ho voglia di imparare sono giovane”

E da chi impara?

“Da tutti. Si può imparare anche da un coniglio”

Torniamo ai vizi e alle virtù. E’ vero che non beve neanche il caffè?

“Sì, ma perché mi fa schifo. L’ho bevuto a cinque anni , sull’aereo che mi portava in vacanza in Suriname e perché non c’era altro: uno shock da cui non mi sono più ripreso”

Ma un vizio ce l’ha?

“Ho quattro figli, tragga lei le conclusioni. E amo le spa”

La spa è un vizio innocente

“Tutti i vizi sono innocenti. Finché sono vizi. Del vizio hai controllo , delle dipendenze no”

Virtù?

“Cerco di comunicare valori positivi, di influenzare chi mi guarda, mi segue, mi ascolta. E di restituire ciò che la vita ti dà”

Non è una cosa molto comune nel suo mondo?

“Forse non è molto comune in generale”

L’idea del restituire da dove le viene?

“In casa mia c’erano sempre tantissime persone: gente che arrivava dal Suriname e che i miei genitori ospitavano, nell’attesa che si trovassero un lavoro e un posto dove stare. Ma se devo trovare un momento in cui qualcosa è scattato nella mia testa è quando ho visto, per la prima volta, le immagini di una carestia in Etiopia , quei bambini scheletrici col ventre gonfio. Ho pensato che non era possibile, che se la vita me lo avrebbe permesso avrei fatto qualcosa. Molti anni dopo ho fatto qualcosa: la mia fondazione Champions for Children”

Il mondo è pieno di emergenze: perché proprio i bambini?

“Perché la mia filosofia di vita è prevenire invece che curare. I bambini sono lo strumento di prevenzione dell’umanità. E se educhi un bambino educhi anche i suoi genitori e le comunità che gli stanno intorno. Nelson Mandela e Desmond Tutu mi hanno insegnato che sono i bambini la via per la pace. Educarli vuol dire dare loro dignità , capacità di scegliere. Champions for Children costruicse playground , campi da gioco e sportivi. Lo sport è uno straordinario mezzo per educare , e non lo dico io, ma gli studi scientifici. In Olanda , dopo la creazione dei playground di Almere, c’è stata una riduzione della criminalità del 30% nel quartiere”

Il prossimo progetto?

“Abbiamo sviluppato un modello educativo insieme con l’Università Cattolica di Milano , la Nelson Mandela Foundation e la University of Western Cape di Cape Town. Il progetto pilota di questo modello partirà da Manenberg, in Sudafrica. Opportunamente adattato alle lealtà locali , questo progetto è esportabile ovunque. Abbiamo già una lista: al primo posto c’è Milano”

La sua fondazione esiste da cinque anni , ma non se ne sapeva molto

“Non mi piacciono le chiacchiere , si comunica dopo che hai fatto. Le false promesse sono la cosa più brutta che si possa dare. Prima fare , lavorare, sempre”

Etica del lavoro milanese? O olandese?

“Etica made in Seedorf”

Cosa farà dopo il calcio?

“Le stesse cose che faccio adesso”

Le mancherà il pallone?
“Sceglierò di smettere , vorrà dire che sarò pronto a non sentire mancanze”

Si sceglie sempre?

“Sempre. La vita va presa in mano. Ci sono quelli che aspettano che la vita li attacchi per reagire , come Carlo Ancelotti, che ogni tanto si svegliava e diceva “Ragazzi, la mia giornata mi ha attaccato” , e altre volte coi annunciava “Oggi l’ho attaccata io”. Io invece penso che non si debba aspettare per reagire”

Ma lei non ce l’ha mai una giornata no? Una di quelle in cui l’universo non ha niente da dirti?

“Certo che le ho. E , se non c’è niente da dire, si sta in silenzio”

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